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“Ungherese” il processo Ciro Grillo. Pozzolo, tre briganti e tre somari

Emanuele Pozzolo (ansa)
Posta e risposta di sabato 3 febbraio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, secondo lei è più violento essere trascinata in tribunale in catene e manette anche ai piedi come la simpaticissima Ilaria Salis o subire, da vittima compianta di uno stupro, malcelata da un drappo nero, ore di mortificante interrogatorio, martellante e intimo, mutande comprese, con 1.400 domande in sei udienze? «Quando l’ha presa per i capelli ha usato una mano o tutte e due?». «I pantaloncini erano elasticizzati?». «Ha urlato?». «Quali atti di resistenza ha posto?». Non credo che in Ungheria se la passino meglio, ma a me quest’Italia pare orribile.

Mirta Malerba — Lecce

Il processo di Tempio Pausania per stupro di gruppo a Ciro Grillo e ai suoi tre amici non è facile e credo che nessuna domanda possa essere gradevole, non solo per la vittima. Ma ne ho sentite alcune che non bisognava permettere. Una su tutte: «Come hanno fatto a sfilarle gli slip e i pantaloni insieme?». Il triste, umiliante e compiaciuto accanimento sui dettagli morbosi non onora la civiltà del diritto …

Caro Merlo, secondo lei è più violento essere trascinata in tribunale in catene e manette anche ai piedi come la simpaticissima Ilaria Salis o subire, da vittima compianta di uno stupro, malcelata da un drappo nero, ore di mortificante interrogatorio, martellante e intimo, mutande comprese, con 1.400 domande in sei udienze? «Quando l’ha presa per i capelli ha usato una mano o tutte e due?». «I pantaloncini erano elasticizzati?». «Ha urlato?». «Quali atti di resistenza ha posto?». Non credo che in Ungheria se la passino meglio, ma a me quest’Italia pare orribile.

Mirta Malerba — Lecce

Il processo di Tempio Pausania per stupro di gruppo a Ciro Grillo e ai suoi tre amici non è facile e credo che nessuna domanda possa essere gradevole, non solo per la vittima. Ma ne ho sentite alcune che non bisognava permettere. Una su tutte: «Come hanno fatto a sfilarle gli slip e i pantaloni insieme?». Il triste, umiliante e compiaciuto accanimento sui dettagli morbosi non onora la civiltà del diritto e non serve ad accertare la verità dei fatti.

Caro Merlo, ho appena letto che i carabinieri dei Ris hanno finalmente stabilito che la famigerata pistola di Pozzolo è stata maneggiata da ben tre persone, ma ancora non c’è certezza su chi ha sparato. C’era infatti una folla sul grilletto. Che notte dev’essere stata quella notte di Capodanno!

Linda Pensatori — Vercelli

Tre briganti e tre somari a Rosazza. Sembra un rifacimento del Rinaldo in campo: “per i nemici non c’è scampo quando c’è Pozzolo in campo”. La cantava Modugno con Franco e Ciccio: “uno attacca gli artiglieri e li prende prigionieri, uno piomba sull’alfiere e gli strappa le bandiere, uno intanto fa man bassa sopra i viveri e la cassa, uno impegna in un duello il generale e il colonnello, uno acciuffa con la mano il maggiore e il capitano, uno infilza col pugnale il sergente e il caporale, ed intanto a poco a poco tutto quanto è a ferro e fuoco. Ma siamo solo tre: tre briganti e tre somari, sempre tre”.

Caro Merlo, lei lo ha difeso bene e mi ha convinto, ma il grande tennista, che non è un evasore, che non commette né reati né peccati e ha il diritto di abitare dove gli conviene, non potrà combattere e vincere contro il “dibbbattito” con tre b. Di lui si dirà per sempre: “però vive nel paradiso fiscale”. È il destino che gli hanno cucito addosso: sarà per sempre un grande, simpatico furbacchione.

Lilli Dorina — Melfi (Potenza)

Lo penso anch’io. Anche se tornasse in Italia. A prescindere dalla verità. Pirandello gli darebbe la patente.

Caro Merlo, sembra esserci un gran lavorio per portare Alvise Casellati sul podio della Scala. Quanti agenti della Digos saranno mobilitati?

Franco Craglia

Ho letto che la ministra delle Riforme, Maria Elisabetta Casellati “starebbe facendo fuoco e fiamme pur di vedere l’erede brandire la bacchetta nel tempio della lirica tricolore”. Mi rifiuto, ohibò, di credere che questo familismo sia vero e che sia possibile alla Scala.

Caro Merlo, manderei volentieri “amichettismo” alla ghigliottina.

Giovanni Brunelli

Mi diverte vedere che ormai anche gli amichetti denunciano l’amichettismo, come ha notato con arguzia lo scrittore Fulvio Abbate che, per primo, sull’HuffPost, definì così il fenomeno. Penso che la parola, già brutta, si stia velocemente degradando, ma non ha ancora fatto abbastanza cattiva strada per il boia. Ghigliottina rifiutata.


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