Il Papa, Napolitano e gli ossimori. Messina Denaro come don Rodrigo
di Francesco MerloCaro Merlo, davvero può esistere una stramberia come il comunista liberale? E non le pare che il Papa che non benedice il morto sia una stramberia persino più stramba del comunismo liberale?
Chiara Mossito — Milano
Napolitano era stato un giovane comunista ed era diventato un vecchio liberale, non la sintesi di due sé stesso, ma l’opposto del sé stesso dal quale era partito. L’ossimoro è la grande risorsa retorica dell’Italia politica, ma neppure la politica può rendere possibile l’impossibile, far bruciare il ghiaccio, asciugarsi con l’acqua, correre stando fermi, far convergere le parallele, rendere reale il comunismo anticomunista e il liberalismo illiberale. Al contrario il Papa ha onorato un laico senza diventare laico, non si è fatto il segno della croce per rispetto del segno della croce.
Caro Merlo, niente funerali per Matteo Messina Denaro. Benissimo, io non lo avrei nemmeno curato. Ma se si fosse pentito all’ultimo momento? Davvero San Pietro non gli aprirebbe la porta? Che…
Caro Merlo, davvero può esistere una stramberia come il comunista liberale? E non le pare che il Papa che non benedice il morto sia una stramberia persino più stramba del comunismo liberale?
Chiara Mossito — Milano
Napolitano era stato un giovane comunista ed era diventato un vecchio liberale, non la sintesi di due sé stesso, ma l’opposto del sé stesso dal quale era partito. L’ossimoro è la grande risorsa retorica dell’Italia politica, ma neppure la politica può rendere possibile l’impossibile, far bruciare il ghiaccio, asciugarsi con l’acqua, correre stando fermi, far convergere le parallele, rendere reale il comunismo anticomunista e il liberalismo illiberale. Al contrario il Papa ha onorato un laico senza diventare laico, non si è fatto il segno della croce per rispetto del segno della croce.
Caro Merlo, niente funerali per Matteo Messina Denaro. Benissimo, io non lo avrei nemmeno curato. Ma se si fosse pentito all’ultimo momento? Davvero San Pietro non gli aprirebbe la porta? Che ne direbbe Manzoni che a tutti concede una crisi di coscienza e ed è pronto a perdonare tutti, anche al peggiore dei peggiori, anche a don Rodrigo? E negargli i funerali non è il modo migliore di riconoscergli una specialità, una straordinarietà sia pure negativa?
Egle Passerini — Perugia
È così bella la sua lettera che quasi mi spiace contraddirla. Non ha crisi di coscienza don Rodrigo, che è il malvagio senza faccia e senza corpo, e non ne ha neppure il Griso, l’uomo di mano fidatissimo che lo venderà ai monatti. Ma lei pone una gran domanda: è possibile che non valga proprio nulla l’uomo che tanto spasima per “la nostra Lucia”? O c’è, sotto sotto, un Manzoni che al Manzoni si ribella? Don Rodrigo è “infame” per Renzo; la sua intenzione è “infame” per Fra Cristoforo; è “un cavaliere prepotente” per Agnese; “un tizzone d’inferno” per gli abitanti del “paesello”; “può fare il diavolo davvero” secondo don Abbondio. Ma ecco che, proprio nel cuore dello sdegno, Manzoni all’improvviso nota (involontariamente?) che l’impresa del rapimento di Lucia “era la più grossa e la più arrischiata a cui il brav’uomo avesse ancora messo mano”. Brav’uomo? Brav’uomo con la reputazione di diavolo? Gertrude, che tutto sapeva della cattiveria, “pareva quasi che ridesse del gran ribrezzo di Lucia” e domandava “se era un mostro, da far tanta paura quel signore” e “avrebbe trovato irragionevole e sciocca la ritrosia della giovine, se non avesse avuto per ragione la preferenza data a Renzo”. Infine, per levarsi dall’imbarazzo, Manzoni cancella la coscienza di don Rodrigo. E infatti nessuno, neppure lui, ha mai saputo se don Rodrigo si sia pentito oppure no.
Caro Merlo, non ho letto commenti sulla plateale presenza della figlia di Craxi alle spalle di Meloni seduta al seggio delle Nazioni Unite.
Fabrizio Bonfigli — Trieste
Non c’è nulla da commentare, se non che finalmente Giorgia Meloni non ha chiesto aiuto alla sorella, al cognato o ai vecchi camerati di Colle Oppio. Stefania Craxi ha i titoli e le competenze per guardarle le esili spalle alle Nazioni Unite. Forse tocca lei, caro Bonfigli, di liberarsi della logica del cognome.
Caro Merlo, negli articoli di moda e bella società, parlando di cene eleganti o déjeuner sur l’herbe gli invitati “si attovagliano”, sono “attovagliati”. Mi fa venire la pelle d’oca. Ghigliottiniamo?
Silvia Franco
Ghigliottiniamo.