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Zanasca, il doping non è virtuale. La stupidità della patata piccante

Posta e risposta del 26 ottobre 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, che mondo ci aspetta? Ci stavo pensando proprio oggi, quando ho letto - fossi il direttore di un giornale o di un telegiornale, sarebbe stata la mia notizia di apertura - della squalifica, per assunzione di uno steroide anabolizzante (dal nome buffissimo: lo stanozololo), del ciclista Luca Zanasca. Lei dirà: è dov’è la novità? Sta nello sport, meglio nell’eSport: il ciclismo virtuale. Mi sono spiegato?

Luca Cardinalini - Marsciano (Perugia)

Non so che mondo ci aspetta, ma forse potremmo farcene un’idea se riuscissimo a capire quanto sia sottile la linea che separa e-sport e sport. Consiglio il bel film Gran Turismo, che racconta la storia vera di Jann Mardenborough, pilota di videogiochi che diventa pilota reale, frequentando la scuola che la Nissan ha creato apposta per quelli che guidano nel salotto di casa ma aspirano all’auto da 300 km/h. Il film di Neill Blomkamp non affronta l’argomento del doping, anche perché racconta una storia di piloti automobilistici. Ma è ovvi…

Caro Merlo, che mondo ci aspetta? Ci stavo pensando proprio oggi, quando ho letto - fossi il direttore di un giornale o di un telegiornale, sarebbe stata la mia notizia di apertura - della squalifica, per assunzione di uno steroide anabolizzante (dal nome buffissimo: lo stanozololo), del ciclista Luca Zanasca. Lei dirà: è dov’è la novità? Sta nello sport, meglio nell’eSport: il ciclismo virtuale. Mi sono spiegato?

Luca Cardinalini - Marsciano (Perugia)

Non so che mondo ci aspetta, ma forse potremmo farcene un’idea se riuscissimo a capire quanto sia sottile la linea che separa e-sport e sport. Consiglio il bel film Gran Turismo, che racconta la storia vera di Jann Mardenborough, pilota di videogiochi che diventa pilota reale, frequentando la scuola che la Nissan ha creato apposta per quelli che guidano nel salotto di casa ma aspirano all’auto da 300 km/h. Il film di Neill Blomkamp non affronta l’argomento del doping, anche perché racconta una storia di piloti automobilistici. Ma è ovvio che, se è sballato il mondo reale, sia sballato anche quello virtuale e che ciascuno porti da una dimensione all’altra anche la scimmia che tiene sulla spalla, si chiami cocaina o stanozololo.

Caro Merlo, la confezione è a forma di bara, dentro una sola patatina super piccante, da toccare con un guanto. L’azienda produttrice s’inventa un’iniziativa di marketing (hot chip challenge) con la quale sfida l’assaggiatore temerario a resistere il più possibile al sapore della patatina e poi mandare un video con la propria bravata. Il più resistente verrà premiato. Pare che negli Stati Unti la patata piccante abbia fatto un morto e in Italia un incauto influencer, del quale ometto il nome per non farli pubblicità, è finito in ospedale. Leggo che anche Cattelan e Fedez si sarebbero prestati alla sfida. Il ministero della Salute è in allarme. Ci dobbiamo aspettare un disegno di legge che proibisca la patatina piccante?

Vito Mangano – Roma

Non ci sono leggi che puniscono la stupidità, e solo in apparenza la patata piccante rende simpatico il mondo antico dei rischi per spavalderia, le gare di resistenza, i soffocamenti, le pericolose esibizioni impennando le moto, e così via sino agli sport estremi e agli azzardi in cui ci si gioca la vita (ricorda film Il cacciatore?) con la roulette russa. Dalla pistola alla patata è cresciuta solo la stupidità.

Caro Francesco, va a votare meno del venti per cento e gli eletti cantano vittoria.

Antonio Iorio - Garbagnate Milanese (Milano)

Gli eletti hanno ragione a cantare vittoria. L’elezione a Monza sarebbe stata valida anche se a votare fosse andato un solo elettore, magari imparentato con Galliani. L’astensionismo, che sino agli anni Sessanta veniva punito con una nota di demerito, non è un delitto, ma è un diritto. È una legittima scelta di opposizione impotente. Esprime disinteresse, delusione, sfiducia, disgusto, la possibilità di dire “ma io non li ho votati” con la rassegnazione a non contare, l’amara certezza di non essere comunque rappresentato, l’illusione di tirarsi fuori, con il paradosso dell’attuale Parlamento di centrodestra, che minaccia di cambiare la Costituzione pur essendo stato votato da una minoranza di elettori.

Caro Merlo, “severamente vietato”. Si può vietare con indulgenza? Allora perché non scrivere “ingresso più vietato” e “ingresso meno vietato”?

Marta Danzini – Ascoli Piceno

Ghigliottina.

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