Schlein, a Monza la svolta radicale La sapienza del Master sulla morte
di Francesco MerloCaro Merlo, complimenti a Elly Schlein che ha deciso di sostenere Marco Cappato alle elezioni suppletive per il seggio al Senato che fu di Berlusconi. Rimette in discussione una battaglia che sembrava perduta a Monza dove la famiglia Berlusconi ha scelto Adriano Galliani.
Marcella Zanetti — Monza
Marco Cappato consegna al Pd l’eredità di Pannella, che offriva sé stesso come “una grande occasione”, una cura radicale per l’ospite che lo accoglieva. Ed Elly Schlein, accogliendo Cappato, sceglie, oltre l’accordo elettorale, la radicalità della sinistra liberale che promette di superare le mille alleanze fallite del centrosinistra. La parola d’ordine di Elly Schlein è sempre stata “radicale”, ma adesso sembra chiarirsi. Non è la radicalità dell’estremismo, che va dalle frange radicali dei comunisti duri e puri agli anarchici insurrezionalisti. E neppure quella dei radical chic. È la radicalità dei diritti e della sinistra occidentale, atlantista, europeista, libertaria, della libertà sessu…
Caro Merlo, complimenti a Elly Schlein che ha deciso di sostenere Marco Cappato alle elezioni suppletive per il seggio al Senato che fu di Berlusconi. Rimette in discussione una battaglia che sembrava perduta a Monza dove la famiglia Berlusconi ha scelto Adriano Galliani.
Marcella Zanetti — Monza
Marco Cappato consegna al Pd l’eredità di Pannella, che offriva sé stesso come “una grande occasione”, una cura radicale per l’ospite che lo accoglieva. Ed Elly Schlein, accogliendo Cappato, sceglie, oltre l’accordo elettorale, la radicalità della sinistra liberale che promette di superare le mille alleanze fallite del centrosinistra. La parola d’ordine di Elly Schlein è sempre stata “radicale”, ma adesso sembra chiarirsi. Non è la radicalità dell’estremismo, che va dalle frange radicali dei comunisti duri e puri agli anarchici insurrezionalisti. E neppure quella dei radical chic. È la radicalità dei diritti e della sinistra occidentale, atlantista, europeista, libertaria, della libertà sessuale, del fine vita e della giustizia giusta, la radicalità dei tantissimi cattolici che la pensano come Cappato. Schlein ha scelto pure l’ottimismo radicale che, persino nella Monza di Berlusconi, punta a vincere e non solo a partecipare.
Caro Merlo, mi è dispiaciuto trovare nella risposta a Margherita Smeraldi, l’accostamento del Master padovano sul fine vita alla cattedra di Schettino e ai vari master estemporanei che pullulano nelle Università; e di vedere evocato il mitico gesto di Totò. Non faccio parte del Master, sono un “emerito” di Diritto privato che si è occupato di diritti del malato e di suicidio assistito; ho “in gran dispitto” le baggianate che infestano la didattica universitaria. Ma il master “Endlife” è serio e necessario nella preparazione a ruoli che esigono conoscenza del morire. Chi lo ha creato e lo dirige è una studiosa di riconosciuto valore che ha scritto, tra tante cose, “Il grande libro della morte” (Il Saggiatore): forse Totò non lo avrebbe letto, ma porta bene.
Paolo Zatti — Padova
Non ho dubbi sulle qualità di Ines Testoni. Guardo anzi con interesse al suo Master di un anno proprio perché penso ai lunghi studi di anestesisti, rianimatori, specialisti del dolore, agli Hospice, alle cure palliative, e in fondo a tutta la medicina, e poi ai giuristi come lei, ai filosofi, alle religioni, alla storia, alla letteratura e alla politica, Insomma, Totò è servito ad alleggerire tutta questa dolente sapienza che a sua volta il Master annuale alleggerisce. E anche Totò porta bene.
Caro Merlo, giusta la ghigliottina proposta (e comminata) da Gianni Cuperlo (“Per piacere, parlate uno alla volta”), tralasciando l’altra (“io non l’ho interrotta mentre parlava...”). Ma a un patto: che si dichiari inarrivabile Aldo Biscardi, nel suo “Processo”, che invitava una trentina di personaggi a parlare di rigori non dati e gol annullati, di crisi delle “grandi” e riscatto delle “piccole”, e quando il fuoco era alto e non si capiva più nulla, con audio superiore a quello della piazza Jamaa El Fna di Marrakesh nell’ora di punta, se ne usciva con il suo: “Per piacere, non parlate più di tre alla volta”. Tre, non uno.
Luca Cardinalini — Roma
Non sempre parlare tutti insieme è sinonimo di chiasso e di disordine. Anche il canto e il coro, vale a dire il massimo dell’ordine, sono un modo di parlare tutti insieme. E di pensare tutti insieme.