Scalfari, l’inferno e il Papa Udine-Sassuolo, elogio dell’errore
di Francesco MerloCaro Francesco, come le macchie di Rorschach, leggendo “la Carezza” mi sono venuti in mente i bei dialoghi fra Papa Francesco e Eugenio Scalfari che spesso lo chiamava “rivoluzionario”, appellativo del quale il Papa disse di essere onorato per il significato scalfariano con cui veniva usato. Chissà cosa ne avrebbe scritto alla luce di questi ultimi avvenimenti.
Sara Prando — Milano
Eugenio, che è morto il 14 luglio, aveva un’idea molto radicale della parola “rivoluzionario”. E di Papa Francesco scrisse e disse: “È rivoluzionario per tanti aspetti, ma soprattutto su un punto fondamentale: ha abolito il peccato”. Tra i tanti pensieri, che il Papa gli affidò, ce n’è uno che, più degli altri, fece arrabbiare la corte papale proprio perché rivoluzionario. Domanda: ”Santità, nel nostro precedente incontro lei mi disse che la nostra specie a un certo punto scomparirà e Dio sempre dal suo seme creativo creerà altre specie. Lei non mi ha mai parlato di anime che sono morte nel peccato e vanno …
Caro Francesco, come le macchie di Rorschach, leggendo “la Carezza” mi sono venuti in mente i bei dialoghi fra Papa Francesco e Eugenio Scalfari che spesso lo chiamava “rivoluzionario”, appellativo del quale il Papa disse di essere onorato per il significato scalfariano con cui veniva usato. Chissà cosa ne avrebbe scritto alla luce di questi ultimi avvenimenti.
Sara Prando — Milano
Eugenio, che è morto il 14 luglio, aveva un’idea molto radicale della parola “rivoluzionario”. E di Papa Francesco scrisse e disse: “È rivoluzionario per tanti aspetti, ma soprattutto su un punto fondamentale: ha abolito il peccato”. Tra i tanti pensieri, che il Papa gli affidò, ce n’è uno che, più degli altri, fece arrabbiare la corte papale proprio perché rivoluzionario. Domanda: ”Santità, nel nostro precedente incontro lei mi disse che la nostra specie a un certo punto scomparirà e Dio sempre dal suo seme creativo creerà altre specie. Lei non mi ha mai parlato di anime che sono morte nel peccato e vanno all’inferno per scontarlo in eterno. Lei mi ha parlato invece di anime buone ammesse alla contemplazione di Dio. Ma le anime cattive? Dove vengono punite?”. Risposta: “Non vengono punite, quelle che si pentono ottengono il perdono di Dio e vanno tra le fila delle anime che lo contemplano, ma quelle che non si pentono e non possono quindi essere perdonate scompaiono. Non esiste un inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici”.
Caro Merlo, come sappiamo tutti, allo stadio di Udine, prima della partita del campionato di serie A, Udinese-Sassuolo, per accompagnare il minuto di silenzio, dedicato giustamente a Antonio Juliano, storico capitano del Napoli deceduto da qualche giorno, è stata proiettata sul maxischermo la foto di… Paolo Pulici. Qualcuno si è scusato con la famiglia di Antonio Juliano e con Paolo Pulici al quale auguriamo lunga vita?
Nicola Campoli — Napoli
E però, caro Campoli, senza l’errore nessuno si sarebbe accorto di quella partita e soprattutto di quella celebrazione di Juliano. Pensi ai sorrisi d’allegra sorpresa in quel minuto di silenziosa retorica. Molti anni fa a Macchia di Giarre, provincia di Catania, fu inaugurato un monumento a un grande giornalista che era stato direttore del Corriere e che a Macchia era nato: Alfio Russo. Lo scultore aveva lavorato su una foto mandatagli dall’archivio del quotidiano. Sollevato il telo, era cominciato il primo discorso di circostanza che i familiari di Alfio Russo interruppero: “È un altro”. L’ archivio del Corriere si era sbagliato: aveva inviato all’artista una foto di Mario Missiroli. In fondo, i due direttori erano entrambi calvi, e la morte uniforma. Ecco a cosa serve l’errore, a rendere indimenticabile il dimenticabile.
Caro Merlo, secondo una ricerca dell’Università di Bologna, chat e social rovinano la lingua e la scrittura dei ragazzi, che ignorano punteggiatura e sintassi e sono incapaci di dare forma a un testo complesso.
Gianni Ingrascì — Treviso
Mi permetta di dubitare della ricerca. La deprecatio temporum c’è sempre stata e “i giovani d’oggi”, che non sanno più leggere né scrivere, erano il bersaglio del professor Aristogitone (Marenco) con i suoi “quarant’anni di insegnamento”, una delle invenzioni più sapide della genialità di Renzo Arbore. Oggi gli Aristogitone, che insolentiscono i ragazzi, sono di più, sono più acidi e l’Italia li prende sul serio.