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Eutanasia all’italiana e religione. Buttafuoco, bene anche a sinistra

Pietrangelo Buttafuoco

 (ansa)
Posta e risposta di sabato 28 ottobre 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, tutti hanno ormai capito che Hamas è il nemico numero uno del popolo palestinese.

Giorgia Zucchi — Brescia

Ma molti fanno finta di non capire.

Caro Merlo, ho apprezzato la sua risposta al lettore che le scriveva dal Belgio sull’eutanasia. Non ho ben capito però perché scrive che medici e familiari, che in Italia praticano la morte silenziosamente assistita con riserbo e pudore, sono cattolici “come tutti gli italiani”. Siamo tutti cattolici? Non vi sono Italiani di altre fedi religiose o non credenti?

Roberto Toniol — Padova

Certo che ci sono, e meno male, italiani di altre fedi o non credenti. Ma nella definizione di “eutanasia all’italiana” io evocavo, crocianamente, una religione che sa stare “accanto” e non “contro” le estreme decisioni di impegno e di rischio personale. Parlo dell’amore che permette, nelle case e negli ospedali, con l’aiuto discreto dei medici e degli infermieri, di staccare la spina a un marito o una figlia quando la guarigione non è più perseguibil…

Caro Merlo, tutti hanno ormai capito che Hamas è il nemico numero uno del popolo palestinese.

Giorgia Zucchi — Brescia

Ma molti fanno finta di non capire.

Caro Merlo, ho apprezzato la sua risposta al lettore che le scriveva dal Belgio sull’eutanasia. Non ho ben capito però perché scrive che medici e familiari, che in Italia praticano la morte silenziosamente assistita con riserbo e pudore, sono cattolici “come tutti gli italiani”. Siamo tutti cattolici? Non vi sono Italiani di altre fedi religiose o non credenti?

Roberto Toniol — Padova

Certo che ci sono, e meno male, italiani di altre fedi o non credenti. Ma nella definizione di “eutanasia all’italiana” io evocavo, crocianamente, una religione che sa stare “accanto” e non “contro” le estreme decisioni di impegno e di rischio personale. Parlo dell’amore che permette, nelle case e negli ospedali, con l’aiuto discreto dei medici e degli infermieri, di staccare la spina a un marito o una figlia quando la guarigione non è più perseguibile e la sofferenza fisica e morale compromette la qualità e la dignità della vita. “Per dignità — scrisse Montanelli — intendo anche, e dico anche, l’abilitazione a frequentare da solo la stanza da bagno”. Ma non sfuggo alla domanda e provo ad aggiornare, caro Toniol, il Croce di Perché non possiamo non dirci “cristiani”: proprio come gli inglesi con la Corona, anche gli italiani non credenti hanno l’oscuro sentimento che la religione, nella nostra storia nazionale, sia come l’inchiostro in cui si avvolge la seppia.

Caro Merlo, il convertito Buttafuoco a dirigere la Biennale. Meglio essere adepti dell’Islam o fascista? Ma lui non si è mai dichiarato fascista…

Salvatore Siddi — Pino d’Asti

Temo di mettere Buttafuoco nei guai con le mie lodi e dunque gli risparmio la fatica di doverne rispondere. Mi limito a dire che a quel posto, o a uno equivalente, avrebbe già potuto (e dovuto) chiamarlo qualsiasi altro governo, meglio se di sinistra.

Caro Merlo, patata bollente, piccante; e “la patata” più desiderata, no? Gli antichi romani amavano un piatto a base di patate e piselli (il capisum annuum), da qui l’uso triviale dell’accostamento agli organi genitali maschili e femminili.

Attilia Giuliani

Per salvare patate e piselli, introdurrei nel codice penale il reato di abuso di metafora.

Caro Merlo, il difetto della democrazia sta nel creare una minoranza, inficiando così la democrazia stessa. Lo sapeva Pericle, e risolse la questione con l’areopago, il tiranno illuminato e i suoi come lui. Soluzione: egoismo quattrinoso, chiamalo mafia, cioè appartenenza. (Ps: potrei anche firmare, data la stupidaggine scritta, ma per non correre il rischio non firmo).

Franco Palmieri — Roma

Come vede, ho firmato io, d’imperio, questo suo “scherzo”, abolendo, proprio come lei auspica, la volontà della minoranza, la sua.

Caro Merlo, tra le scrittrici siciliane va inclusa Luisa Adorno, che era nata a Pisa ma nel bellissimo “L’ultima provincia” ha descritto la Sicilia prima di archetipi ed equivoci del camillerismo.

Sergio Giucastro — Milano

L’ultima provincia (Sellerio) è il capolavoro che ha reso Luisa Adorno una delle più grandi scrittrici italiane. Ma quella era una lista di contemporanee e viventi.

Caro Merlo, per la ghigliottina: “chapeau”.

Anna Beltrame

Per rispettare la Francia ghigliottiniamo anche “tanto di cappello”.


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