La civiltà del testamento biologico. Antisemitismo, il cuore di tenebra
di Francesco MerloRoma, 28 ottobre: una manifestazione pro palestinesi
(fotogramma)Caro Merlo, ho letto le sue risposte su eutanasia e suicidio assistito e mi preoccupa che se ne tragga l’informazione che in Italia sia possibile agire solo nella clandestinità. In Italia si può legalmente “staccare la spina” rifiutando le cure, nutrizione artificiale compresa. Lo prevede la legge 219 del 2017. Il paziente accetta la malattia e lascia che faccia il suo corso fino alla morte ma rifiuta quello che per lui/lei è non dignitoso o fonte di sofferenza insopportabile. Non sempre è possibile avere il consenso del paziente e perciò la legge prevede il testamento biologico (Dat) per esprimere in anticipo le proprie volontà. Della legge sono stata la relatrice alla Camera, e ne seguo la faticosa applicazione. Chi è nemico dell’autodeterminazione sta alzando la voce contro una legge che andrebbe difesa, conosciuta e applicata.
Donata Lenzi (già relatrice della legge 219/2017)
Tutti dovrebbero fare il testamento biologico, e io l’ho fatto. Permette di decidere, da lucidi, sino a ch…
Caro Merlo, ho letto le sue risposte su eutanasia e suicidio assistito e mi preoccupa che se ne tragga l’informazione che in Italia sia possibile agire solo nella clandestinità. In Italia si può legalmente “staccare la spina” rifiutando le cure, nutrizione artificiale compresa. Lo prevede la legge 219 del 2017. Il paziente accetta la malattia e lascia che faccia il suo corso fino alla morte ma rifiuta quello che per lui/lei è non dignitoso o fonte di sofferenza insopportabile. Non sempre è possibile avere il consenso del paziente e perciò la legge prevede il testamento biologico (Dat) per esprimere in anticipo le proprie volontà. Della legge sono stata la relatrice alla Camera, e ne seguo la faticosa applicazione. Chi è nemico dell’autodeterminazione sta alzando la voce contro una legge che andrebbe difesa, conosciuta e applicata.
Donata Lenzi (già relatrice della legge 219/2017)
Tutti dovrebbero fare il testamento biologico, e io l’ho fatto. Permette di decidere, da lucidi, sino a che punto essere curati, e permette di scegliere un “fiduciario”, un sostituto, se e quando fosse necessario, nelle relazioni con i medici. Nulla a che fare con l’eutanasia, che è reato, né con il suicidio assistito di una persona molto malata, che è legittimato ma boicottato.
Caro Merlo, penso che tutti potrebbero/ dovrebbero cercare di capire le ragioni del popolo palestinese (non quelle di Hamas, che non ne ha), così come tutti potrebbero/dovrebbero cercare di capire le ragioni del popolo ebraico (non sempre, purtroppo, quelle del governo israeliano). Non si può però tacere sull’indecente cartello esibito alla manifestazione pro Palestina di sabato 28 ottobre a Roma, dove si equipara la stella di David alla svastica nazista.
Alessandro Nerdi
A me pare che la gran parte degli italiani abbia chiaro che i palestinesi sono le vittime di Hamas, i loro scudi umani. Purtroppo, però, i cortei pro Palestina sono contagiati dall’antisemitismo più odioso, che arriva a capovolgere e oltraggiare la memoria della Shoah. Sono le posizioni di Hamas, di Erdogan, dell’Iran, che avvelenano l’Occidente, anche i nostri studenti e la sinistra in Italia. Chi è abituato alla solidarietà con i palestinesi assimila il nuovo al vecchio, e forse per pigrizia o per ideologia, o peggio per lo stimolo di un vecchio riflesso antisionista, attribuisce a Israele i crimini che Israele subisce. Così torna a scatenarsi, anche in Italia, l’antisemitismo, cuore di tenebra della civiltà.
Caro Merlo, se dopo il 7 ottobre Israele si fosse chiuso nel suo/nostro dolore, avrebbe vinto senza sparare un colpo. Se.
Franco Palmieri
Dopo ogni aggressione c’è sempre il “buono” che consiglia agli aggrediti di arrendersi nel nome della pace del mondo. Ma sottovalutare Hamas, pensare che si possa perdonare e convivere con i terroristi, è l’errore che è già costato il massacro del 7 ottobre. Penso anch’io che cedere alla rabbia, punire e vendicarsi, sia cadere nella trappola di Hamas, ma, caro Palmieri, “chiudersi nel dolore senza sparare un colpo” è un’iperbole pacifista persino comica che premia e incoraggia le aggressioni dagli islamisti in cerca di soluzione finale. Hamas, che è l’evoluzione militare e politica del terrorismo jihadista, sogna infatti di unire tutti i Paesi arabi nel grande Califfato, contro Israele, contro l’Occidente e contro i soliti buoni.