Uffizi, la rivolta degli architetti. Piccoli gesti da terrorista
di Francesco MerloL'archietto Isozaki aglli Uffizi
(ansa)Caro Merlo, a Firenze hanno annullato il concorso vinto, 25 anni fa, da Arata Isozaki per la porta d’uscita degli Uffizi. L’architetto giapponese, vincitore del Pritzker Prize, è morto e l’Italia fa una figuraccia mondiale come ha denunciato il sindaco Nardella. La vicenda ha un sapore evangelico: il Consiglio superiore Beni culturali è l’istituzione (il Sinedrio) che ha bocciato il progetto, il sottosegretario Sgarbi ha perorato la causa (Caifa), il ministro Sangiuliano se n’è lavato le mani (Ponzio Pilato). Circola l’immagine del progetto alternativo con alcuni cespugli al posto della loggia in omaggio alla retorica ambientalista. Se venisse indetto un concorso, gli architetti dovrebbero rifiutarsi di partecipare vista l’inaffidabilità dell’Italia.
Arch. Pino Brugellis — Firenze
È vero che la giuria nel 1999 lo aveva decretato vincitore, ma è anche vero che il progetto Isozaki, che era moderno 25 anni fa, non può più esserlo oggi. Di sicuro da 25 anni — un ritardo che raddoppia la g…
Caro Merlo, a Firenze hanno annullato il concorso vinto, 25 anni fa, da Arata Isozaki per la porta d’uscita degli Uffizi. L’architetto giapponese, vincitore del Pritzker Prize, è morto e l’Italia fa una figuraccia mondiale come ha denunciato il sindaco Nardella. La vicenda ha un sapore evangelico: il Consiglio superiore Beni culturali è l’istituzione (il Sinedrio) che ha bocciato il progetto, il sottosegretario Sgarbi ha perorato la causa (Caifa), il ministro Sangiuliano se n’è lavato le mani (Ponzio Pilato). Circola l’immagine del progetto alternativo con alcuni cespugli al posto della loggia in omaggio alla retorica ambientalista. Se venisse indetto un concorso, gli architetti dovrebbero rifiutarsi di partecipare vista l’inaffidabilità dell’Italia.
Arch. Pino Brugellis — Firenze
È vero che la giuria nel 1999 lo aveva decretato vincitore, ma è anche vero che il progetto Isozaki, che era moderno 25 anni fa, non può più esserlo oggi. Di sicuro da 25 anni — un ritardo che raddoppia la già malefica media italiana — Isozaki, a Firenze, fa litigare tutti Eppure, il grande architetto ha realizzato il grattacielo più bello di Milano ed è morto in gloria. Povero Isozaki, si sentiva così italiano che a Tokyo riceveva nel ristorante “Amore”. Invece adesso, persino nelle parole crociate, la soluzione di “divide Firenze” non è più di 4 lettere, Arno, ma di 7: Isozaki. Per capire quanto di vacuo ci sia in questa storia di “vitelloni a Firenze”, basta valutare le autorevoli posizioni di Eike Schmidt, il direttore tedesco degli Uffizi, che nel 2019 era d’accordo con il ministro Franceschini per realizzarlo e ora è d’accordo con il ministro Sangiuliano per non farlo. Lo chiamano il “tedesco napoletano” in omaggio alla napoletanità di Sangiuliano che, appena nominato ministro, voleva cacciarlo perché “straniero” e ora vuole candidarlo a sindaco di Firenze. Sangiuliano, che è il contrario di Ponzio Pilato, nel “Consiglio Superiore Beni culturali e Paesaggistici”, che all’unanimità ha affossato il progetto, non ha nominato né un architetto né uno storico dell’arte, ma una prof di italiano, un ex consigliere della corte dei conti e tre giuristi, tra i quali la valorosa vedova di Pinuccio Tatarella. E ora? Forse ci sarà un nuovo concorso o forse si andrà avanti con una consulenza, come suggerisce Vittorio Sgarbi, per sostituire con un bel tocco di verde l’architettura e dunque pagare ma risparmiare. Nessuno garantisce che, tra ricorsi e sospensioni, la lite non continui per altri 25 anni.
Caro Merlo, il terrorista di Bruxelles, dopo aver ucciso tre persone e inneggiato alla guerra santa, sale sullo scooter e... indossa il casco. Tanti anni fa un killer mafioso (pentito) mi raccontò: “Il primo scricchiolio interiore lo ebbi il giorno che, ucciso un uomo che non conoscevo, sulla via del ritorno, in macchina sentii la sirena di un’ambulanza e accostai per farla passare. Avevo tolto la vita a una persona che non conoscevo e cercavo di non ostacolare i soccorsi per salvare una persona che non conoscevo”.
Luca Cardinalini
Ecco un gesto uguale e contrario: “Davanti a Moro rannicchiato nel bagagliaio, Moretti tremava per il panico. Provò lo stesso a sparare ma la pistola si inceppò. Gallinari stava peggio di lui e piangeva. Germano Maccari scansò tutti e due, impugnò la Scorpion e sparò” (Lanfranco Paci, intervista a Sabelli Fioretti. “Sette” 13 — 9 — 2001)