Lo scrittore Permunian su Lucano. “Al pm, mio nipote, dissi: fuggi da Locri”
di Francesco MerloCaro Merlo, sono contento di aver letto ieri la sua risposta al signor Piero Orrù in merito alla vicenda di Mimmo Lucano, di cui ho sempre seguito il caso umano e giudiziario col fiato sospeso e l’animo amareggiato e avvilito. Amareggiato soprattutto perché io sono lo zio di Michele Permunian, quel pm di Locri che ha sostenuto l’accusa contro Lucano (e al quale, a suo tempo, avevo inutilmente chiesto di “ritirarsi” da quel processo – e se possibile, dalla Procura di Locri ).
Francesco Permunian
Lei, che è uno scrittore famoso, non si arrabbierà se tra i tantissimi zii della letteratura - Manzoni, Cechov, Thomas Mann…- io la paragono allo “Zio” di Paolo Conte, quello che “spiega la vita, spiega i perché”. Quando andai a Locri, Luigi D’Alessio, salernitano, allora sessantenne, era il procuratore capo. Fu lui che affidò il processo Lucano al padovano Michele Permunian, suo nipote appunto. Era il più giovane dei sostituti, in magistratura solo da un anno, cattolico con una grande esperien…
Caro Merlo, sono contento di aver letto ieri la sua risposta al signor Piero Orrù in merito alla vicenda di Mimmo Lucano, di cui ho sempre seguito il caso umano e giudiziario col fiato sospeso e l’animo amareggiato e avvilito. Amareggiato soprattutto perché io sono lo zio di Michele Permunian, quel pm di Locri che ha sostenuto l’accusa contro Lucano (e al quale, a suo tempo, avevo inutilmente chiesto di “ritirarsi” da quel processo – e se possibile, dalla Procura di Locri ).
Francesco Permunian
Lei, che è uno scrittore famoso, non si arrabbierà se tra i tantissimi zii della letteratura - Manzoni, Cechov, Thomas Mann…- io la paragono allo “Zio” di Paolo Conte, quello che “spiega la vita, spiega i perché”. Quando andai a Locri, Luigi D’Alessio, salernitano, allora sessantenne, era il procuratore capo. Fu lui che affidò il processo Lucano al padovano Michele Permunian, suo nipote appunto. Era il più giovane dei sostituti, in magistratura solo da un anno, cattolico con una grande esperienza nel volontariato: veglia tra i poveri e impegno spirituale. A Locri, Michele, sembrava un fuori parte, elegante con i gemelli ai polsini, giacca blu e pantaloni a quadrettini chiari. Il vecchio procuratore in jeans e il giovane sostituto in tiro sembravano gli ufficiali che nei film western vorrebbero sempre litigare, da un lato John Wayne, che conosce gli indiani e parla la loro lingua, e dall’altro l’ingenuo zelo del tenente, appena uscito dall’accademia di West Point, con la spiritualità di un novello “giudice ragazzino”. Fu questo sostituto padovano a scrivere e a mandare al tribunale del riesame di Reggio la memoria che replicava “in maniera fattuale, - mi disse - punto per punto” ai sacrosanti rilievi che già allora aveva fatto la Cassazione e che in Appello hanno ora trovato le loro serene ragioni. È davvero difficile spiegare l’accanimento, ma la ringrazio per la sua lettera, caro zio Francesco, che deve esserle costata tanto e mi aiuta a non credere al complotto politico, al quale neppure Lucano crede. Ieri al telefono, con la sentenza ancora calda, Mimmo non ha ceduto alla tentazione del rancore. E di quel loro accanimento, che ha distrutto il prezioso modello di Riace, ha detto con amarezza che è stata “una trappola del territorio”. Io lo capisco, e credo anche lei, ma, certo, Mimmo avrà tempo di spiegarsi meglio.
Caro Merlo, sa spiegarmi perché il signor Buffon sia stato inserito nello staff della Nazionale? È il caso di stipendiare un personaggio che a suo tempo era stato coinvolto nelle scommesse e aveva risposto a un cronista, io con i miei soldi faccio quello che voglio?
Gianni Novelli
Buffon è un campione, tra i più grandi, che ha fatto la storia del calcio italiano e all’arte magica del pallone può ancora dare molto. E allora Maradona? Lei lo avrebbe chiuso in galera?
Caro Merlo, ho letto questa frase di Hamas (“uccideremo un ostaggio civile ad ogni attacco israeliano senza preavviso”) e non ci capisco più nulla. Quindi la regola - ma esistono le regole in guerra? - era: “colpisco il palazzo di Tizio”, “butterò giù la casa di Caio”? Ma che guerra è? Dove si è vista mai?
Luca Cardinalini - Marsciano (Perugia)
Non tutto è permesso in guerra, ma la guerra si permette di tutto.
Caro Merlo, in pochi minuti un numero indefinito di “mi verrebbe da dire”. Ghigliottiniamo?
Antonio Carotti
Ghigliottiniamo.