Mao e gli intelligentissimi cretini. Il naso di Conte e la caduta di Draghi
di Francesco MerloHong Kong, Cina
(reuters)Caro Merlo, forse Mao Zedong si starà rivoltando nella tomba, per come è diventata la Cina. Altro che comunismo: un’autocrazia, con uno spregiudicato capitalismo di Stato; gruppi industriali e magnati miliardari e poi una gigantesca bolla immobiliare. Chissà come la pensano i maoisti nostrani di allora, magari diventati gaudenti capitalisti.
Walter Merzagora — Milano
Senza perdermi nelle differenze e nelle somiglianze tra la Cina di ieri e quella di oggi, dico solo che la dittatura comunista di Mao non era per niente migliore della dittatura comunista di Xi Jinping e che dunque i cadaveri che nelle tombe si rivoltano sono quelli delle vittime, milioni di vittime, delle repressioni e delle violenze. In quanto ai maoisti occidentali, l’ubriacatura per il libretto rosso, che in Cina fu un fenomeno storico di consenso di massa paragonabile allo stalinismo e a poche altre dittature, da noi fu un fenomeno di imbecillità di massa, alimentato però da intellettuali e artisti di prim’ordine.…
Caro Merlo, forse Mao Zedong si starà rivoltando nella tomba, per come è diventata la Cina. Altro che comunismo: un’autocrazia, con uno spregiudicato capitalismo di Stato; gruppi industriali e magnati miliardari e poi una gigantesca bolla immobiliare. Chissà come la pensano i maoisti nostrani di allora, magari diventati gaudenti capitalisti.
Walter Merzagora — Milano
Senza perdermi nelle differenze e nelle somiglianze tra la Cina di ieri e quella di oggi, dico solo che la dittatura comunista di Mao non era per niente migliore della dittatura comunista di Xi Jinping e che dunque i cadaveri che nelle tombe si rivoltano sono quelli delle vittime, milioni di vittime, delle repressioni e delle violenze. In quanto ai maoisti occidentali, l’ubriacatura per il libretto rosso, che in Cina fu un fenomeno storico di consenso di massa paragonabile allo stalinismo e a poche altre dittature, da noi fu un fenomeno di imbecillità di massa, alimentato però da intellettuali e artisti di prim’ordine. Mao era “un grande filosofo e saggio re guerriero”, “un eroe del vecchio testamento” e la Cina “una società di uomini uguali”, “un Paese di filosofi”, che “indicava persino una nuova via alla psichiatria e alla psicoterapia”. Sono citazioni da un libro, che ogni tanto meriterebbe un ripasso, intitolato Quel che resta di Mao (Mario Tesini e Lorenzo Zambernardi, Le Monnier, 2018) che raccoglie gli omaggi d’epoca al mito, con un elenco di strampalate dichiarazioni ma di nomi così altisonanti e autorevoli che mettono i brividi, nonostante il contesto, la storia, lo spirito del tempo, la relatività. Leonardo Sciascia dinanzi agli “intelligentissimi” si chiedeva: «E se fossero cretini»?
Caro Merlo, mi fermo alle parole del presidente Mattarella: «La Storia presenta sempre il conto delle occasioni perdute». Non c’è niente di più vero. Allora torno indietro di un anno e penso a come sarebbe stata diversa la nostra storia se un Salvini qualsiasi, un Berlusconi e un Conte avessero soprasseduto alle loro smanie di potere e Draghi avesse continuato la sua opera sino alla fine della legislatura. Avremmo votato ad aprile e forse sarebbe andata in modo diverso.
Piero Orrù
C’è sempre un dettaglio al quale può essere appesa la storia, un piccolo dettaglio che ha mutato il corso delle cose, dalla lunghezza del naso di Cleopatra al mal di testa di Ponzio Pilato. E ci sono storici che ogni tanto tentano questi esperimenti di “storia controfattuale”: che ne sarebbe del mondo se Napoleone, il 18 giugno 1815, non fosse stato tormentato dalle imperiali emorroidi e avesse vinto a Waterloo? Lei, caro Orrù, se lo chiede nel nostro piccolo: Draghi si dimise il 14 luglio, quando i 5 Stelle non votarono la fiducia sul “decreto Aiuti”. Mattarella respinse le dimissioni ma il 20 luglio neppure Lega e Forza Italia votarono la fiducia. A quale dettaglio — si potrebbe aprire un concorso — fu appesa la decisione di Conte: al reddito di cittadinanza, al superbonus, alla legge di Fofò Bonafede o magari al “diavolo” che nel groviglio italiano se ne stava ancora nascosto con la sua coda, le sue corna e le sue bombe.
Caro Merlo, la legge finanziaria di “lacrime e sangue” non si può più sentire. Troppe sono le lacrime vere e nel mondo si sparge troppo sangue vero. Ghigliottina?
Giovanna Casciano
Ghigliottina.