Amato e la memoria liberata. Gli aggettivi nella cronaca nera
di Francesco MerloCaro Merlo, mi colpisce che in tutto questo chiedersi su quale sia stato il vero scopo, l’arrière-pensée, il messaggio tra le righe dell’intervista di Giuliano Amato a Simonetta Fiori sull’abbattimento del Dc9 dell’Itavia nei cieli di Ustica, nessuno abbia creduto a lui e al suo sacrosanto “bisogno di verità”. Ma che Paese è mai questo che non ascolta i suoi grandi vecchi e nega loro la saggezza?
Anna Rovelli - Monza
Anche io sono sicuro che Giuliano Amato sia stato spinto, come ci ha con insistenza spiegato, dal “bisogno di verità, che a una certa età diventa più urgente, con il tempo davanti che si accorcia ogni giorno”. E infatti una vecchiaia sana e lucida, la definitiva lontananza da qualsiasi incarico istituzionale, le competenze, l’autorevolezza e la lunga memoria danno alle interviste, che periodicamente Amato ha preso a fare, il peso della saggezza. E ci sono anche un calore di malinconia, un tono di ironia e di distacco e alla fine di libertà che qualche volta somiglia al…
Caro Merlo, mi colpisce che in tutto questo chiedersi su quale sia stato il vero scopo, l’arrière-pensée, il messaggio tra le righe dell’intervista di Giuliano Amato a Simonetta Fiori sull’abbattimento del Dc9 dell’Itavia nei cieli di Ustica, nessuno abbia creduto a lui e al suo sacrosanto “bisogno di verità”. Ma che Paese è mai questo che non ascolta i suoi grandi vecchi e nega loro la saggezza?
Anna Rovelli - Monza
Anche io sono sicuro che Giuliano Amato sia stato spinto, come ci ha con insistenza spiegato, dal “bisogno di verità, che a una certa età diventa più urgente, con il tempo davanti che si accorcia ogni giorno”. E infatti una vecchiaia sana e lucida, la definitiva lontananza da qualsiasi incarico istituzionale, le competenze, l’autorevolezza e la lunga memoria danno alle interviste, che periodicamente Amato ha preso a fare, il peso della saggezza. E ci sono anche un calore di malinconia, un tono di ironia e di distacco e alla fine di libertà che qualche volta somiglia alla liberazione. Chi meglio di lui potrebbe raccontare questo Paese? Le dico di più: proprio perché non contiene alcuna rivelazione, l’intervista ha il valore prezioso della testimonianza di un grande italiano che discorre d’Italia con i rimpianti, le stanchezze, forse i rimorsi e certamente le vittorie dell’autobiografia. E senza più i linguaggi cifrati. Lo scandalo, infatti, è che dopo 43 anni nessuno, neppure lui, sappia perché nel 1980 quel Dc9 con 81 persone a bordo si inabissò in mare, al largo dell’isola di Ustica. Fu un cedimento strutturale, una bomba, un missile? Non ho una mia verità ma non riesco a credere, sino a prova contraria, che un Paese civile come la Francia abbia lanciato un missile per uccidere Gheddafi che aveva in programma di passare da lì, in quel pezzo di cielo. Amato però sembra crederci. Bisognerebbe approfittarne e incoraggiarlo a liberarsi di più invece di trattarlo come il vecchio mattacchione da mandare a letto presto.
Caro Merlo, non so se mi interessano le polemiche più o meno patriottarde. Ma che l’interprete di Enzo Ferrari si chiami Driver mi fa molto ridere.
Giovanni Ferrari (nessuna parentela) – Milano
Chi ha già visto a Venezia il film Ferrari sostiene che nessun italiano, si chiamasse pure Gassman, come avrebbe voluto Favino, o Pilota invece che Driver, avrebbe reso così credibile e vero Enzo Ferrari come è riuscito a fare, anche fisicamente, Adam Driver. E infatti il figlio di Enzo Ferrari, Piero, era “emozionato e felice”.
Caro Merlo, basta chiamarli fidanzatino, ex marito, compagno, ragazzini killer, piccoli boss, baby gang etc. etc. Chiamiamoli, molto semplicemente, assassini e delinquenti e criminali, Le parole contano, sono importanti e non sono mai innocenti. Non diamo la possibilità di sminuire la brutalità del delitto becero, vigliacco e delinquente, di questi criminali.
Roger Celino – Brindisi
Io credo, invece, che accanirsi con gli aggettivi negativi, da “vigliacco” a “mostruoso”, da “efferato” a “bestiale”, sia una cattiva, pigra abitudine della peggiore cronaca nera. Al contrario, il dettaglio concreto, - ex compagno, ragazzino killer, fidanzatino -, quando non è morbosamente insistito, ne esprime lo smarrimento, ne evidenzia, per contrasto, l’orrore.
Caro Francesco, cosa ne pensi di “e questo ci sta”, “ci può stare”? Io non ho dubbi: la ghigliottina “ci può stare”.
Ada Mollica
Ghigliottina