Non dite più “la cultura dello stupro”. Giorgia e le armi nel campo di calcio
di Francesco MerloCaro Merlo, rimpiango i mariti di Margaret Thatcher e Angela Merkel.
Leonardo de Chanaz — Campello sul Clitunno (Umbria)
Come Denis Thatcher e Joachim Sauer seppero essere pienamente all’altezza, per stile e discrezione, di Thatcher e Merkel, anche Andrea Giambruno è pienamente all’altezza della sua Giorgia, ma per mancanza di stile e discrezione.
Caro Merlo, la sola “cosa buona” che ricordi dei 4 governi Berlusconi è la legge antifumo Sirchia (2003-2005). Per il resto, solo fumo.
Leonardo Sestopassi — Napoli
Girolamo Sirchia, il medico che per primo introdusse il divieto di fumare, è stato un ottimo ministro. Nel 2003 aveva persino emanato un’ordinanza “per la tutela dell’incolumità pubblica dal rischio di aggressioni di cani potenzialmente pericolosi”. E aveva stilato un elenco di razze canine a rischio di aggressività. Ad abolire il divieto di fumo i successori di Sirchia non ce l’hanno fatta, ma l’ordinanza sui cani sì. E oggi in Italia chiunque — purché non sia un delinquen…
Caro Merlo, rimpiango i mariti di Margaret Thatcher e Angela Merkel.
Leonardo de Chanaz — Campello sul Clitunno (Umbria)
Come Denis Thatcher e Joachim Sauer seppero essere pienamente all’altezza, per stile e discrezione, di Thatcher e Merkel, anche Andrea Giambruno è pienamente all’altezza della sua Giorgia, ma per mancanza di stile e discrezione.
Caro Merlo, la sola “cosa buona” che ricordi dei 4 governi Berlusconi è la legge antifumo Sirchia (2003-2005). Per il resto, solo fumo.
Leonardo Sestopassi — Napoli
Girolamo Sirchia, il medico che per primo introdusse il divieto di fumare, è stato un ottimo ministro. Nel 2003 aveva persino emanato un’ordinanza “per la tutela dell’incolumità pubblica dal rischio di aggressioni di cani potenzialmente pericolosi”. E aveva stilato un elenco di razze canine a rischio di aggressività. Ad abolire il divieto di fumo i successori di Sirchia non ce l’hanno fatta, ma l’ordinanza sui cani sì. E oggi in Italia chiunque — purché non sia un delinquente pregiudicato — può comprare e possedere questi cani che sono, come purtroppo raccontano le cronache, potenziali macchine da guerra.
Caro Merlo, è sbagliato parlare di “cultura dello stupro” che è il contrario della cultura.
Doris Wilms (insegnante di tedesco) — Milano
La parola cultura, organica o egemonica che sia, in Italia andrebbe vietata. Temo che ci vorrebbero quarant’anni di disintossicazione. È come la parola mafia che da fenomeno reale e specifico è diventata un’astrazione, di quelle che più vengono evocate e più si fanno potenti perché acquistano significati nuovi diventando sempre più insignificanti. Ci sono la cultura della morte e la cultura della vita, la cultura femminile e quella femminista, la cultura dei corpi e il culturismo, e poi la cultura materiale e quella immateriale, la cultura dell’amplesso e quella dell’astinenza. E, ancora, la cultura televisiva, popolare e nazionalpopolare, dell’abitare e del fare, la cultura dei senzatetto e quella dei soffitti alti, del lavoro, del mare e della montagna, europea, comunale e di quartiere, la cultura dell’io, esoterica ed essoterica, religiosa, laica, omosessuale, la cultura dello stupro e quella dello scappellotto… E su tutto la cultura del cibo che nasce dalla stupida idea che addentare gli spaghetti significhi impadronirsi della vera cultura italiana: “meglio che leggere Dante” sostiene il solito cretino cognitivo nazionale.
Caro Merlo, a Caivano, la locale squadra, i Boys Caivanese, che in Promozione punta a salire di categoria, gioca a Cardito, perché il campo sportivo di Caivano (come la palestra Delphina) è chiuso da 10 anni. La polizia trovò fucili sepolti tra le due panchine, negli spogliatoi c’era custodito l’arsenale del “clan Farano” (chiunque siano). Il presidente è un ex senatore, Giacinto Russo, già Udeur, già Italia dei valori, già Alleanza per l’Italia. Già.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Solo la claque organizzata poteva applaudire le seguenti frasi di Giorgia Meloni «…si risolve solo se si lavora a 360 gradi, affrontando contemporaneamente tutte le problematiche», «io credo che si possa provare a fare la differenza partendo da qui, fisicizzando questo cambio di passo qui, e poi portandolo nelle altre, troppe zone franche che in Italia sono aperte».
Caro Merlo, ghigliottiniamo “cabina di regia”?
Stefano Mazzanti — Casalguidi (Pistoia)
Ghligliottina.