Caro Merlo, se il Ministro Lollobrigida ha chiesto di fermare il treno per rispettare, come ha detto, “un importante impegno istituzionale”, non mi sembra un atto così grave da chiedere le sue dimissioni. Anche perché, arrogante com’è, non mi sembra il tipo da dimettersi.
Mariella Spada – Roma
Scappare via dai treni in ritardo, dal Pnrr al Mes, dalla riforma della giustizia al taglio delle accise…, rischia d’essere la metafora e il destino del governo Meloni. E capisco che abbia fatto sorridere l’Italia l’ennesima arroganza da Sopracciò del ministro-cognato che ha già accumulato più bêtises degli indimenticabili ministri gaffeur a cinque stelle, da Toninelli a Fofò Bonafede a Di Maio che, quando credevano di fare una cosa seria, ne facevano invece una comica. Rovesciamo il metodo e proviamo a cercare il serio nella comicità di Lollo. Ebbene, è sicuramente più triste che ridicolo l’impegno che il ministro ha rivendicato come “istituzionale”: l’inaugurazione di un parco. Non andava a Caivano per sbaragliare il clan Moccia, ma per tagliare un nastro e pronunziare un discorsetto. Come vede, non è vittima dell’antipolitica né del populismo, ma di sé stesso. È infatti vero che la vita di un ministro è fatta anche di cerimonie, ma probabilmente quell’impegno era meno importante dei tanti impegni che altri viaggiatori avrebbero potuto avere: di lavoro, di affetti, di salute. Fermare un Frecciarossa è un’operazione complessa che fa crescere il ritardo e fa imprecare contro la classe dirigente. Invece di far telefonare all’amministratore delegato delle ferrovie e di umiliare un capotreno, il ministro avrebbe dovuto telefonare a Caivano e dirsi dispiaciuto per i disservizi delle ferrovie. Avrebbe potuto aprire, con calma e con il rigore dei fatti e dei numeri, una polemica “istituzionale” sui nostri treni che sono sempre stati, certamente più della mozzarella e delle cime di rape, e forse persino più della bandiera, il simbolo e l’orgoglio dello stato nazionale, della Nazione Italia. Penso che un ministro del made in Italy invece di scappare dai treni in ritardo, dovrebbe battersi per renderli efficienti. L’Italia, per parlare il linguaggio della retorica meloniana, è stata inventata dai poeti, ma dai treni è stata unificata. Sulle dimissioni sono d’accordo con lei, cara signora Spada: bisogna chiederle solo quando esiste la possibilità di ottenerle.
Caro Merlo, mi sembra che non solo il ministro Lollobrigida debba dimettersi, ma anche, se la ricostruzione di “Repubblica “ è corretta, l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, che avrebbe dovuto dire: “mi dispiace, ma a meno che lei non abbia un’ emergenza medica non possiamo fermare un treno”.
Letizia Cosentino (Urbino)
Chiedere le dimissioni significa impegnarsi in una battaglia, anche di lunga durata, per ottenerle. Da frequente passeggero posso dirle che le Ferrovie dello Stato meriterebbero più di una battaglia di lunga durata. Sapendo però che le dimissioni, specie se non vengono date, misurano, oltre che la struttura morale dei non dimissionari, anche il prestigio e la forza politica di chi non riesce ad ottenerle.
Caro Merlo, sento spesso i notiziari di Radiotre, nei quali si fa un uso abbondante di: diciamo, come dire, fammi dire, possiamo dire, mi viene da dire. . . Ghigliottina ?
Lorenzo Fogliani -Alba
Ghigliottina.