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Mollaccioni e uomini d’onore. Sangiuliano e la torta in faccia

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano

 (ansa)
Posta e risposta di giovedì 7 dicembre 2023
2 minuti di lettura

Caro Merlo, non condivide quanto dice il generale Vannacci sugli uomini che uccidono le donne? Parla di “smidollati e mollaccioni” incapaci di accettare la fine di una storia perché dipendenti dalla donna amata. In modo meno grossolano è ciò che afferma il professor Crepet secondo il quale una certa educazione induce a pensare che tutto sia dovuto.

Luigi Guida — Barletta

Mi sembrate, lei e Vannacci, dentro la stessa confusione e sono certo che Crepet, se ci legge, sta sorridendo per l’accostamento. Capisco che le piaccia l’ossimoro della “violenza mollacciona”, ma il “vero uomo” di una volta che, virile e macho, secondo Vannacci non avrebbe ucciso la donna amata, dalla quale non sarebbe stato così dipendente, era il maschio caprone che puniva con la morte mogli, amanti e figlie, già al tempo della baronessa di Carini. E proprio perché consegnava il proprio onore al grembo di una donna. Il macho del delitto d’onore era “mollaccione” nel senso di vigliacco perché protetto dalla forza e …

Caro Merlo, non condivide quanto dice il generale Vannacci sugli uomini che uccidono le donne? Parla di “smidollati e mollaccioni” incapaci di accettare la fine di una storia perché dipendenti dalla donna amata. In modo meno grossolano è ciò che afferma il professor Crepet secondo il quale una certa educazione induce a pensare che tutto sia dovuto.

Luigi Guida — Barletta

Mi sembrate, lei e Vannacci, dentro la stessa confusione e sono certo che Crepet, se ci legge, sta sorridendo per l’accostamento. Capisco che le piaccia l’ossimoro della “violenza mollacciona”, ma il “vero uomo” di una volta che, virile e macho, secondo Vannacci non avrebbe ucciso la donna amata, dalla quale non sarebbe stato così dipendente, era il maschio caprone che puniva con la morte mogli, amanti e figlie, già al tempo della baronessa di Carini. E proprio perché consegnava il proprio onore al grembo di una donna. Il macho del delitto d’onore era “mollaccione” nel senso di vigliacco perché protetto dalla forza e dalla legge. Il femminicida, che rivuole quell’onore, si sente schiacciato dalle leggi e dalla coscienza pubblica che hanno liberato le donne. La mollacciosità è un codice orribile ma l’uomo d’onore rimpianto da Vannacci era più mollaccione del femminicida di oggi.

Caro Merlo, non posso credere che il ministro Sangiuliano sia così ingenuo da diffidare la satira soft di “Un giorno da pecora”, più umoristica che cattiva, e forse promozionale. Leggo che il conduttore Giorgio Lauro ha detto di non avere ricevuto la lettera e che l’avvocato di Sangiuliano non ha confermato di averla scritta. Uno scherzo?

Giorgia Miranda — Torino

Aspiranti vip e semivip, che partecipano a Un giorno da pecora, volontariamente si espongono alla presa in giro di Geppi Cucciari e Giorgio Lauro, un po’ come negli anni del berlusconismo si esponevano alle battute compiacenti sul palcoscenico del Bagaglino sino al lancio concordato della torta in faccia. E proprio a quella torta, voluta sulla propria faccia, somiglia questa seriosa, accigliata lettera attribuita all’avvocato di Sangiuliano. Comunque fosse scritta, la lettera non riuscirebbe a sfuggire alla comicità del politico che paga pegno. È troppo macchiettistica e avvocatesca la formuletta “vi diffido dal ridere del mio cliente che non è ignorante, ma è laureato in Giurisprudenza…”. C’è, insomma, una grande complicità tra il deriso e il derisore nello sproposito del ministro che si fa prendere in giro perché, impettito, non vuole farsi prendere in giro. Alla fine questa lettera sarebbe un capolavoro solo se fosse vera.

Caro Merlo, di fronte all’imbarbarimento della società, si può affermare che la felicità risiede nelle piccole cose, un libro, un film, una canzone, una cena, una passeggiata sulla spiaggia o nel bosco, una parola gentile, un bacio. Cantava Jim Morrison: “Fai attenzione alle piccole cose, perché un giorno ti volterai e capirai che erano grandi”.

Fabio Fiaschi

C’è una grande letteratura che racconta, bene come fa lei caro Fiaschi, il buon gusto a poco prezzo, le allusioni e gli accenni discreti, la cultura del pudore, i colori tenui e la dolcezza delle mezze tinte, il dialetto come lingua confidenziale e intima degli affetti, il prevalere dei sentimenti sui concetti… Non voglio disilluderla, ma solo ricordarle che questo mondo dolce delle petites gens è anche lo scenario ideale dei peggiori delitti, secondo Simenon.


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