Il Csm e i troppi “distaccati”. Scala, non fu colpa dello zelo
di Francesco MerloCaro Merlo, il Csm denuncia una situazione disastrosa: mancano 1.500 magistrati rispetto al “minimo sindacale” necessario per assicurare un po’ di decente amministrazione della giustizia e “combattere mafia e terrorismo”. In attesa che governo e Parlamento si destino dal letargo, si comincino a svuotare i ministeri dove decine di magistrati svolgono consulenze; così si faccia per tutti gli altri “luoghi” dove sono distaccati. I “distaccati” medesimi chiedano di tornare “in trincea”; e l’Associazione Nazionale dei Magistrati rivolga un pressante appello, in questo senso.
Valter Vecellio
Meriterebbe serenità questa antica polemica sui magistrati fuori ruolo nei ministeri, non solo alla Giustizia, all’estero, e negli organi costituzionali (Csm, Corte Costituzionale e Presidenza della Repubblica). Trovo giusto che i magistrati vengano chiamati negli organi costituzionali, che sono di garanzia, giurisdizionali, e quindi adatti alle loro funzioni naturali. Negli altri casi, voi radicali ave…
Caro Merlo, il Csm denuncia una situazione disastrosa: mancano 1.500 magistrati rispetto al “minimo sindacale” necessario per assicurare un po’ di decente amministrazione della giustizia e “combattere mafia e terrorismo”. In attesa che governo e Parlamento si destino dal letargo, si comincino a svuotare i ministeri dove decine di magistrati svolgono consulenze; così si faccia per tutti gli altri “luoghi” dove sono distaccati. I “distaccati” medesimi chiedano di tornare “in trincea”; e l’Associazione Nazionale dei Magistrati rivolga un pressante appello, in questo senso.
Valter Vecellio
Meriterebbe serenità questa antica polemica sui magistrati fuori ruolo nei ministeri, non solo alla Giustizia, all’estero, e negli organi costituzionali (Csm, Corte Costituzionale e Presidenza della Repubblica). Trovo giusto che i magistrati vengano chiamati negli organi costituzionali, che sono di garanzia, giurisdizionali, e quindi adatti alle loro funzioni naturali. Negli altri casi, voi radicali avete ragione: potere esecutivo e potere giudiziario dovrebbero restare separati e sarebbe perciò più appropriato utilizzare avvocati, professori, giuristi, magari selezionati per concorso. In quanto all’organico, il ritorno dei fuori ruolo certamente non basterebbe, ma sarebbe un bel segnale.
Caro Merlo, il solito Rampelli trova sovietica, “peggio che a Mosca”, la stella rossa in cima all’albero di Natale al Campidoglio. In tanti hanno pensato che Rampelli la vorrebbe nera, anche se le stelle nere non si vedono. Secondo lei, Rampelli è consapevole di incarnare nel 2023 il fascista alla Tognazzi, il fanatico tontolone nero?
Raffaele Pedone - Milano
Rampelli è una canzone d’epoca: macchietta nera.
Caro Merlo, non mi colpiscono solo i politici, come la Meloni che, secondo molti, avrebbe vinto le elezioni in quanto unica leader a stare all’opposizione di Draghi e oggi firmerebbe per Draghi a presidente della Commissione europea, ma ha paura del veto di Salvini, che era nella maggioranza di Draghi... Più ancora mi colpiscono i burocrati. Che obbediscano e liberino una minorenne (Ruby), che facciano fermare un treno alta velocità (Lollo), che forniscano sottobanco documenti riservati (Dap) o che vengano mandati a identificare uno che grida “Viva l’Italia antifascista” (ridendo e dicendo: “Siamo d’accordo con lei”, ma allora perché sei andato?), sono loro il vero ritratto di questo paese matto. Arriva una telefonata o un ordine di un capo (modestamente ho molti capi, diceva il compianto Beppe Viola) e sei solo con la tua coscienza. L’obbedienza può salvarti o affossarti. Nessuno sfugge al proprio destino.
Luca Cardinalini - Marsciano (Perugia)
Evocare l’eccesso di zelo spesso serve a coprire le responsabilità, attribuendole a un presunto “carattere” servile degli italiani, al fascino della livrea. Invece, in tutti i casi che ha citato, dalla nipote di Mubarak all’identificazione del loggionista antifascista, l’ordine arrivato era politico.
Caro Merlo, un volo Roma-Lisbona, prendo un taxi per il centro, le strade e i palazzi mi ricordano la Sicilia ma, nei giorni seguenti, avverto una speranza e una rinascita che avevo dimenticato. Il Portogallo è l’Italia degli anni ‘60, e tutti sono fieri del “miracolo”, proprio come in quell’ Italia.
Marta Morcellini - Lisbona
Speriamo che l’esempio italiano insegni al Portogallo a non credere ai miracoli.