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L’italianità non piace all’italiano Mogol Battisti, un nome solo

La macchina su cui viaggiava la piccola Laura colpita dall'aereo delle Frecce tricolori

 (fotogramma)
Le lettere del 19 settembre 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, il troppo stroppia. Questo sbandieramento gratuito dell’italianità — e lo dico essendo italiano, contento ma del tutto fortuitamente — mi sta disturbando ogni giorno di più. Vai a comprare un pacco di pasta, quasi al doppio del prezzo di due anni fa, e sulla busta in bella evidenza ecco la scritta: “solo grano italiano”. Lo voglio europeo. Compro l’altra che viene da chissà dove.

Luca Cardinalini — Roma

Bisogna mangiare solo italiano, parlare solo italiano, sposarsi solo tra italiani, italiano è meglio: fu il duce a dire che “il pilastro dell’azione fascista è l’italianità”, baluardo identitario contro “le tribù che abbaiano lingue incomprensibili”. L’italianità, ovviamente, esiste, ma non piace all’italiano che la sente come un difetto che spera di non avere.

Caro Merlo, Mogol Battisti, due nomi inseparabili.

Margherita Smeraldi — Venezia

Chi dei due era il migliore? Quello straordinario fenomeno musicale di italianità — rieccola — che non passa mai di moda, neppure dopo…

Caro Merlo, il troppo stroppia. Questo sbandieramento gratuito dell’italianità — e lo dico essendo italiano, contento ma del tutto fortuitamente — mi sta disturbando ogni giorno di più. Vai a comprare un pacco di pasta, quasi al doppio del prezzo di due anni fa, e sulla busta in bella evidenza ecco la scritta: “solo grano italiano”. Lo voglio europeo. Compro l’altra che viene da chissà dove.

Luca Cardinalini — Roma

Bisogna mangiare solo italiano, parlare solo italiano, sposarsi solo tra italiani, italiano è meglio: fu il duce a dire che “il pilastro dell’azione fascista è l’italianità”, baluardo identitario contro “le tribù che abbaiano lingue incomprensibili”. L’italianità, ovviamente, esiste, ma non piace all’italiano che la sente come un difetto che spera di non avere.

Caro Merlo, Mogol Battisti, due nomi inseparabili.

Margherita Smeraldi — Venezia

Chi dei due era il migliore? Quello straordinario fenomeno musicale di italianità — rieccola — che non passa mai di moda, neppure dopo quarant’anni, finì nel 1980, quando andò a male l’amicizia che li aveva resi un cantautore solo. L’amicizia spinta oltre la complicità fu il vero motore della loro piccola storia e spesso lo è anche, in grande, della Storia. Persino più della lotta di classe. Esserne all’altezza non è facile per nessuno. Engels, che sopravvisse a Marx 12 anni, lo ricordava così: “Marx era un genio, noialtri al massino avevamo talento”.

Caro Merlo, se si vuole continuare con gli spettacoli acrobatici delle Frecce tricolori credo che sia arrivato il momento di introdurre nuove misure per garantire la massima sicurezza, incluso il divieto di decollo e di atterraggio in aeroporti civili e il sorvolo acrobatico in zone abitate.

Vito Mangano — Roma

Odio lo sciacallaggio, che è molto facile in questo terribile momento di lutto, ma io non sono mai stato un appassionato delle frecce tricolore, che trasformano gli arei in giocattoli, esaltano il rischio fine a stesso, esibiscono “l’eroico coraggio” e il fumo della peggiore mitologia aviatoria, nazionalista e futurista. Mi meraviglio che, nelle zone abitate, non siano già vietate almeno le esercitazioni. E lo dico proprio perché rispetto le forze armate, i militari che in democrazia non sono “vogliamo i colonnelli”, ma “arrivano i nostri”: dopo terremoti, attentati terroristici, catastrofi, e anche durante una pandemia, come ha dimostrato il generale Figliuolo. Che siano impegnate nelle zone di guerra o sulle strade, le divise rassicurano e proteggono. Al contrario, le frecce tricolori spaventano e minacciano degradando la forza militare in militarismo.

Caro Francesco, nella rubrica di Dipollina dedicata al mitico colonnello Bernacca, nel post scriptum si racconta che il primo centro studi di meteorologia della Marina si chiamava Ufficio presagi.

Rosanna Lampugnani

Presagi è una parola più prudente, più sincera e più onesta di previsioni. Sempre sono stati presagi, vale a dire segni premonitori, il vento e la nebbia, le nuvole a pecorelle, la notte stellata e persino i dolori alle articolazioni. Ovviamente, la meteorologia si è evoluta, e sebbene sia diventata una scienza fondata su modelli matematici, troppo spesso ancora sbaglia, con danni gravi innanzitutto all’agricoltura. Non dico che in tv e sui giornali bisognerebbe trattare le previsioni del tempo come gli oroscopi, ma almeno recuperare po’ dell’antica cautela.

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