L’antisemitismo e la destra. Lavarsi le mani, prima e dopo
di Francesco MerloCaro Merlo, leggendo il giornale unico della destra (ne leggi uno è come se li hai letti tutti, e se li metti tutti insieme non ne viene fuori uno decente), mi colpisce la veemenza con cui difendono la loro posizione: dalla parte di Israele e degli ebrei, senza se e senza ma. Fosse stato così anche 80 anni fa (16 ottobre 1943), quando i nazifascisti li rapirono, li deportarono e li condannarono a morte da ostaggi innocenti, sarebbe stato molto meglio e loro più credibili oggi. Il tempismo, a volte, è tutto. Tradotto: i se e i ma, su chi ha nostalgie o cimeli mussoliniani in casa e ora sta con gli ebrei, ce li ho io.
Luca Cardinalini- Roma
È vero, nonostante la svolta davvero epocale di Gianfranco Fini e le posizione ferme che ha preso Giorgia Meloni, l’antisemitismo cova ancora nella destra, anche quella al governo, troppo benevola con il passato fascista e i suoi miti razziali. Le consiglio, nel bel libro di Mirella Serra, Uomini contro (Longanesi), il capitolo dedicato a Evola, un t…
Caro Merlo, leggendo il giornale unico della destra (ne leggi uno è come se li hai letti tutti, e se li metti tutti insieme non ne viene fuori uno decente), mi colpisce la veemenza con cui difendono la loro posizione: dalla parte di Israele e degli ebrei, senza se e senza ma. Fosse stato così anche 80 anni fa (16 ottobre 1943), quando i nazifascisti li rapirono, li deportarono e li condannarono a morte da ostaggi innocenti, sarebbe stato molto meglio e loro più credibili oggi. Il tempismo, a volte, è tutto. Tradotto: i se e i ma, su chi ha nostalgie o cimeli mussoliniani in casa e ora sta con gli ebrei, ce li ho io.
Luca Cardinalini- Roma
È vero, nonostante la svolta davvero epocale di Gianfranco Fini e le posizione ferme che ha preso Giorgia Meloni, l’antisemitismo cova ancora nella destra, anche quella al governo, troppo benevola con il passato fascista e i suoi miti razziali. Le consiglio, nel bel libro di Mirella Serra, Uomini contro (Longanesi), il capitolo dedicato a Evola, un tremendo antisemita sino agli Settanta e un odiatore delle donne di cui teorizzava la subalternità. Fu il maestro ispiratore di Angelo Izzo, il massacratore del Circeo, ed è molto apprezzato da Putin che lo conosce attraverso la propaganda di Aleksander Dughin, suo grande estimatore. Però, caro Cardinalini, l’intera Europa cristiana, cattolica e protestante, ha un grande debito storico con il popolo ebreo e il peggio, a destra e purtroppo a sinistra, è commuoversi per gli ebrei di ieri e odiare gli ebrei di oggi.
Caro Merlo, Stefano Massini su Robinson ci ricorda che fare la pipì è un atto rivoluzionario e classista. L’operaio (e il contadino) si lava le mani prima di mingere mentre il borghese le lava dopo. Ma in un film di qualche anno fa Marco Messeri, benestante e danaroso, le lava prima. E spiega: per rispetto verso il proprio corpo. Ci si lava prima (e anche dopo).
Piero Orrù
Le ricordo, caro Orrù, che anche le donne fanno la pipì e che i popoli si dividono in accovacciati e seduti e non ci sarà mai comprensione tra l’acqua e la carta, tra chi lava e chi strofina. Rose George nel libro del 2010 Il Grande Bisogno (Bompiani) calcola che ciascuno di noi, fortunati d’Occidente, passa almeno tre anni della sua vita in bagno e non solo perché la tecnologia e la scienza sono al servizio dell’evacuazione e della minzione quotidiane. Ci vanno anche per leggere, fumare, tirare cocaina, scrivere schifezze sui muri, consumare perversioni e, nel caso dei senzatetto di Londra, passarci la notte. Aggiungo che nel Terzo Mondo la dissenteria “uccide un bambino ogni quindici secondi” perché 2,6 bilioni di esseri umani non dispongono di presidi igienici e dunque la fanno come e dove capita.
Caro Merlo, una domanda semplice semplice: ma il generale Figliuolo che fine ha fatto?
Letizia Cesarini Sforza
In pandemia, dopo i disastri di Conte e Arcuri, Figliuolo fu l’arrivano i nostri. Speriamo di non averne di nuovo bisogno. Adesso fa il suo lavoro di normale generale. E da ieri, scrive l’Ansa, è in missione a Beirut.
Caro Merlo, ho una proposta per la ghigliottina, di cui davvero non sono sicura. So che i giornali possono far male, ma questo citatissimo “tritacarne mediatico” esiste davvero?
Marcella Dossena - Cremona
No. Esistono il buon giornalismo e il cattivo giornalismo. Ghigliottina.