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Babbo Natale, è bello far finta. Il 7 ottobre, imbarazzo a Torino

Ignazio La Russa con la moglie alla Scala

 (fotogramma)
Le lettere di sabato 9 dicembre 2023
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Caro Merlo, il giorno in cui, per cause di forza maggiore, il nostro amato presidente Mattarella dovesse essere sostituito, e non alla Scala, ci toccherebbe fischiare il Quirinale?

Emma Rivoli - Milano

Noi temevamo, e altri speravano, tutti senza osare confessarlo, di assistere non alla prima di una nuova stagione lirica, ma alla prova generale di una nuova stagione politica.

Caro Merlo, che Babbo Natale non esiste è la rilevazione più triste che si possa fare ai bambini. Eppure, l’insegnante di religione di una quinta elementare di Firenze si è divertita a svelare questo segreto che favorisce la complicità amorosa nelle famiglie.

Nicola Campoli - Napoli

Non è importante crederci ma fare, tutti insieme, finta di crederci. E ogni anno ci provano in tanti, ma con Babbo Natale non ce la fa nessuno. Né i pretacci spiritati che, con gli anticonsumisti, lo insolentiscono perché porta doni invece di perdoni e condoni, né gli estremisti del linguaggio inclusivo che volendo escludere la parol…

Caro Merlo, il giorno in cui, per cause di forza maggiore, il nostro amato presidente Mattarella dovesse essere sostituito, e non alla Scala, ci toccherebbe fischiare il Quirinale?

Emma Rivoli - Milano

Noi temevamo, e altri speravano, tutti senza osare confessarlo, di assistere non alla prima di una nuova stagione lirica, ma alla prova generale di una nuova stagione politica.

Caro Merlo, che Babbo Natale non esiste è la rilevazione più triste che si possa fare ai bambini. Eppure, l’insegnante di religione di una quinta elementare di Firenze si è divertita a svelare questo segreto che favorisce la complicità amorosa nelle famiglie.

Nicola Campoli - Napoli

Non è importante crederci ma fare, tutti insieme, finta di crederci. E ogni anno ci provano in tanti, ma con Babbo Natale non ce la fa nessuno. Né i pretacci spiritati che, con gli anticonsumisti, lo insolentiscono perché porta doni invece di perdoni e condoni, né gli estremisti del linguaggio inclusivo che volendo escludere la parola Natale, se le cavano con “l’albero delle feste”, con “buone vacanze” ma si smarriscono con Babbo Natale, con Father Christmas, con Père Noël.

Caro Merlo, non mi prenda per saccente, ma sono un suo accanito lettore napoletano e temo che non sia in corretto napoletano la frase, che lei ha scritto, “si finisce con il fare no bummolo più grosso do cuasone”. Il senso è chiaro e lo spirito è molto napoletano ma, probabilmente lei, che non mi risulta napoletano, ha cercato di riprodurre un suono, come fanno in tanti. Lo dico perché lei aveva già citato questa frase, che io provo a interpretare, sapendo che sono tante le variante possibili, in uso e in disuso, del pantalone napoletano. Dunque il cuasone probabilmente sta per cazone (forse pure cuazone) mentre bummolo sta decisamente per tummolo, che è la misura del volume in agricoltura.

Luigi Botta - Napoli

È una frase, trascritta a orecchio, che ho sentito pronunciare a una napoletana purosangue, mia madre, Nennella Buonocore, che purtroppo non c’è più. Mamma l’attribuiva al proprio padre, che io non ho avuto la fortuna di conoscere. Lo dico non per giustificare la mia trascrizione, che è certamente scorretta, ma perché forse la frase originaria potrebbe essere stata in napoletano arcaico. Chiedo scusa ai napoletani che, come lei, sono gelosi della propria bellissima lingua, ma è un errore d’amore, mannaggia ‘o suricillo.

Caro Merlo, seconde lei quanto sono grandi il guardaroba e la scarpiera di Giorgia Meloni? A fine mandato, Palazzo Chigi riuscirà a contenere il tutto?

Carlo Ferrua- Mondovi’ (Cuneo)

Ma una o uno che, con la parlata romanesca, la consiglia su come vestisse nun se trova? Non dico la puttanata dell’armocromista, non dico no stilista, ma na brava commessa de Zara.

Caro Merlo, cosa aspettano le femministe a condannare il femminicidio di massa delle donne ebree del 7 ottobre? Un gruppo femminista di Torino mi ha risposto che sta riflettendo. Avevo proposto loro di firmare l’appello comparso su Liberation dell’associazione “Paroles des femmes”. La risposta è stata negativa. Immagino che al loro interno il dibattito sia molto fervido ma non altrettanto veloce. Non mi è chiaro su cosa stiano riflettendo. Lei lo ha capito?

Sara Levi Sacerdotti –Torino

È un pessimo segnale ideologico che le femministe neppure condannino gli stupri del 7 ottobre. In quanto alla riflessione è solo un modo imbarazzato per liberarsi di lei.

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