Le Lettere

Criticare i Maneskin fa figo. Per chi votano i maleducati

I Maneskin

I Maneskin

 (afp)

Posta e risposta di mercoledì 27 dicembre 2023

2 minuti di lettura

Caro Merlo, con enorme stupore ho letto un suo commento alla lettera di una persona che si lamentava che verso i Maneskin in Italia non c’è l’ammirazione che viene loro rivolta all’estero. Non oso pensare che li preferirebbe a Verdi, Beethoven o a un De André, un Battiato... Che quella sia musica è troppo! Da non credere.

Francesco Colella

Non ho messo in campo i miei gusti personali e mi fa sorridere la furia con cui lei, caro Colella, convoca Verdi, Beethoven, De André e Battiato per giustificare i suoi disgusti personali. I Maneskin sono stati proclamati “la migliore rock band” agli Mtv Video Music Awards, dominano le classifiche streaming anglosassoni (terzi negli Usa, primi in Inghilterra), hanno trionfato a Tokyo, a Singapore, in Australia e hanno chiuso il loro giro del mondo a Manchester dove hanno affascinato gli inglesi cantando, con sfacciataggine e con ironia, Don’t Look Back In Anger, l’inno degli Oasis. Nessun altro cantante italiano ce la fa nel mercato internazionale, soprattutto anglosassone. E però in Italia, come ha scritto Ernesto Assante e come provano le tante acide lettere che sto ricevendo, “insultare i Maneskin fa fico”.

Caro Merlo, a Roma, sotto casa, quartiere delle Vittorie, un signore, con moglie, che conosco di vista da più di 30 anni, davanti a un cassonetto vuoto mette la spazzatura in terra. Sistemando la spazzatura nel cassonetto al posto suo, gli ho fatto notare che non dobbiamo lamentarci se siamo noi stessi a rendere sporca la città. Lo sa come mi ha risposto? «Lei vota male». Sono rimasta allibita limitandomi a rispondergli che evidentemente votava male lui.

Maria Antonietta Faraoni — Roma

Carissima signora Faraoni, meglio non approfondire. Chissà che non scopra che, nel segreto del cassonetto, il maleducato vota per il suo stesso partito, il più giusto, il migliore. Con la maleducazione si riesce ad avere torto persino quando si ha ragione

Caro Merlo, che valore hanno i sondaggi fatti tra persone del tutto digiune delle materie di cui sono chiamate a dare un giudizio? La domanda mi viene suggerita da quello pubblicato dal suo giornale sul nucleare, che sarebbe accettato dalla metà degli italiani. Il discorso vale per molte altre indagini su temi complessi di carattere tecnico che, a mio parere non ci dicono quante persone accetterebbero il nucleare ma solo quante hanno la presunzione di dare un parere su un tema che ignorano. È come se a me, che non so come è fatto un bisturi, chiedessero il parere su una nuova tecnica di operazione al cuore ed io lo dessi.

Andrea Gandellini — San Donato Milanese

Mi è capitato di dirlo e ripeterlo, facendo arrabbiare qualche autorevole sondaggista, e capisco le loro ragioni. Penso, però, sin da quando Berlusconi ne fece l’arma principale della sua politica, che sondaggi e sondaggisti spesso valgano meno degli oroscopi e dei maghi che, per lo meno, non sono mai cortigiani. Il problema infatti non è l’ignoranza tecnica, relativa e imprendibile, degli interrogati su questioni che sono, alla fine, delegate alla politica, ma la sapiente partigianeria degli interroganti. Ripropongo perciò — repetita iuvant — il vecchio aneddoto dell’economista al quale il committente (politico, in genere), chiede quanto fa tre per tre. E quello, abbassando la voce e accertandosi che non lo senta nessuno: “Lei quanto vuole che faccia?”.


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