Mussolini, il Papa e l’errore freudiano Napolitano, quelle lacrime di solitudine
di Francesco MerloGiorgio Napolitano
(ansa)Caro Francesco, papa Pio XI non ha mai definito Mussolini “uomo della Provvidenza...”, bensì, in un discorso agli studenti della Cattolica di Milano, due giorni dopo la firma dei Patti Lateranensi, “forse l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare...”. Riferendosi, non a incontri personali col Duce, ma alla risoluzione della Questione Romana. Invece, nell’enciclica “Non abbiamo bisogno” del 1931, Pio XI definisce il fascismo “statolatria pagana”. Si può essere d’accordo o meno sui Patti, ma è la Storia.
Orazio La Rocca, giornalista vaticanista
Caro Orazio, di quell’errore è la perseveranza che merita una spiegazione. Il giorno della firma dei Patti, Mussolini era cupo perché seppelliva la sua storia di sacrilego anticlericale. Al contrario, il cardinale Gasparri era raggiante perché rammendava un po’ della Breccia di Porta Pia, il cui anniversario, il 20 settembre, anche quest’anno è stato purtroppo celebrato solo dai radicali. La soddisfazione per i Patti, con i fedeli raccolti…
Caro Francesco, papa Pio XI non ha mai definito Mussolini “uomo della Provvidenza...”, bensì, in un discorso agli studenti della Cattolica di Milano, due giorni dopo la firma dei Patti Lateranensi, “forse l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare...”. Riferendosi, non a incontri personali col Duce, ma alla risoluzione della Questione Romana. Invece, nell’enciclica “Non abbiamo bisogno” del 1931, Pio XI definisce il fascismo “statolatria pagana”. Si può essere d’accordo o meno sui Patti, ma è la Storia.
Orazio La Rocca, giornalista vaticanista
Caro Orazio, di quell’errore è la perseveranza che merita una spiegazione. Il giorno della firma dei Patti, Mussolini era cupo perché seppelliva la sua storia di sacrilego anticlericale. Al contrario, il cardinale Gasparri era raggiante perché rammendava un po’ della Breccia di Porta Pia, il cui anniversario, il 20 settembre, anche quest’anno è stato purtroppo celebrato solo dai radicali. La soddisfazione per i Patti, con i fedeli raccolti in preghiera, non giustifica l’errore ma lo rende freudiano, che è l’errore che rivela le reali intenzioni. Insomma, non è per somaro anticlericalismo che “forse l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare” divenne, sfumando e forzandone l’ambiguità, “l’uomo della provvidenza”. Pio XI del resto era un sapiente che avrebbe saputo come evitare l’ambiguità e l’errore freudiano, Per esempio, 9 anni dopo, nel maggio del 1938, quando Hitler visitò Roma, senza cautele gli negò l’udienza, fece chiudere piazza San Pietro e i luoghi sacri e se ne andò a Castelgandolfo. Dunque, la lettera di Leonardo Sestopassi ha riproposto in questa modesta rubrica un errore accreditato da molti autorevoli studiosi, a cominciare da Benedetto Croce. Infine, quella lettera è stata pubblicata, ovviamente da me, per due volte e in due giorni consecutivi. Un altro errore di perseveranza.
Caro Merlo, ho conosciuto Napolitano quando ci ricevette al Quirinale come delegazione di medici. Voglio rischiare di non essere capita: gli italiani lo amarono perché metteva soggezione.
Elena Ferrario — Varese
Negli ultimi anni della sua presidenza, a Napolitano capitava di piangere durante cerimonie rituali, quando, dunque, non te l’aspettavi. Lo avevo conosciuto freddo, con una distanza da superiorità intellettuale, a tratti persino antipatico. In quella facilità alle lacrime vidi, oltre alla fragilità dell’età, quella della solitudine. Lei in una riga lo ha dipinto: Napolitano, che non fu mai un leader popolare, era tuttavia l’unica autorità riconosciuta in quell’Italia scalmanata, anche a sinistra, che affrontò e tenne a bada con le forme, innanzitutto giuridiche, ma anche estetiche. Erano dunque lacrime di fatica, le lacrime dell’uomo solo al comando, lacrime che non cercavano l’abbraccio ma confermavano la superbia, non nel senso del peccato capitale, ma dello stare sopra, dal latino super, fisicamente sopra. Se Ciampi era stato il presidente della patria, dell’inno e del tricolore, Napolitano diede agli italiani la solennità fisica, il corpo, la silhouette del presidente.
Caro Merlo, Elly Schlein è come rinata da quando Lilli Gruber l’ha svillaneggiata nella sua trasmissione populista. E poi dite che i talk show non servono.
Gina Corsi — Latina
Nel teatro filodrammatico del talk show che rinvigorisce l’orso nel sacco, il modello inarrivabile è il Berlusconi che vampirizzò Santoro.