Ostaggi, a lezione da Quattrocchi. Davvero Giorgia ha letto Tolkien?
di Francesco MerloCaro Merlo, gli ostaggi sono tutti, come scrisse Moro nella sua prima lettera dal covo delle Br, “sotto un dominio pieno e incontrollato” dei rapitori. Anche nei video girati dai loro carnefici sono sotto quel dominio. Ho un carattere forte e mi illudo di essere stato persino coraggioso, quando ce n’è stato bisogno, ma, devo dire la verità, forse anch’io, se fossi prigioniero di Hamas, mi metterei a gridare “Allah akbar, e forse pure senza essere torturato: mi basterebbe guardare le lame con cui sgozzano. E magari lo direi prima ancora che me lo chiedano.
Vito Mangano – Roma
Ho letto molte rievocazioni sui tanti ostaggi uccisi dai terroristi islamisti, ma nulla su Fabrizio Quattrocchi che, rapito in Iraq insieme ad altri addetti alla sicurezza, il 14 aprile 2004 sfidò con lo sguardo i suoi carnefici dicendo: “Vi faccio vedere come muore un italiano”. Un attimo prima di essere ucciso, sfoderando gli occhi, spiazzò e sconfisse non solo i suoi selvaggi aguzzini, ma anche i reporter loro …
Caro Merlo, gli ostaggi sono tutti, come scrisse Moro nella sua prima lettera dal covo delle Br, “sotto un dominio pieno e incontrollato” dei rapitori. Anche nei video girati dai loro carnefici sono sotto quel dominio. Ho un carattere forte e mi illudo di essere stato persino coraggioso, quando ce n’è stato bisogno, ma, devo dire la verità, forse anch’io, se fossi prigioniero di Hamas, mi metterei a gridare “Allah akbar, e forse pure senza essere torturato: mi basterebbe guardare le lame con cui sgozzano. E magari lo direi prima ancora che me lo chiedano.
Vito Mangano – Roma
Ho letto molte rievocazioni sui tanti ostaggi uccisi dai terroristi islamisti, ma nulla su Fabrizio Quattrocchi che, rapito in Iraq insieme ad altri addetti alla sicurezza, il 14 aprile 2004 sfidò con lo sguardo i suoi carnefici dicendo: “Vi faccio vedere come muore un italiano”. Un attimo prima di essere ucciso, sfoderando gli occhi, spiazzò e sconfisse non solo i suoi selvaggi aguzzini, ma anche i reporter loro alleati dell’emittente Al Jazeera che non mandò in onda il video. La tv militante di guerra, che regolarmente mostrava tutte le atrocità e i ricatti della ferocia che già allora alimentavano il sogno necroforo della rivoluzione islamista, capì che in quel video il vinto risultava vincente. L’ultima disperata arma di un condannato a morte sono la sua voce e i suoi occhi. E Quattrocchi, è simpatico dirlo, aveva “quattro occhi”, e scintillarono. È un eroe dimenticato, forse un eroe per caso, come capita a volte agli italiani. Nessuno di noi davvero può dire se, pur “sotto un dominio pieno e incontrollato”, quando la ferocia e la morte ci prendono in contropiede, non vengano fuori come un’ostinazione la patria, la religione, i propri valori di civiltà. E dunque, caro Mangano, non si sottovaluti e non li sopravvaluti.
Caro Merlo, sono andata al cinema domenica pomeriggio. Che bello essere in una sala completamente esaurita. Che bello vedere un ottimo film. “C’è ancora (un) domani”, se si tiene alta la qualità.
Rita Stella -Milano
Cara signora, avrei voluto esserci solo per vedere lo spettacolo della sua felicità.
Caro Merlo, Adriano Romualdi, figlio di Pino, è stato mio compagno di liceo. Quando sento la Meloni usare personaggi fantastici come Atreju o Gandalf mi torna alla mente una discussione demenziale con Adriano che sosteneva (forse citando Julius Evola) che l’evoluzione era una teoria falsa, ma in effetti noi discendiamo da “semidei decaduti”. Ora non ho più sentito queste scemenze ma ho qualche sospetto sulle origini di certi riferimenti di destra.
Claudio Procesi, La Sapienza- Roma
Era il 1977 e nei “campi Hobbit”, invisi ad Almirante, si cantava “La foiba di San Giuliano”, “Storia di una SS”, “La ballata del nero”, mettendo confusamente insieme l’inglese Tolkien con il Battisti di “guidare a fari spenti nella notte” e con Evola, l’astruso filosofo filonazista che Mussolini trattava come un menagramo (toccandosi). Adriano Romualdi aveva sicuramente ben studiato Evola e letto Tolkien. Scommetterei invece che Giorgia, che inaugurerà il 15 novembre la mostra su Tolkien, ha solo visto i vecchi film tratti dal Signore degli Anelli. Caro Procesi, in una trasmissione a quiz sarebbe facile dimostrarlo. Magari da Pino Insegno. La sfidiamo?
"E niente”: ghigliottiniamo?
Teodora Iannetti
Ghigliottiniamo, ma salviamo il romanesco “gnente gnente”.