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La parabola del giudice antimafia Ringraziamo i Rolex dei Totti

Le lettere di domenica 8 ottobre 2023
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Caro Francesco, dicono da destra che la giudice Apostolico non poteva sentenziare sul decreto Cutro, perché presente cinque anni fa a una manifestazione contro il respingimento dei migranti salvati in mare. Arriveranno a sostenere che i magistrati che si definiscono “antimafia” non potranno più perseguire Cosa Nostra per manifesto “pregiudizio”?

Alessandro Cecchi Paone

No. Pensa però, caro Alessandro, al danno che all’antimafia hanno fatto alcuni giudici che “troppa” antimafia hanno esibito. Uno per tutti: Ingroia.

Caro Merlo, quasi quasi pubblicherei un video dove un sovranista difensore dei sacri confini italici, un giorno di non molti anni fa, chiedeva la secessione da quei confini. Servirebbe? La notizia più strepitosa di queste ultime settimane è quella che ha dato il suo vicino di rubrica Sebastiano Messina: tra i donatori del 2 per mille ci sono i 254mila euri incassati dalla “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, cioè “italiani che danno i loro soldi a qualcuno che pro…

Caro Francesco, dicono da destra che la giudice Apostolico non poteva sentenziare sul decreto Cutro, perché presente cinque anni fa a una manifestazione contro il respingimento dei migranti salvati in mare. Arriveranno a sostenere che i magistrati che si definiscono “antimafia” non potranno più perseguire Cosa Nostra per manifesto “pregiudizio”?

Alessandro Cecchi Paone

No. Pensa però, caro Alessandro, al danno che all’antimafia hanno fatto alcuni giudici che “troppa” antimafia hanno esibito. Uno per tutti: Ingroia.

Caro Merlo, quasi quasi pubblicherei un video dove un sovranista difensore dei sacri confini italici, un giorno di non molti anni fa, chiedeva la secessione da quei confini. Servirebbe? La notizia più strepitosa di queste ultime settimane è quella che ha dato il suo vicino di rubrica Sebastiano Messina: tra i donatori del 2 per mille ci sono i 254mila euri incassati dalla “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, cioè “italiani che danno i loro soldi a qualcuno che promette loro qualcosa alla quale non crede più nemmeno lui”. E mi sovvengono ricordi pinocchieschi: il campo dei miracoli che, giustamente, è vicino alle mura della città di Acchiappacitrulli.

Luca Cardinalini — Roma

Citrulli? I razzisti sono citrulli? È vero che Salvini fu ripreso in video mentre cantava in birreria “senti che puzza / scappano anche i cani / stanno arrivando i napoletani” e ora progetta il ponte sullo Stretto e difende la patria che odiava e quell’inno di Mameli al quale reagiva con il gesto dell’ombrello. Ma un pensiero fisso che non cambia, Salvini ce l’ha. È razzista sin da quando era ragazzo. Ieri contro i napoletani e oggi contro gli immigrati, i neri, i miserabili, i clochard, i Rom. Il populismo di Salvini rilancia tutti i cattivi umori che in Italia via via produce il razzismo, sino a raccogliere il due per mille sia in difesa dei confini e sia contro Roma ladrona. Gli elettori di Salvini sono peggio che citrulli: finanziano il razzismo, quale che sia la forma che prende.

Caro Merlo, perché tanto spazio agli orologi di quei due sciocchi (pro debita reverentia)? A noi romani non ce ne frega niente. C’è una coppia di milionari con un unico problema che confina con la loro sottocultura.

Giampaolo Perotti — Roma

Non è vero. Il normale pettegolezzo popolare e la modica e giusta quantità di prurito gossiparo informano, spiegano, rimandano e arricchiscono l’informazione. Lei del resto è libero di leggere gli altri articoli e di non seguire le figurine della società in vista. Certo, queste non sono le liti di Walter Chiari e Ava Gardner che fecero impazzire l’Italia, quando il grande attore faceva a pugni con i paparazzi. Lì c’era un Olimpo dove stavano i divi da ammirare, applaudire e raccontare, e ormai non ci sono divinità ma surrogati, ninfe in luogo di Diana cacciatrice e di Venere. Non c’è neppure il mantello di Natasha che diventa contadina danzando con Andrej. Qui la principessa non riesce ad essere regale e il blasone del cavaliere è fatto di sguaiataggine. E però i loro Rolex raccontano l’Italia. Pensi che prima della separazione venivano celebrati da un’informazione, quella sì drogata di sottocultura, come una coppia di generosi eroi romantici, l’ultimo bene-rifugio di una Roma che solo grazie a loro non era bella e perduta come la Patria del Nabucco. Dobbiamo ai Rolex un bagno di realtà.

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