Il Piano Mattei, nomen senza omen. Povero Sinner tra moralismo e Sanremo
di Francesco MerloCaro Merlo, a questo punto buttiamola in caciara e chiamiamolo “Piano Mattei”.
Salvatore Siddi — Pino d’Asti
Più che un nome “Piano Mattei” è un soprannome, di quelli che, nel Sud del mondo e nelle commedie popolari, esprimono l’ironia. Oliviero Toscani dedicò un numero speciale della mitica Colors a Cuba, con un’inchiesta sui soprannomi dei cubani, e già dalle foto si capiva che, per esempio, El rapido era un tipo molto lento. Così in Sicilia Millicapiddi era calvo, Cchebeddu era brutto e, restando nel gioco dei contrari, la signora Spurtusaculi era una bravissima infermiera che faceva iniezioni indolori. Ecco, Piano Mattei è l’ennesima prova che “nomen non è omen”.
Caro Merlo, a tutti piace Sinner, un immenso campione, umile Achille di uno sport divino, grande, grandissimo italiano. Viene da una straordinaria famiglia, alla quale è molto grato per la libertà con cui l’ha educato. In campo, la sua grinta agonistica vincente non è mai cattiva, onora gli avversari, rispetta il pubblic…
Caro Merlo, a questo punto buttiamola in caciara e chiamiamolo “Piano Mattei”.
Salvatore Siddi — Pino d’Asti
Più che un nome “Piano Mattei” è un soprannome, di quelli che, nel Sud del mondo e nelle commedie popolari, esprimono l’ironia. Oliviero Toscani dedicò un numero speciale della mitica Colors a Cuba, con un’inchiesta sui soprannomi dei cubani, e già dalle foto si capiva che, per esempio, El rapido era un tipo molto lento. Così in Sicilia Millicapiddi era calvo, Cchebeddu era brutto e, restando nel gioco dei contrari, la signora Spurtusaculi era una bravissima infermiera che faceva iniezioni indolori. Ecco, Piano Mattei è l’ennesima prova che “nomen non è omen”.
Caro Merlo, a tutti piace Sinner, un immenso campione, umile Achille di uno sport divino, grande, grandissimo italiano. Viene da una straordinaria famiglia, alla quale è molto grato per la libertà con cui l’ha educato. In campo, la sua grinta agonistica vincente non è mai cattiva, onora gli avversari, rispetta il pubblico. È l’eccezionale prodotto di un’epica Italia di confine. Però, caro Merlo, paga le tasse fuori dall’Italia. Tanti nel mondo — e non tutti sono ricchi — hanno scelto residenze fiscali più convenienti dell’esoso suolo natio. Ma un campione così grande, orgoglio nazionale, non può permetterselo più. E lo Stato dovrebbe intervenire per convincerlo e… salvarlo.
Anna Rita Fazio — Pescara
L’Italia non tassa la cittadinanza, ma la residenza. E non capisco quale furia da tribunale morale spinga tanti acidi italiani a processare un ragazzo che non viola le leggi, non evade le tasse, non commette reati. Non so perché Sinner viva a Montecarlo, non so dove si alleni né quanto tempo passi in Italia. Immagino che la professione che onora faccia di lui un giramondo. Penso che, come tutti, abbia il diritto di risiedere dove gli piace e dove gli conviene. Lei gli attribuisce iperboliche qualità che non ho ragioni per contestare, ma diffido dei suoi tanti aggettivi fuori misura e della retorica nazionale, anche se è presto per mettere in guardia Sinner sulla specialità italiana di amare smisuratamente i vincitori, ma solo finché vincono, e poi accompagnarne il declino a pernacchie. Vediamo intanto se saprà resistere alle insistenze di Amadeus (come ha ribadito in conferenza stampa) o se cambierà idea e andrà a recitare a Sanremo il ruolo dell’ospite “grandissimo”, “fantastico”, “che onore!”, sul palcoscenico dove il falso è estetica ed etica. Vediamo se finirà a declamare, anche lui, un polpettone poetico e moralista sullo sport che ci salva, la famiglia che ci forma, la bontà che ci riscalda, o la bellezza, il femminismo, l’antirazzismo… in una scenografia notturno-stellare da maiolica di cucina (e diciamolo: da “cena elegante”). Speriamo che Sinner non debba rimpiangere di aver vinto.
Caro Francesco, non ricordo se hai ghigliottinato “armi di distrazione di massa”. Sommessamente propongo.
Antonio Padellaro
Caro Antonio, anche questa è un’espressione nata bene che l’abuso ha degradato in tic linguistico. L’ho capito quando ho letto, in un articolo ben firmato, che “armi di distrazione di massa come le gaffe del ministro Lollobrigida servono a Giorgia Meloni a spostare l’attenzione della pubblica opinione su argomenti out of topics”. E va bene che qui c’è pure l’inglesorum (si dice off topic) ma “armi di distrazione di massa” è quasi peggio di “la madre di tutte le battaglie”. Ghigliottina.