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Impagnatiello, quelle lacrime sul viso. “Fuortes coi deboli, debole con Fuortes”

Posta e risposta del 20 gennaio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, Alessandro Impagnatiello ha barbaramente ammazzato Giulia Tramontano, incinta di sette mesi. L’ha fatto in un modo inumano. Ora si è presentato dinanzi ai giudici senza mai alzare la testa. E ha pianto. Le sue lacrime non le accettiamo. Il perdono non lo merita. Stiamo attenti agli uomini normali, che poi piangono e chiedono perdono.

Nicola Campoli –Napoli

Non capisco cosa possa significare la frase “le sue lacrime non le accettiamo”. Non so quali emozioni esprimano il pianto e la testa china di Impagnatiello. A prima vista è dolore. Lei lo avrebbe voluto allegro e festante? In quanto all’allarme con cui dovremmo trattare gli uomini normali, lei non ne fa parte?

Caro Merlo, Impagnatiello al processo piange e dice “non sono stato umano”. Errore. In natura la femmina gravida è inviolabile: nessun leone, tigre o iena oserebbero uccidere una femmina gravida. Lo facciamo solo noi umani. Uccidendo a coltellate quella ragazza, e il bambino che portava, Impagnatiello è stato asso…

Caro Merlo, Alessandro Impagnatiello ha barbaramente ammazzato Giulia Tramontano, incinta di sette mesi. L’ha fatto in un modo inumano. Ora si è presentato dinanzi ai giudici senza mai alzare la testa. E ha pianto. Le sue lacrime non le accettiamo. Il perdono non lo merita. Stiamo attenti agli uomini normali, che poi piangono e chiedono perdono.

Nicola Campoli –Napoli

Non capisco cosa possa significare la frase “le sue lacrime non le accettiamo”. Non so quali emozioni esprimano il pianto e la testa china di Impagnatiello. A prima vista è dolore. Lei lo avrebbe voluto allegro e festante? In quanto all’allarme con cui dovremmo trattare gli uomini normali, lei non ne fa parte?

Caro Merlo, Impagnatiello al processo piange e dice “non sono stato umano”. Errore. In natura la femmina gravida è inviolabile: nessun leone, tigre o iena oserebbero uccidere una femmina gravida. Lo facciamo solo noi umani. Uccidendo a coltellate quella ragazza, e il bambino che portava, Impagnatiello è stato assolutamente umano.

Nino Marino — Roma

Non credo che uccidere le donne in cinta sia un comportamento che ci identifica come umani. E, con una facile ricerca, scoprirà che sono invece numerose le specie animali che praticano il cannibalismo e mangiano pure i cuccioli. È vero che la bestialità che attribuiamo agli animali è la bestialità degli uomini, che la maggior parte degli uomini apprezza la compagnia delle bestie solo quado le ha cucinate, e che sono umane anche la bontà, che so, dei caprioli e la saggezza di Topolino e Minni. Pensi, tanto per capirci, alla favola della formica e della cicala. È uno stupido racconto bugiardo a uso degli avari e degli strozzini.

Caro Merlo, attendiamo solo che il saluto romano venga reso obbligatorio!

Carmine Meoli — Cautano BN

Non mi pare che la Cassazione vada in questa direzione. Secondo me non ha cambiato nulla. Ha solo reso esplicita l’ovvietà: il reato di pericolo si consuma quando concretamente esiste il pericolo.

Caro Merlo, da circa sei mesi la “tarantella Fuortes” fa ballare almeno tre grandi istituzioni culturali italiane: San Carlo, Maggio Musicale fiorentino, Teatro di Roma. È il ridicolo che tocca il drammatico o viceversa? Si deve trovare un posto all’ex della Rai, da quando ha ceduto il suo. È un giro di poltrone che ha poco a che vedere con arte, cultura e teatro. Sui giornali ci sono articoli di varia tendenza, ma le tv e le radio, a quanto mi è dato ascoltare, non ne parlano. Non saprebbero che dire? Non vogliono prendere posizione? È un girotondo che, anche raccontato senza compromettersi, contiene già un giudizio?

Patrizia Monelli — Modena

Giorgia Meloni deve a Fuortes la Rai. E, infatti, da allora, è diventata ”Fuortes con i deboli e debole con Fuortes” hanno commentato, con Carmelo Caruso del Foglio, proprio i meloniani più puri, delusi perché solo per lui, che non viene certo dal loro mondo, Giorgia ha voluto una legge ad personam e lo ha mandato al San Carlo dove però il tribunale del lavoro lo ha bocciato. Mentre quella legge è all’esame della Corte costituzionale, Fuortes è in bilico tra il Maggio fiorentino e il Teatro di Roma, ma sogna ancora la Scala, magari affiancando Meyer, in scadenza a metà febbraio. Io non so, cara Monelli, se è vero che se ne parla poco. So che Fuortes, disoccupato da sei mesi, è un campione nel piccolo grande gioco delle relazioni.

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