Villari, a scuola da Socrate e Gaja. La mostra di Berlinguer e la Nato
di Francesco MerloCaro Merlo, non è strano che ottanta professori di illustri e antichi Licei di Roma (Visconti, Giulio Cesare, Righi, Avogadro) vadano, come riferisce il “Corriere della Sera”, “a scuola di Intelligenza Artificiale”, cioè a un seminario della Luiss, per imparare e quindi insegnare “nuove tecniche di apprendimento”? Ma “l’apprendimento” ha bisogno di nuove tecniche? Chi lo ha deciso? Gli organizzatori forse dovrebbero rileggere le “tecniche” socratiche dei dialoghi di Platone, o il più recente “Trattato sull’intelligenza umana” (1734) del filosofo David Hume. Oppure è meglio soprassedere?
Lucio Villari
Caro professor Villari, soprassedere non le si addice. Se, però, il Socrate di Platone e David Hume risultassero più faticosi dell’intelligenza artificiale, ci sarebbe la filosofia dell’apprendimento della nonna del mio amico Angelo Gaja (sì, il genio del vino), che era piemontese e la spiegava in francese: «Faire, savoir faire, savoir faire faire, faire savoir».
Caro Merlo, un po’ di To…
Caro Merlo, non è strano che ottanta professori di illustri e antichi Licei di Roma (Visconti, Giulio Cesare, Righi, Avogadro) vadano, come riferisce il “Corriere della Sera”, “a scuola di Intelligenza Artificiale”, cioè a un seminario della Luiss, per imparare e quindi insegnare “nuove tecniche di apprendimento”? Ma “l’apprendimento” ha bisogno di nuove tecniche? Chi lo ha deciso? Gli organizzatori forse dovrebbero rileggere le “tecniche” socratiche dei dialoghi di Platone, o il più recente “Trattato sull’intelligenza umana” (1734) del filosofo David Hume. Oppure è meglio soprassedere?
Lucio Villari
Caro professor Villari, soprassedere non le si addice. Se, però, il Socrate di Platone e David Hume risultassero più faticosi dell’intelligenza artificiale, ci sarebbe la filosofia dell’apprendimento della nonna del mio amico Angelo Gaja (sì, il genio del vino), che era piemontese e la spiegava in francese: «Faire, savoir faire, savoir faire faire, faire savoir».
Caro Merlo, un po’ di Tosini in tutti gli italiani. Perdiamo dunque ciò che ci ancora al meglio. Sinceramente spero di no. Felice di essere nella resistenza minoritaria.
Karmel Tutin — Arezzo
Visto l’alto numero di lettere che ne condividono il furore, ricordo ancora una volta che Roberto Tosini (Ronco Briantino) giudica “l’80 per cento degli italiani reazionari, retrogradi, gente che guarda al passato e non al futuro, razzisti, misogini, omofobi, patriarcali, bigotti, attaccati alla sottana del prete o di mammà e puttanieri. Con numeri del genere, anche se il Pd e Schlein fossero i migliori del mondo, cosa potrebbero fare?”. Penso che noi italiani siamo tutti innamorati degli italiani fuori genere. I migliori italiani sono gli anti-italiani, che, come il nostro Tosini, si sentono sempre fuori, sempre contro. Avversario, uguale e contrario dell’anti italiano è l’arcitaliano, che assume su di sé tutti i vizi e i difetti d’Italia. Potremmo divertirci a fare gli elenchi dei grandi arcitaliani, com’era Alberto Sordi, e dei grandi antitaliani, come Scalfari e Montanelli, e mescolando alla rinfusa vivi e morti, ma senza andare troppo indietro, senza cioè arrivare a Cavour e a Gramsci, assegnare il premio Tosini.
Caro Francesco, mi spiace, ma non è Palazzina Left, bensì palazzina LAF, acronimo di Laminazione A Freddo.
Manuela Mori
È vero. Ho visto il film, conoscevo il titolo, ma ho sbagliato lo stesso. Mi dispiace. Grazie.
Caro Merlo, nella mostra su Berlinguer, in corso a Roma, con stupore ho notato che, tra tutte le dichiarazioni e gli atti del politico messi in esposizione, mancava il pronunciamento del 1979 a favore della Nato. Povero Berlinguer, è stato costretto all’abiura postuma.
Giovanni La Torre — Roma
Enrico Berlinguer, anche lui grande italiano anti italiano, disse di sentirsi più sicuro sotto la Nato che sotto il patto di Varsavia, e aveva ragione e coraggio. Oggi alcuni finti pacifisti preferiscono ricordare di lui che era un comunista di ferro, era onesto, aveva sobrietà e, come disse Arthur Miller di Marlon Brando, aveva sia il fascino e sia il carisma. E invece sulla Nato “sì, è vero, ma forse, chissà; erano altri tempi…”. Non è il caso dei curatori della mostra, che sono solo frettolosi e distratti, ma per difendere Putin in odio all’America e all’Occidente ci sono tanti che, dopo aver fatto di Enrico Berlinguer un santino, lo bestemmiano.