Il povero ricco”, categoria italiana. La morbosità nei racconti su Vanessa
di Francesco MerloCaro Merlo, condivido l’espressione “povera ricca” con la quale ha definito Chiara Ferragni. C’è ovviamente l’ironia, ma “il povero ricco” potrebbe diventare una nuova categoria sociale italiana.
Martina Sella – Asti
“Un povero ricco” è una parabola di Adolf Loos (Parole nel vuoto Adelphi). Racconta di un uomo ricco e felice che affida la propria casa a un grande architetto, stilista, arredatore, (influencer) che la fa diventare una meraviglia, ma lo imprigiona nell’arte. Le regole della bellezza gli impediscono di cambiare o solo di spostare le pantofole o di aggiungere una sedia: era “finito” perché era “completo”, “escluso per il futuro dalla vita, dai desideri, da ogni aspirazione. Avrebbe dovuto imparare ad andarsene in giro con il proprio cadavere!”.
Caro Merlo, condivido l’espressione “povera ricca” con la quale ha definito Chiara Ferragni. C’è ovviamente l’ironia, ma “il povero ricco” potrebbe diventare una nuova categoria sociale italiana.
Martina Sella – Asti
“Un povero ricco” è una parabola di Adolf Loos (Parole nel vuoto Adelphi). Racconta di un uomo ricco e felice che affida la propria casa a un grande architetto, stilista, arredatore, (influencer) che la fa diventare una meraviglia, ma lo imprigiona nell’arte. Le regole della bellezza gli impediscono di cambiare o solo di spostare le pantofole o di aggiungere una sedia: era “finito” perché era “completo”, “escluso per il futuro dalla vita, dai desideri, da ogni aspirazione. Avrebbe dovuto imparare ad andarsene in giro con il proprio cadavere!”.
Caro Merlo, a cosa serve l’analisi del Dna del feto della disgraziatissima Vanessa Ballan? A che serve stabilire chi sia il vero padre, visto che la madre è morta (e in che modo!) e pure l’assassino è morto, se non a dar forza alla solita storia del “però se l’è cercata”?
Franco De Santis
Non lo so, non inseguo i dettagli degli orribili femminicidi che funestano il nostro Paese. In generale trovo odiosa la deriva selvaggia di un certo giornalismo che, con l’ipocrisia del moralismo, attizza la morbosità. Mi fido dei pm che conducono le indagini e trovo compiaciuto e spudorato l’accanimento dell’informazione sulla cronaca nera, con l’ingrandimento dell’orrore e la spiegazione delle violenze. E vale anche per i lettori: seguire in questo modo la cronaca del delitto diventa, a sua volta, delitto.
Caro Merlo, i leghisti pensano di imitare la Gran Bretagna uscendo dall’Europa, come se fossimo allo stesso livello! Ma dovrebbe essere l’Europa, dopo questo dilettantismo continuo, a sbatterci fuori insieme all’Ungheria.
Berardo Montesano – Cagliari
Non ci sbatteranno fuori, ma ci faranno pagare gli sconsiderati estremismi elettorali di Giorgia Meloni, di Matteo Salvini, e del peggiore di tutti, Giuseppe Conte, perché è vero che se avesse votato a favore, come tutto il resto dell’opposizione, il Mes sarebbe approvato e, soprattutto, il governo sarebbe stato battuto, con conseguenze politiche imprevedibili.
Caro Merlo, mia figlia, che studia a Manchester, mi racconta del trionfo dei Maneskin che hanno fatto vibrare la Manchester Arena cantando, nientemeno, “Don’t Look Back In Anger”. Sono nata nel 1968, e mia figlia è nata in Inghilterra nel 1996 l’anno in cui gli Oasis lanciarono questa canzone che non solo per me è un inno, una festa, una gioia. I Maneskin l’hanno cantata con un calore tale che il pubblico è esploso di entusiasmo: “Take me in the place where you go, where nobody knows if it’s night or day Portami nel posto in cui vai / dove nessuno sa se è notte o giorno”. Gli inglesi hanno accompagnato in coro un gruppo italiano che cantava una delle loro ca zoni più belle e più iconiche. Non mi pare che i giornali italiani ne abbiano parlato.
Miriam Merli - Follonica
Nessun cantate italiano ce la fa nel mercato americano. Al contrario il successo dei Maneskin è travolgente in tutto il modo, America compresa. Solo in Italia in molti storcono il naso. Difficile dire perché non riusciamo ad amare il solo gruppo he il mondo ci invidia.
Caro Merlo,”di cosa stiamo parlando”.
Gianni Ingrascì – Treviso
Ghigliottina.