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2024, fuga dalla democrazia In campo l'arbitrio dell'arbitro

Le lettere di mercoledì 11 ottobre 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, a questo punto manca solo un tassello per completare lo scenario geopolitico apocalittico, la tempesta perfetta: la rielezione di Donald Trump. A me pare certa, visto che nel Partito repubblicano nessuno gli resiste e nel campo democratico il presidente Biden è in grande difficoltà con tre fronti aperti: immigrazione, Ucraina e Israele. Buon 2024.

Manuel Orazi — Macerata

Le incriminazioni e le condanne, per abusi sessuali e per frode, invece di indebolirlo, hanno rafforzato Trump nella corsa alla nomination repubblicana. C’è ancora un po’

di tempo, perché le primarie repubblicane cominceranno il 15 gennaio del 2024 e quelle democratiche il 3 febbraio. Ma se dovesse davvero vincerle e poi sfidare Biden nelle elezioni di novembre, “il perseguitato” metterebbe in crisi, dal suo interno, la democrazia che, nel mondo, è sotto attacco dappertutto. Bisogna fare i conti con l’imprevedibilità della politica americana e internazionale, e lo scenario non è mai scontato, ma sarebbe di…

Caro Merlo, a questo punto manca solo un tassello per completare lo scenario geopolitico apocalittico, la tempesta perfetta: la rielezione di Donald Trump. A me pare certa, visto che nel Partito repubblicano nessuno gli resiste e nel campo democratico il presidente Biden è in grande difficoltà con tre fronti aperti: immigrazione, Ucraina e Israele. Buon 2024.

Manuel Orazi — Macerata

Le incriminazioni e le condanne, per abusi sessuali e per frode, invece di indebolirlo, hanno rafforzato Trump nella corsa alla nomination repubblicana. C’è ancora un po’

di tempo, perché le primarie repubblicane cominceranno il 15 gennaio del 2024 e quelle democratiche il 3 febbraio. Ma se dovesse davvero vincerle e poi sfidare Biden nelle elezioni di novembre, “il perseguitato” metterebbe in crisi, dal suo interno, la democrazia che, nel mondo, è sotto attacco dappertutto. Bisogna fare i conti con l’imprevedibilità della politica americana e internazionale, e lo scenario non è mai scontato, ma sarebbe difficile immaginare un’elezione più drammatica, con la democrazia come posta in gioco.

Caro Merlo, se io faccio l’arbitro di calcio, non posso andare alla partita e tifare per la mia squadra?

Sergio Bruno

Meglio di no. Come potrebbe poi arbitrare le partite della sua squadra del cuore e persino quelle che indirettamente la coinvolgono per ragioni di classifica? L’arbitro non può diventare il ventitreesimo giocatore in campo, che partecipa al gioco fingendo di non parteciparvi, garante delle regole che viola, padrone di tutto il campo semantico della parola arbitro che comprende anche l’arbitrio e l’arbitrarietà.

Caro Merlo, mi aiuti in una piccola crociata grammaticale: inizi un tam-tam fra i suoi colleghi e colleghe dicendo che “incinta”, essendo participio passato di “incingere”, va declinato. Non si può dire o scrivere “donne incinta”. La forma corretta è “donne incinte”.

Maria Buttignol

Mi è già capitato di citare il Grande Dizionario del Battaglia, che la Crusca ha messo online. Spiega che incinta è un aggettivo femminile e vuol dire gravida, ma anche gonfia e ricolma (“nuvola incinta”). Viene dal latino (“senza cintura”). Ha il plurale, incinte, e il maschile, incinto, scherzoso ma non esclusivamente (Pavese lo usa per gobbo: ”incinto di schiena”). Lei ha trovato l’errore sui giornali, ma ho qui un manuale di ginecologia che scrive “donne in cinta” (staccato). Bastoniamo l’intera categoria dei ginecologi?

Caro Merlo, perché, secondo lei, Rampelli, che ha espulso il quadro di Napoleone dalla Camera, “non fa ridere e neppure pensare”? Cosa vorrebbe dire? Io mi rattristo molto perché è la Camera dei deputati, vale a dire il Parlamento del mio Paese, che ha espulso Napoleone!

Luisa Specchia — Lecce

Rampelli ha il diritto di arredare come gli pare i propri uffici di vicepresidente, compresa l’anticamera e il corridoio. Non c’è stata nessuna decisone collegiale, non è stato coinvolto l’ufficio di presidenza e dunque non c’è stata l’espulsione di Napoleone dal Parlamento italiano. Negli ultimi due secoli è capitato a molti di sentirsi Napoleone. A Rampelli capita di sentirsi Wellington. Insomma voglio dire che la guerra di Rampelli a Napoleone andrebbe ridimensionata nella rubrica “la scemenza del giorno”, e dunque prometto di non occuparmene più.

Caro Merlo, “ho fatto un percorso”. Ghigliottina?

Margherita Smeraldi

Ghigliottina.

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