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La bestemmia, solo un pretesto. Salvini “suonato” suona Gaber

Posta e risposta di mercoledì 6 dicembre 2023
2 minuti di lettura

«Una mattina i sistemi andavano a singhiozzo, si bloccavano di continuo, è un problema che capita spesso. All’ennesimo blocco mi sono innervosito e ho imprecato, alla mia scrivania. Solo che c’era una responsabile di Hera e ha sentito». È il racconto di Franco, licenziato dalla Covisian. Nel 2010 Berlusconi infilò una bestemmia in una barzelletta. Monsignor Rino Fisichella lo giustificò: «Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose». Morale: dipende da chi bestemmia?

Roberto Cammi — Bologna

No. La sanzione della bestemmia, una multa, in Italia non è diffusamente applicata e i bestemmiatori sono in calo perché la secolarizzazione comporta un abbassamento della vocazione e quindi anche dell’invocazione e dell’imprecazione. Diminuiscono i preti e i bestemmiatori, con grande sofferenza dei preti bestemmiatori. Aumentano invece i licenziamenti, anche quelli ingiustificati e capricciosi come questo.

Caro Merlo, quando, con grande sorpresa, abbiamo appreso della nomina d…

«Una mattina i sistemi andavano a singhiozzo, si bloccavano di continuo, è un problema che capita spesso. All’ennesimo blocco mi sono innervosito e ho imprecato, alla mia scrivania. Solo che c’era una responsabile di Hera e ha sentito». È il racconto di Franco, licenziato dalla Covisian. Nel 2010 Berlusconi infilò una bestemmia in una barzelletta. Monsignor Rino Fisichella lo giustificò: «Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose». Morale: dipende da chi bestemmia?

Roberto Cammi — Bologna

No. La sanzione della bestemmia, una multa, in Italia non è diffusamente applicata e i bestemmiatori sono in calo perché la secolarizzazione comporta un abbassamento della vocazione e quindi anche dell’invocazione e dell’imprecazione. Diminuiscono i preti e i bestemmiatori, con grande sofferenza dei preti bestemmiatori. Aumentano invece i licenziamenti, anche quelli ingiustificati e capricciosi come questo.

Caro Merlo, quando, con grande sorpresa, abbiamo appreso della nomina del generale Vannacci a Capo di Stato Maggiore di tutte le forze terrestri, nessuna esclusa, i siciliani hanno detto “miiinghia”, i romani “me cojoni”, i napoletani “alla faccia du...”. Qual è stata la sua esclamazione?

Pasquale Regano — Andria

Ho ritmato le osterie, ho declamato i misteri gloriosi della goliardia, ho recitato le filastrocche sul caporal maggior e Fanfulla, e ho chiuso con Carlo Martello di De André e Villaggio. È la nuova egemonia culturale.

Caro Merlo, sarà che ormai anche alla riunione condominiale o alla sagra della pannocchia o alla convention (oh yes) della lista civica “Insieme verso il futuro” (i nomi ingannano: potrebbe essere destra, sinistra, sopra o sotto), c’è sempre uno che si alza e propone un sottofondo musicale, ruffiano e a capocchia (decontestualizzato, direbbero quelli bravi). Ampia la scelta, ma “il cielo è sempre più blu”, come la giacca del medesimo colore, va su tutto. Detto ciò, leggere che al convegno dei sovranisti xenofobi si udiva “Libertà è partecipazione” di Gaber mi ha sorpreso. È come se a una serata dell’Opus dei o dei Fratelli musulmani scegliessero come colonna sonora “Dio è morto” di Guccini.

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Sopraffatto dal successo di Giorgia Meloni, Salvini, razzista senza pensiero politico, è sempre più movimentista, nel senso che si muove molto, si agita, non si contiene e acchiappa tutto quello che gli capita, anche Gaber. Lo suona perché è suonato.

Caro Merlo, è guerra tra Marche e Abruzzo per sovranismo enologico. Il ministro Lollobrigida ha autorizzato l’uso della denominazione di vino Montepulciano ai soli produttori abruzzesi, obbligando gli altri alla denominazione Cordisco. Gli agricoltori delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata insorgono: «È chiaro che nella denominazione Rosso Piceno l’oggetto della tutela è il territorio Piceno, mentre nel caso di Montepulciano d’Abruzzo, l’oggetto della protezione è l’area regionale Abruzzo e non certamente Montepulciano che è anche il nome di un borgo iconico per la Toscana». Anche il rosso Conero è fatto con almeno l’80% di uve Montepulciano. E ora le Marche chiederanno l’uso esclusivo del vitigno Pecorino, prodotto anche a Chieti e oltre? Fratelli coltelli d’Italia, Piceni contro Sanniti (Vestini, Marsi, Carecini)?

Maria Rosini — Jesi (Ancona)

Il futuro del sovranismo sono le guerre di condominio.


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