Meloni, il catalogo dei ricattatori. I dialetti storpiati nel cinepanettone
di Francesco MerloRoma, 4 gennaio: Giorgia Meloni in conferenza stampa
Caro Merlo, non c’è un solo giornalista, e neppure Elly Schlein, che abbia detto chiaramente che Meloni inventa i ricatti.
Miriam Piacentini — Pesaro
Il vittimismo aggressivo si alimenta di complotti, minacce, persecuzioni. Dunque Giorgia Meloni è stanca di essere adulata, vezzeggiata, esaltata, protetta. Sogna di essere ricattata da Soros e Macron, da Hollywood e dalla Walt Disney, dalle università di Harward e Yale, da Standard and Poor’s, da Lilli Gruber e Un Giorno da pecora, da Paola Egonu e Soumahoro, da Piero Pelù, Elodie e Zerocalcare: i poteri forti.
Caro Merlo, in “Vacanze di Natale” del 1983 c’è Moira, detta la “mandrilla di Porto Recanati”, figura provinciale che quasi sempre nel cinema italiano di serie B viene dalle Marche. Solo che il suo accento nel film non è per nulla portorecanatese, più prossimo all’anconetano che al maceratese, e insomma sarebbe stato più corretto se Moira fosse stata chiamata la mandrilla di Porto Potenza Picena o di Porto Civitanova Marche.
Mir…
Caro Merlo, non c’è un solo giornalista, e neppure Elly Schlein, che abbia detto chiaramente che Meloni inventa i ricatti.
Miriam Piacentini — Pesaro
Il vittimismo aggressivo si alimenta di complotti, minacce, persecuzioni. Dunque Giorgia Meloni è stanca di essere adulata, vezzeggiata, esaltata, protetta. Sogna di essere ricattata da Soros e Macron, da Hollywood e dalla Walt Disney, dalle università di Harward e Yale, da Standard and Poor’s, da Lilli Gruber e Un Giorno da pecora, da Paola Egonu e Soumahoro, da Piero Pelù, Elodie e Zerocalcare: i poteri forti.
Caro Merlo, in “Vacanze di Natale” del 1983 c’è Moira, detta la “mandrilla di Porto Recanati”, figura provinciale che quasi sempre nel cinema italiano di serie B viene dalle Marche. Solo che il suo accento nel film non è per nulla portorecanatese, più prossimo all’anconetano che al maceratese, e insomma sarebbe stato più corretto se Moira fosse stata chiamata la mandrilla di Porto Potenza Picena o di Porto Civitanova Marche.
Mirco Cingolani — Recanati (Macerata)
Archiviata e citata come una terzina dantesca, non si sa perché dovrebbe far ridere la frase “e se te chiedo un mijone te sembro esosa?” che “la mandrilla di Porto Recanati” pronuncia in un dialetto marchigiano, ovviamente approssimativo. Non capisco perché lei da quarant’anni se ne meraviglia. Da Visconti a Dario Fo, da Pasolini a Gadda esistono un cinema e una letteratura che rispettano i dialetti, ma l’enormità del brutto cinema italiano li maltratta, li snatura, li confonde, li inventa. Pensi all’insopportabile strascicato siciliano “minchia, aahh” del poliziotto e dall’arrapato. E così via con il simil-ciociaro dello sciocco, il napoletano del truffatore, il milanese dell’imprenditore senza scrupoli, il sardo del testone, sino appunto alla prostituta bolognese o marchigiana. E tutto questo viene spacciato per realismo.
Caro Merlo, Enrico Vanzina, con una garbata lettera a Dagospia, dice che la sua provocazione — “penso che il cinepanettone sia per il cinema quel che il generale Vannacci è per la letteratura” — è esagerata e la invita a parlare altrettanto male della politica, “anche di quella che le sta a cuore”, come se non lo facesse già. E la iscrive nella sinistra tra Cortina e Capalbio. Lei ci va?
Giorgia Monterosso — Napoli
Come no, vivo in un castello sulla collina di Portofino. Enrico Vanzina è simpatico ma sul suo cinepanettone c’è un’Italia, che mi sta scrivendo e che lo giudica peggiore di tutto il male che ne penso io. Non pretendo che Vanzina mi legga, ma non ho mai avuto appartenenza e, imitando Brancati e Sciascia, “la notte dormo con un occhio solo, come il custode della casa già visitata dai ladri” anche se nella mia non sono mai entrati. E qui preferiamo l’abusivismo dei poveri all’evasione dei ricchi, e dunque la Valle dei templi a Cortina, che nella realtà è persino più volgare di quel film: Cortina è un cinepanettone andato a male. Infine, in Toscana è meglio Castagneto Carducci di Capalbio, dove sono stato solo due volte, per lavoro. Castagneto, Sassetta, Monteverdi non saranno mai pesanti e pensose come Capalbio che resterà per sempre la spiaggia dell’antipatia italiana. Tranne quando arriva Vanzina e la tira su.
Caro Merlo, in periodo di balle spaziali darei l’Oscar a Patuanelli: «È Conte il premier che ha fatto crescere il Paese».
Bernardo Coccoli — Roma
Quasi quasi, il Conte quasi ci convince.