Caro Favino, Casanova era un casanova? Birmingham, da anni l’islamismo fa paura
di Francesco MerloPierfrancesco Favino a Venezia
(fotogramma)Caro Merlo, al suo elenco di attori stranieri per parti di italiani aggiungerei il Donald Sutherland del Casanova di Fellini. Mastroianni ci restò male, pensava di essere lui il predestinato. Esiste anche un gustoso provino di Alberto Sordi. Poi Mastroianni capì.
Fabrizio Pasanisi — Roma
L’esempio potrebbe far riflettere Favino. Anche con il formidabile Mastroianni, Fellini avrebbe girato un capolavoro, ma diverso. Forse con Mastroianni avrebbe costretto il cosmopolita Casanova nel troppo italiano carattere- maschera del “casanova”. Casanova era un casanova?
Caro Merlo, ho visto Myrta Merlino che dà del tu al ministro Guido Crosetto. Ha senso davanti a una platea moderare una discussione dandosi del tu? Trovo il lei molto funzionale. Perché ostentare una conoscenza tra una giornalista e un politico?
Marco Sostegni — Vinci
Bisognerebbe rispettare la verità: se il giornalista e l’intervistato si danno del “tu” è giusto che il lettore (o spettatore) lo sappia. Pannella in tv smasche…
Caro Merlo, al suo elenco di attori stranieri per parti di italiani aggiungerei il Donald Sutherland del Casanova di Fellini. Mastroianni ci restò male, pensava di essere lui il predestinato. Esiste anche un gustoso provino di Alberto Sordi. Poi Mastroianni capì.
Fabrizio Pasanisi — Roma
L’esempio potrebbe far riflettere Favino. Anche con il formidabile Mastroianni, Fellini avrebbe girato un capolavoro, ma diverso. Forse con Mastroianni avrebbe costretto il cosmopolita Casanova nel troppo italiano carattere- maschera del “casanova”. Casanova era un casanova?
Caro Merlo, ho visto Myrta Merlino che dà del tu al ministro Guido Crosetto. Ha senso davanti a una platea moderare una discussione dandosi del tu? Trovo il lei molto funzionale. Perché ostentare una conoscenza tra una giornalista e un politico?
Marco Sostegni — Vinci
Bisognerebbe rispettare la verità: se il giornalista e l’intervistato si danno del “tu” è giusto che il lettore (o spettatore) lo sappia. Pannella in tv smascherava la finzione: “perché mi dai del lei?”
Caro Merlo, dopo aver letto l’articolo su Birmingham e l’Iman mi chiedo come faremo a fermare le destre se non li rimandiamo indietro (ameno quelli estremisti!).
Dr. Felice Ficco — Trento
Penso di conoscere abbastanza Birmingham, la seconda città d’Inghilterra. Fa paura pure
a me e non mi meraviglia quella lezione di lapidazione tenuta da un orribile Imam. È la città più musulmana, ma è anche la città
il cui centro storico, più di quarant’anni fa, fu recuperato grazie a un’autotassazione delle prostitute, ed è una città che vanta una formidabile università. A Birmingham, dove la Brexit vinse con un margine stentato di 3800 voti (50,4 per cento), la presenza dell’islamismo estremista è da molti anni fisicamente inquietante: “Trojan Horse”, cavallo di Troia, è il nome che hanno dato alla strategia degli Invaders. Nel cuore della città, davanti al Centro commerciale neofuturista di Jan Kaplický, ho visto da un lato i barbuti in gialabia nera che gridavano “come, learn and love Islam” e dall’altro lato i cristiani africani, in abito nero e camicia bianca, cantilenavano nei megafoni “come to Jesus Christ, our Saviour”: si contendevano lo stesso pascolo urbano, che non era fatto di inglesi. Gli islamisti erano coperti di pelo e gli afrocristiani erano calvi e glabri, proprio come ai tempi delle lotte tra puritani e anglicani: i primi erano i roundheads, le teste rotonde, i secondi i cavaliers, tutti riccioli e boccoli. La storia si ripropone? Già nel 2014 una preside, Rizwana Darr, aveva trasformato la sua scuola pubblica in una madrasa: ogni venerdì arrivava l’Imam, il bagno era il lavacro per le preghiere, i bambini dovevano mangiare con la mano destra, erano state cancellate dai libri le immagini dei maiali. Ovviamente, venne fermata e il consiglio comunale introdusse nelle scuole lo studio dei valori britannici: “qui da noi — denunciò il sindaco — ci sono farmacie dove consigliano di coprire il corpo quando si va a nuotare, negozi dove si vieta di consumare alcol anche in tutte le strade vicine, lavori rifiutati alle donne senza velo”.
“Che vergogna”, “è una vergogna”, “ma non si vergogna?”: caro Merlo, fatta salva l’ironia del “si vergogni!” di Totò, solo ghigliottinando l’abuso linguistico della vergogna possiamo salvare la nobiltà della vergogna.
Annamaria Salvadori — Pisa
Ghigliottina.