Religione, la preghiera “contro”. Il tubero delle mille metafore
di Francesco MerloPatate al forno
Caro Merlo, forse avrà ragione il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, a considerare, per chi crede, la preghiera “uno strumento importante di intervento” ma dipende da chi prega e per quali intenzioni. Per secoli i cristiani hanno pregato per convertire i “perfidi giudei” seguiti da pogrom contro gli stessi. Venti mesi fa Kirill, Patriarca di Mosca, ha benedetto armi e soldati degli aggressori russi. Venti giorni fa abbiamo sentito i fondamentalisti di Hamas invocare il loro Dio, Allah, mentre massacravano innocenti, considerati infedeli. In tutti questi casi la preghiera è diventata un’arma contundente.
Walter Merzagora — Milano
La preghiera “contro” non è prevista dal Vangelo, ma io, che non me ne intendo, so anche che il Vecchio Testamento è pieno di collere di Dio che ordina lo sterminio di uomini. In generale, il fondamentalismo può infettare e perdere qualsiasi religione, non solo l’Islam. Oggi i fondamentalisti come Hamas sono i nemici più ostinati della tolleranza e della…
Caro Merlo, forse avrà ragione il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, a considerare, per chi crede, la preghiera “uno strumento importante di intervento” ma dipende da chi prega e per quali intenzioni. Per secoli i cristiani hanno pregato per convertire i “perfidi giudei” seguiti da pogrom contro gli stessi. Venti mesi fa Kirill, Patriarca di Mosca, ha benedetto armi e soldati degli aggressori russi. Venti giorni fa abbiamo sentito i fondamentalisti di Hamas invocare il loro Dio, Allah, mentre massacravano innocenti, considerati infedeli. In tutti questi casi la preghiera è diventata un’arma contundente.
Walter Merzagora — Milano
La preghiera “contro” non è prevista dal Vangelo, ma io, che non me ne intendo, so anche che il Vecchio Testamento è pieno di collere di Dio che ordina lo sterminio di uomini. In generale, il fondamentalismo può infettare e perdere qualsiasi religione, non solo l’Islam. Oggi i fondamentalisti come Hamas sono i nemici più ostinati della tolleranza e della civiltà occidentale, i moderni interpreti di quella devastazione che è inevitabile ogni volta che si cerca di far stare l’Infinito nel finito, ogni volta che si vuole imporre agli uomini le leggi di un Dio che è e deve restare una grazia privata, luce e preghiera delle singole coscienze, una scelta di libertà individuale.
Caro Merlo, a proposito della lettera di Attilia Giuliani, la patata è arrivata in Europa nel XVI secolo. Ergo, il piatto romano che citava conteneva un altro tubero.
Guglielmo Siccardi
È vero, la patata venne introdotta in Europa dagli spagnoli tra il 1580 e il 1585 e dunque gli antichi romani usavano altri tuberi. La storiografia dell’alimentazione si è molto occupata della patata, che vanta più di 5.000 varietà. Rimane da capire perché sia l’alimento che più ha prodotto metafore. Era di questo che parlavamo, dall’accrescitivo patatona con il suo maschile, patatone, sino al diminutivo patatina, dalle frites di Roland Barthes al sacco di patate, allo spirito di patata e alla patata bollente.
Caro Merlo, non per scelta ma per assenza di tempo ero sprovvista o quasi di notizie su Buttafuoco. Essendo veneziana interessata alla nostra Biennale leggo Cazzullo che ne fa un panegirico sul “Corriere”. Lei lo conosce e di lei mi fido. Che ne pensa?
Paola Scarpa — Venezia
Cara signora Paola, ne penso bene e l’ho scritto già ieri (sabato 28 ottobre). A Buttafuoco (quasi) tutti riconoscono le competenze culturali e la libertà di pensiero. Io conosco anche le sue qualità manageriali e prevedo che saprà stupire e conquistare anche i suoi critici.
Caro Merlo, a proposito dell’orrore dei femminicidi, necessita di un consulto la proposta di ghigliottina per “atto inconsulto”?
Carlo Amanti
“Atto inconsulto” non è un’espressione abusata, un intercalare consumato, un rifugio lessicale pronunziato con l’aria saputa, un tic linguistico. Non merita una condanna, meno che mai capitale. L’aggettivo “inconsulto” significa — cito il Battaglia — “che muove da mancanza di matura riflessione e di prudenza o da desiderio e da impulso violento, prorompente, o da stimolo irrazionale”. Sono sicuro che, tra i tanti femminicidi, ci sia anche l’atto inconsulto e persino “inconsultissimo”, che è il sontuoso superlativo, raro ma appropriato all’enormità che lei segnala come “orrore”. Dunque, sì alla ghigliottina, ma per “orrore”.