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Becciu, ora ci vuole una serie tv La camorra arcaica ultramoderna

Un'immagine di Gomorra con Salvatore Esposito

 (ansa)
Le lettere del 29 settembre 2023
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Caro Merlo, lei si farebbe confessare da monsignor Becciu? O farebbe confessare lui?

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Colpevole o innocente che sia, non confesserà mai. Il cardinale Angelo Becciu non ha infatti il ceffo del gaglioffo, ma la simpatia del duro di palazzo. È vero che l’irriducibile ha perso la protezione dello Spirito Santo, di cui ha sporcato l’immagine, secondo il Vaticano, per 138 milioni, ma non macchierà la sua purezza di disonesto per bene. Lo immagino invece protagonista di una serie tv sulla sacra ambiguità, il contrario, finalmente, di don Matteo, che è il solito prete di paese e di strada, l’ennesima rifrittura di don Camillo. Qui il nostro caro Angelo è un principe della chiesa, non di lotta ma di governo, senza bicicletta ma in auto nera. Mi ricorda il cardinale Taddeo Reda di Giugliano che, all’inizio del romanzo del mio amico Pietrangelo Buttafuoco L’ultima del diavolo (Mondadori), si fa la doccia gorgheggiando Sentimental e poi, sulla poltr…

Caro Merlo, lei si farebbe confessare da monsignor Becciu? O farebbe confessare lui?

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Colpevole o innocente che sia, non confesserà mai. Il cardinale Angelo Becciu non ha infatti il ceffo del gaglioffo, ma la simpatia del duro di palazzo. È vero che l’irriducibile ha perso la protezione dello Spirito Santo, di cui ha sporcato l’immagine, secondo il Vaticano, per 138 milioni, ma non macchierà la sua purezza di disonesto per bene. Lo immagino invece protagonista di una serie tv sulla sacra ambiguità, il contrario, finalmente, di don Matteo, che è il solito prete di paese e di strada, l’ennesima rifrittura di don Camillo. Qui il nostro caro Angelo è un principe della chiesa, non di lotta ma di governo, senza bicicletta ma in auto nera. Mi ricorda il cardinale Taddeo Reda di Giugliano che, all’inizio del romanzo del mio amico Pietrangelo Buttafuoco L’ultima del diavolo (Mondadori), si fa la doccia gorgheggiando Sentimental e poi, sulla poltrona Frau, si fa strappare i peli dalle orecchie: “uno a uno, e non abbiate paura di farmi male”.

Caro Francesco, voglio dire qualcosa a margine della tua risposta — da me condivisa — sulle “Gomorra’s fiction” a tanto al chilo. Ho visto il film di Garrone, di pura, e per me bella e forte, denuncia sociale. Ma non ho apprezzato una sola sequenza delle milioni che hanno poi fatto l’elegia della grande criminalità camorristica e non solo, — con lodi, a mio parere a sproposito, anche dello stesso Saviano. Ritengo inoltre odiose, lo confesso forse esagerando, le figure degli attori che ne sono diventate le icone. Non riesco a riconoscere i meriti loro elargiti sul piano artistico(?) e non me ne spiego la larga, unanime “nazionalpopolarità”.

Giovanni D’Angelo (Magistrato in pensione) — Catania

Anche io non ne vedo i meriti artistici. Nel corto circuito vita-cinema-vita, i camorristi di Gomorra, — è stata annunciata la sesta serie — non sono la finzione a cui si aggrappa la realtà per farsi leggere meglio, come accadde con l’epopea del Padrino e come accade sempre con la letteratura. Insomma, lungi da noi, da me e sicuramente anche da te, le posizioni andreottiane dei panni sporchi che si lavano in famiglia. Dico che in tutti questi film sulla camorra ho visto solo l’esaltazione del delitto più ottuso, l’orrore usato per fare ascolto in una Napoli arcaica e ultramoderna, come diceva Benedetto Gravagnuolo, un raffinato storico dell’architettura che andrebbe scoperto più che riscoperto.

Caro Merlo, a proposito di Messina Denaro e il dibattito su perdono e pentimento, ho molto apprezzato la tua risposta alle ragazze del liceo di Avezzano. Vorrei estendere il tuo felice paragone sul valutare il perdono con il criterio del calcolo contributivo delle pensioni, completandolo con il frustrante sentimento che coglie i contribuenti onesti pagatori ad ogni condono, è il caso di dire, tombale.

Giancarlo Romano Barone — Pachino (SR)

Doni, condoni, perdoni. Bisognerebbe non perdonare più i perdonatori e non condonare più nulla ai condonatori.

Caro Merlo, ricordo che una volta si dimagriva, ora ciò sembra non essere più possibile: si può solo “perdere peso”.

Emanuele Aliotta, San Gillio (To)

I nutrizionisti sanno spiegare e soprattutto misurare la differenza. Dimagrire significa “diventare magro o più magro”. Si può invece perdere peso e restare grassi. Ghigliottina negata.

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