Deferite all'Ordine la giornalista Meloni. Teatro di Roma, la cultura non c’entra
di Francesco MerloCaro Merlo, Maurizio Molinari ha scritto che Giorgia Meloni “è giornalista come noi”. Non dovrebbe attenersi ai principi deontologici che impongono a voi giornalisti, anche quando svolgete altre funzioni, il rispetto del lavoro dei colleghi e la tutela della libera informazione?
Mirella Ricci — Roma
Sì. Ci sono infatti tutte le condizioni per deferire la collega Giorgia Meloni al Consiglio disciplinare dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, che spesso e per molto meno ha agito d’ufficio.
Caro Merlo, il sindaco Gualtieri è tutto contento per lo strapuntino risarcitorio che Sangiuliano gli ha proposto al Teatro di Roma, dopo la contestata nomina di Luca De Fusco a direttore artistico. Al candidato della sinistra Ninni Cutaia, Sangiuliano ha offerto, inventandolo, un ruolo amministrativo che, a…
Caro Merlo, Maurizio Molinari ha scritto che Giorgia Meloni “è giornalista come noi”. Non dovrebbe attenersi ai principi deontologici che impongono a voi giornalisti, anche quando svolgete altre funzioni, il rispetto del lavoro dei colleghi e la tutela della libera informazione?
Mirella Ricci — Roma
Sì. Ci sono infatti tutte le condizioni per deferire la collega Giorgia Meloni al Consiglio disciplinare dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, che spesso e per molto meno ha agito d’ufficio.
Caro Merlo, il sindaco Gualtieri è tutto contento per lo strapuntino risarcitorio che Sangiuliano gli ha proposto al Teatro di Roma, dopo la contestata nomina di Luca De Fusco a direttore artistico. Al candidato della sinistra Ninni Cutaia, Sangiuliano ha offerto, inventandolo, un ruolo amministrativo che, a Radio 24, Paolo Mieli (so che lo ascolta anche lei) ha definito di “ragioniere”. Ma la battaglia per l’egemonia non era culturale?
Elena Sposito — Roma
Lo scandalo della politica culturale della destra non è che si accaparri le poltrone ma che, troppo spesso, le occupi con dei tontoloni. Diverso è il caso del Teatro di Roma, dove la soperchieria non è la scelta di De Fusco, che ha un rispettabile curriculum adatto all’incarico. Il punto è che De Fusco è stato imposto da un governo di destra in una città amministrata dalla sinistra. Il Comune di Roma è proprietario dei 4 teatri assegnati a De Fusco (Argentina, Valle, India, Torlonia), li finanzia al 60% (6 milioni l’anno contro il milione e 200mila della Regione Lazio e i 2 milioni del fondo statale). La nomina toccava dunque al Comune e alla sinistra. Come se ne esce? È penosa la soluzione che Mieli ha definito “aggiungi un posto a tavola”. E infatti Ninni Cutaia, commissario al Maggio Fiorentino, non l’accetta. A bordo campo c’è il nostro eroe Carlo Fuortes, che si aspetta il compenso del Maggio Fiorentino per aver lasciato la Rai a Meloni.
Caro Merlo, ho letto il suo articolo sull’inno di Mameli, che al Senato è stato cantato e conteso da destra e da sinistra, un’improvvisazione che trovo degna di Free Jazz: A Collective Improvisation, l’album di Ornette Coleman del 1961, dove due orchestre suonavano in parallelo facendo un casino mai sentito prima. Vuoi vedere che il parlamento diventa un luogo di sperimentazione artistica?
Manuel Orazi
Quello di Coleman è il jazz che esaspera e dissacra il jazz, un po’ come Duchamp che mise i baffi alla Gioconda. Secondo me, l’esecuzione vocale di tutti i senatori, che sfalsavano e stonavano l’inno perché se lo contendevano, sarebbe piaciuta a Ciampi e meriterebbe di essere incisa e riascoltata in streaming su Spotify.
Caro Merlo, sul sindaco Bandecchi concordo con lei. Ma è indegno affermare che Bandecchi è un “surrogato” del generale Vannacci, cioè un’imitazione un po’ scadente. Le sarei grato se volesse produrre un solo documento che provi che il generale Vannacci ha esibito “il turpiloquio, la voglia di sparare agli immigrati, l’omofobia, la battuta salace e sporcacciona”. Altro è essere più o meno d’accordo con il generale, che resta una persona da non offendere gratuitamente.
Piero Marietti. Full Professor — Sapienza, Roma
È vero che Vannacci fa il baciamano alle signore, ma il suo libro è robaccia razzista e omofoba. Non le basta?
Caro Merlo, affidiamo “impattare” al boia?
Gianfranco Galliani, Turbigo (Milano)
Ghigliottina.