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Meloni, il complotto e gli apoti. Bari, notti pericolose sul mare

Posta e risposta del 1 ottobre 2023

2 minuti di lettura

Caro Merlo, la paranoia è da sempre il corredo dei politicanti dappoco che vedono nemici in ogni dove. La Signora Meloni non è da meno.

Piero Orrù

Il complotto è il più banale dei rifugi. Giorgia Meloni lo sta evocando per nascondere anche a se stessa le proprie debolezze e le proprie insufficienze. Ma è un boomerang perché gli italiani, anche se fingono di crederci, sanno che i governi li inventano quando, cominciando a perdere, si sentono perduti. Il complotto è l’alibi dello sconfitto.

Caro Merlo, Prezzolini parlava di una categoria molto particolare, gli apoti, persone alle quali era difficile “darla a bere” e perciò non gradite all’Italia di prima, durante e dopo la guerra. Negli anni successivi anche Montanelli ne venne idealmente iscritto. Non pensa che oggi ben pochi dei giornalisti potrebbero rientrare nell’esclusiva setta prezzoliniana?

Mauro Luglio – Monfalcone (Gorizia)

Sono finite nel cestino alcune tra le più valorose metafore italiane: il processo, il palazzo, le lucciole. Drogate dall’uso sono infatti destinate a spegnersi tutte le stelle, pure quelle che, come la parola apoti, aggredirono i vizi intellettuali. Oggi gli apoti che non se la bevono sono i complottisti, quelli che danno la colpa ai poteri forti, alle elite contro il popolo, alle case farmaceutiche, alla Cia, al Vaticano e cercano sempre il sottofondo, la trattativa stato-mafia, il terzo livello, lo stato antistato, i servizi deviati, il broglio e l’imbroglio anche a Sanremo. Gli apoti, che erano gli intelligenti, oggi sono i cretini cognitivi.

Caro Merlo, le propongo un elenco: Stefania Auci, Nadia Terranova, Cristina Cassar Scalia, Alessia Gazzola, Aurora Tamigio, Lorena Spampinato, Silvana Grasso, Catena Fiorello, Dacia Maraini, Simonetta Agnello Hornby e forse ne dimentico qualcuna di scrittrici donne e siciliane. Cosa succede nella nostra terra?

Carmelo Melilli - Modica (Ragusa)

Ne ha dimenticato tante, persino Maria Attanasio, che forse è la più brava. La Sicilia, che è terra d’artisti, ha realizzato l’emancipazione femminile in poesia. Mi piacerebbe leggere un elenco, altrettanto lungo, di donne in prima linea nelle professioni che davvero cambierebbero la Sicilia, dall’ingegneria idraulica all’urbanistica, dalla chirurgia alla politica, dall’imprenditoria alla finanza, dalla vulcanologia alla sismologia.

Caro Francesco, avevi ragione: il lungomare di Bari è bellissimo, direi meraviglioso (tenuto bene, pulito e di sera illuminato fantasticamente) ma pericoloso: corrono tutti come matti. Siamo usciti quattro sere di seguito e ho visto cose da pazzi: i motociclisti credono di essere in un motodromo e anche le auto vanno a una velocità assurda. Un lungomare frequentato anche da famiglie con bambini. E se ne scappa uno? Mi domando - essendo centro cittadino-come mai nessuno abbia pensato a mettere i dossi.

Elisabetta - Bari

È vero, dopo le 9 di sera comincia la paura e il lungomare perde il fascino che gli italiani hanno scoperto grazie a Lolita Lo Bosco, il commissario inventato da Gabriella Genisi e interpretato da Luisa Ranieri. Sono sicuro che Antonio Decaro, il sindaco che vuol fare della sua Bari una città europea e al tempo stesso un disordinato capolavoro mediterraneo, saprà come proteggere una strada che anche di notte è aria e sguardo sul mare.

Caro Merlo, “non si ferma il vento con le mani”.

Stefano Mazzanti - Casalguidi (Pistoia)

Ghigliottina

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