Ladri di lasagne a Macerata. Sei milioni di poveri in cerca di Totò
di Francesco MerloCaro Merlo, nella frazione di Villa Potenza dei ladri hanno rovistato in casa di una signora che era assente nel fine settimana e, non trovando praticamente nulla, hanno rubato un “sodo di vincisgrassi” (così si chiamano le lasagne locali) e un altro di pomodori arrosto dal congelatore. Che cosa significa? Un ritorno ai “Soliti ignoti”?
Manuel Orazi — Macerata
Ci sono segnali che, nel frastuono dei dibattiti “culturali” più sconclusionati, non vengono registrati da nessun Censis, che è l’acronimo latineggiante di una pomposissima istituzione che si chiama Centro Studi Sociali. Inutilmente i ladri di Villa Potenza aspettano i nuovi Monicelli, Mattoli, Scarpetta e De Filippo, che in un dettaglio geniale e giocoso acchiappino quest’epoca di decadenza italiana dentro un mondo sempre più insanguinato. È infatti vero che questi soliti ignoti, che ripiegano sulla magnata, somigliano a quelli dei film di Totò. Sicuramente misurano la miseria che torna ad avanzare e forse le restituiscono la s…
Caro Merlo, nella frazione di Villa Potenza dei ladri hanno rovistato in casa di una signora che era assente nel fine settimana e, non trovando praticamente nulla, hanno rubato un “sodo di vincisgrassi” (così si chiamano le lasagne locali) e un altro di pomodori arrosto dal congelatore. Che cosa significa? Un ritorno ai “Soliti ignoti”?
Manuel Orazi — Macerata
Ci sono segnali che, nel frastuono dei dibattiti “culturali” più sconclusionati, non vengono registrati da nessun Censis, che è l’acronimo latineggiante di una pomposissima istituzione che si chiama Centro Studi Sociali. Inutilmente i ladri di Villa Potenza aspettano i nuovi Monicelli, Mattoli, Scarpetta e De Filippo, che in un dettaglio geniale e giocoso acchiappino quest’epoca di decadenza italiana dentro un mondo sempre più insanguinato. È infatti vero che questi soliti ignoti, che ripiegano sulla magnata, somigliano a quelli dei film di Totò. Sicuramente misurano la miseria che torna ad avanzare e forse le restituiscono la sua nobiltà. Totò elevava lo spaghetto a Dio degli affamati, qui siamo alla lasagna di risarcimento, di conforto, di consolazione, mangiata in versi da Aldo Fabrizi: «Sto piatto è proprio ‘na consolazione… che se divora tutto in un boccone». Hanno di nuovo fame gli italiani e di nuovo rubano pe’ magnà? Ecco, qui di seguito, una lettera, caro Orazi, che sembra scritta da un vero Censis, non quello che scopre solo l’acqua calda.
Caro Merlo, il Rapporto 2023 della Caritas intitolato “Tutto da perdere” segnala che in Italia ci sono sei milioni di persone in povertà assoluta. “Solo quindici anni fa la povertà — ha detto il cardinale Zuppi — riguardava appena il 3% della popolazione. Oggi è un fenomeno strutturale, visto che tocca quasi una persona su dieci: il 9,4% della popolazione residente vive, infatti, in una condizione di povertà assoluta”. La Chiesa, si sa, assolve ai suoi doveri e tra questi c’è lo “scandalo” della carità. Nella sola Roma ci sono 25.000 barboni, i famosi senzatetto, il peggio dei poveri. Abito dalle parti di Colle Oppio, ho due nipotine adolescenti e le dico la verità: mi fanno paura. Perché le scrivo, allora? So che il giornalismo si accende e si spegne seguendo il fatto del giorno, ma le chiedo come sia possibile che la letteratura, il cinema e l’arte, accecate e accanite e applaudite dalla politica, non vedano quest’Italia che diventa sempre più povera.
Mirella Bianchetti — Roma
Da tempo non credo più che i più poveri siano i più buoni. So che la povertà rende feroci, ma so anche che la povertà è la ferocia più indomabile. Qualche anno fa, proprio con la presunzione di raccontare “gli invisibili” di Roma, fui accolto in un campo abusivo dove una donna, che si chiamava Sneja e mi faceva da guida, tradusse per me una preghiera che finiva così: “Dio che non sei di pietra, Dio che non sei di marmo, ti scongiuro apri le porte del carcere”. Chiesi: per entrare o per uscire? E si mise a ridere. In quanto al cinema e alla letteratura “impegnata” spero che lei abbia letto la risposta che sta sopra la sua lettera. Ridateci Totò.
Caro Merlo, i giornali, anche Repubblica, sono pieni di icastici titoli sull’inasprimento di pena per le truffe agli anziani. Da che età si diventa anziani per consolidare reato e pena?
Sergio Munno — Riardo (Caserta)
La norma fissa l’inizio dell’anzianità a 65 anni. Forse, letta nella sua interezza, suonerebbe meno ridicola.