La pubblicità a un ristorante è sempre fiction. Se il Papa parlasse con don Reverberi
di Francesco MerloGiovanna Pedretti, la ristoratrice suicida dopo la tempesta social
(ansa)Caro Merlo, stigmatizzare (“segnare con le stimmate”) un messaggio condivisibile è un’opzione valida? Sorgono dubbi e riflessioni.
Karmel Tutino - Arezzo
Provo, come tutti, una grande pena per Giovanna Pedretti, la ristoratrice trovata morta nelle acque del fiume Lambro. Ed è vero: il suo messaggio, anche se “truccato”, era condivisibile. Ma cosa vuol dire truccato? Copiando ingenuamente la tecnica di “pubblicità progresso” faceva pubblicità al suo ristorante. Tutte le pubblicità sono “trucchi”, invenzioni, sceneggiature con una trama e un finale a sorpresa, sono spot, fiction, che hanno bisogno di registi, attori, spettatori, figure, insomma, che non c’entrano nulla con la verità. Valeva, anche per Giovanna Pedretti, l’aforisma di Oscar Wilde: “nessuno è più sincero di chi recita una parte”.
Caro Merlo, conosco la violenza della tempesta dei social media, perché ne è rimasta vittima anche mia figlia. Dubito però che possa bastare a provocare un suicidio. Ci vuole dell’altro.
Luigina…
Caro Merlo, stigmatizzare (“segnare con le stimmate”) un messaggio condivisibile è un’opzione valida? Sorgono dubbi e riflessioni.
Karmel Tutino - Arezzo
Provo, come tutti, una grande pena per Giovanna Pedretti, la ristoratrice trovata morta nelle acque del fiume Lambro. Ed è vero: il suo messaggio, anche se “truccato”, era condivisibile. Ma cosa vuol dire truccato? Copiando ingenuamente la tecnica di “pubblicità progresso” faceva pubblicità al suo ristorante. Tutte le pubblicità sono “trucchi”, invenzioni, sceneggiature con una trama e un finale a sorpresa, sono spot, fiction, che hanno bisogno di registi, attori, spettatori, figure, insomma, che non c’entrano nulla con la verità. Valeva, anche per Giovanna Pedretti, l’aforisma di Oscar Wilde: “nessuno è più sincero di chi recita una parte”.
Caro Merlo, conosco la violenza della tempesta dei social media, perché ne è rimasta vittima anche mia figlia. Dubito però che possa bastare a provocare un suicidio. Ci vuole dell’altro.
Luigina Morelli – Pesaro
Intanto va ricordato che la gogna mediatica non è stata inventata dai social. Esiste un giornalismo specializzato che vive di gogna e fonda il proprio successo sugli sberleffi, sull’insulto, sulla manipolazione, su una prosa povera che ricorda l’ancheggiare spavaldo dei teppisti mafiosetti. È così da sempre: chi mette alla gogna fa ridere e ghignare, e mira a intimidire, sino al ricatto. E prima o poi finisce anche lui alla gogna. Però il suicidio, che a volte è una liberazione, altre volte è una condanna espiatoria, la più dolorosa, la più infernale, è comunque una materia troppo nobile per regalarla ai “gognatori”. Pitagora si uccise disprezzando la vita o amandola? E cosa armò la mano di Majakovskij, la ragione o la follia? L’imprenditore Raul Gardini, coinvolto in Tangentopoli, si sentiva colpevole o innocente? E Luigi Tenco? E Dalida? E Mario Monicelli? Compilato in lingua francese, “Le suicidologe” (Le Castor Astral 2006), li classifica tutti. Per rispetto verso Giovanna Pedretti non iscriverei il suo estremo gesto di coraggio alla miseria della voce “social media”.
Caro Merlo, speriamo che don Reverberi si rimetta presto, e che Papa Francesco ci parli. Nel libro “Il volo” c’era questo particolare che non riesco a dimenticare: prima di buttarli nell’oceano, i poliziotti assassini svegliavano i ragazzi detenuti (poi desaparecidos). I preti, presenti su quei voli, non solo al ritorno confessavano i soldati, ma in volo davano la benedizione divina a chi stava per finire ai pesci. Il ciclo della vita, forse.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Don Reverberi è accusato di tortura , sequestro di persona e omicidio. Era cappellano delle carceri, 40 anni fa, durante la dittatura che in Argentina ha la responsabilità di duemila morti e trentamila desaparecido. Italiano, è tornato a Sorbolo, in provincia di Parma, nel 2011. La richiesta di estradizione dell’Argentina è stata approvata dalla Corte d’Appello di Bologna e confermata dalla Cassazione nell’ ottobre scorso, ma il ministro Nordio l’ha negata perché Reverberi “è vecchio (86 anni) e malato e la complessiva procedura potrebbe avere conseguenze esiziali”, cioè potrebbe ucciderlo. Sarebbe, almeno, da processare in Italia, ma è probabile che il solo a giudicarlo sarà Dio. Caro Cardinalini, è vero: sarebbe bello che Papa Francesco gli parlasse e ce ne parlasse.