✕

Il Pm che inventa il diritto. Totò al Master di Padova

(ansa)
2 minuti di lettura

Caro Merlo, il pm di Brescia vorrebbe l'assoluzione per l’uomo del Bangladesh accusato di maltrattare la moglie perché si tratta di "un fatto culturale". Dunque tutti gli uomini di quel paese maltrattano le loro donne e sono autorizzati a farlo. C'è una non troppo sottile vena di razzismo in questo assunto. O anche gli italiani che aggrediscono le loro ex sono giustificabili in nome di qualche “cultura”?
Teresa Bartoli - Scansano (Gr).

Lei ha ragione, un “fatto culturale”, per quanto arcaico, localistico e tribale si trova sempre. Dunque, eviterei il pensoso dibattito sui crimini come “fatti culturali”, dal delitto d’onore in Sicilia sino alle attualissime esecuzioni in Calabria degli ‘ndranghetisti gay. A me paiono aggravanti. Ma a Brescia siamo oltre il limite. Questo Pm, che si chiama, senza colpa di nessuno, Antonio Bassolino, ha inventato il diritto di picchiare la moglie, ha invocato una causa di giustificazione delle botte (il picchiatore e la sua signora sono del Bangladesh) ch…

Caro Merlo, il pm di Brescia vorrebbe l'assoluzione per l’uomo del Bangladesh accusato di maltrattare la moglie perché si tratta di "un fatto culturale". Dunque tutti gli uomini di quel paese maltrattano le loro donne e sono autorizzati a farlo. C'è una non troppo sottile vena di razzismo in questo assunto. O anche gli italiani che aggrediscono le loro ex sono giustificabili in nome di qualche “cultura”?
Teresa Bartoli - Scansano (Gr).

Lei ha ragione, un “fatto culturale”, per quanto arcaico, localistico e tribale si trova sempre. Dunque, eviterei il pensoso dibattito sui crimini come “fatti culturali”, dal delitto d’onore in Sicilia sino alle attualissime esecuzioni in Calabria degli ‘ndranghetisti gay. A me paiono aggravanti. Ma a Brescia siamo oltre il limite. Questo Pm, che si chiama, senza colpa di nessuno, Antonio Bassolino, ha inventato il diritto di picchiare la moglie, ha invocato una causa di giustificazione delle botte (il picchiatore e la sua signora sono del Bangladesh) che non esiste nel nostro ordinamento. Mi chiedo dunque cosa aspettino il procuratore generale e il procuratore capo di Brescia a segnalare il caso per l’apertura di un procedimento disciplinare del Csm.

Caro Merlo, l'Università di Padova ha istituito un master sulla morte: mi ha fatto impressione.
Margherita Smeraldi - Venezia
 

Da alcuni anni è esplosa l’estemporaneità dei master, anche nelle università pubbliche. Si va dai saperi&sapori in cucina alle tecniche degli influencer, al panico… E qualcuno funziona pure. Alla Sapienza misero in cattedra Schettino. Il Master di Padova si chiama, in stampatello, ENDLIFE. E tutti ora ironizzano sui “professori di morte”. Totò saprebbe cosa fare.
Caro Merlo, spero che non le siano sfuggite le tagliatelle al ginepro e la pasta Angelica.

Franco Craglia –Tolentino
A Monte San Martino non mi sono sfuggiti neppure la mela rosa dei Monti Sibillini, brutta ma bella, e nella chiesa parrocchiale il polittico di Carlo e Vittore Crivelli. E si chiude il cerchio tra Monte San Martino e l‘Inghilterra perché nel “Victoria and Albert Museum” di Londra c’è un Crivelli: una Madonna col Bambino che ha in mano una mela rosa.


Caro Merlo, le confesso che mi ha fatto molto pensare la sua risposta al lettore Luigi Romano: "La parola 'coglione' forse fa ridere, ma non spiega nulla e, comunque, non mi piace. Bersani sa fare di meglio". Non dico che mi fosse piaciuta, ma quando Bersani l’ha pronunciata ho sorriso anche io, che non ricorro mai al turpiloquio. Del sorriso non mi pento, ma coglione è una riposta di stomaco, un’offesa e mia madre ci insegnò che offendere qualcuno con una parolaccia, anche quando se la merita, è il modo migliore di dargli ragione.
Marcella Alfonsi - Roma
E’ una delle ex parolacce sdoganate anche sui dizionari, ma rimane una scorciatoia del pensiero, ambigua e complice, e Bersani ne era consapevole: “Se parlano da bar, dobbiamo parlare da bar anche noi”. Siamo sicuri? Anche a me ha strappato il sorriso soddisfatto del “quanno ce vo’ ce vo’” perché l’omofobia di Vannacci esprime al meglio il peggio dell’Italia. Poi però in troppi hanno lodato Bersani come se avesse pronunciato le definitive catilinarie contro l’omofobia. Diciamo, in sintesi, che è meglio non liquidare gli avversari, anche i peggiori, dando loro del coglione e che sua madre lo diceva bene, “è il modo migliore di dar loro ragione”

Leggi i commenti