Eichmann, mistero e foto del poveraccio Maradona riabilitato, chissà se gli conviene
Caro Merlo, ho visto su Focus (avrei preferito lo mandasse in onda una rete generalista, magari il servizio pubblico) un bel documentario sul processo a Adolf Eichmann, un campionario perfetto della follia e della viltà nazista. “È lei che fece deportare ad Auschwitz centinaia di pullman pieni di bambini, soli, piangenti, nessuno dei quali sopravvisse?”, risposta: “Non è vero, io eseguii solo un ordine”. E il signore che doveva seppellire i corpi: “Venivano i soldati e con le pinze estraevano i denti d’oro delle vittime, anche gli anelli, e quando non riuscivano a sfilarli mozzavano le dita”. Ah, dimenticavo: erano — lui e loro — nostri alleati. Nazifascisti, appunto.
Luca Cardinalini — Roma
“Eichmann a Gerusalemme: resoconto sulla banalità del male” è sicuramente il reportage più famoso e più intenso di Hanna Arendt. Lo pubblica Feltrinelli con una prefazione di Ezio Mauro, all’altezza del libro: “Bisogna immaginare Hannah Arendt — scrive Ezio — con il taccuino aperto mentre si sporg…
Caro Merlo, ho visto su Focus (avrei preferito lo mandasse in onda una rete generalista, magari il servizio pubblico) un bel documentario sul processo a Adolf Eichmann, un campionario perfetto della follia e della viltà nazista. “È lei che fece deportare ad Auschwitz centinaia di pullman pieni di bambini, soli, piangenti, nessuno dei quali sopravvisse?”, risposta: “Non è vero, io eseguii solo un ordine”. E il signore che doveva seppellire i corpi: “Venivano i soldati e con le pinze estraevano i denti d’oro delle vittime, anche gli anelli, e quando non riuscivano a sfilarli mozzavano le dita”. Ah, dimenticavo: erano — lui e loro — nostri alleati. Nazifascisti, appunto.
Luca Cardinalini — Roma
“Eichmann a Gerusalemme: resoconto sulla banalità del male” è sicuramente il reportage più famoso e più intenso di Hanna Arendt. Lo pubblica Feltrinelli con una prefazione di Ezio Mauro, all’altezza del libro: “Bisogna immaginare Hannah Arendt — scrive Ezio — con il taccuino aperto mentre si sporge per guardarlo e raccogliere i segni della sproporzione tra la persona e il crimine, tra l’inaudito (… ) e l’ordinario (…): con quella presenza insieme materiale e simbolica del male racchiusa in una figura di mezza età, con la calvizie che si fa spazio, la dentatura irregolare, gli occhi miopi che ogni tanto si stringono, il collo magro e chiaro curvato sulle carte. Nulla di eccezionale traspare, un segnale che riveli dove si nasconde l’origine dell’inconcepibile, che riveli il mistero germinale, come se il corpo umano fosse incapace di contenerlo per intero”. In casa del mio amico Giampiero Mughini, attaccata al muro del soggiorno, c’è la foto di un poveraccio che, rinchiuso in una cella scura e angusta, appende a un filo i calzini e i panni ad asciugare. È Eichmann. Forse il mistero di cui parla Ezio Mauro è che non c’è mistero. Eichmann non aveva nulla di torvo, né la tenebrosità del diavolo né i famosi occhi di ghiaccio. Il tipo d’uomo più pericoloso che esista era “formattato”, secondo il modello descritto da Günther Anders, il marito di Hanna Arendt (L’uomo è antiquato, Bollati Boringhieri).
Caro Merlo, rispondendo su Sinner “furbacchione” lei ha scritto che è ingiusto “il paragone con Valentino Rossi e Maradona” che il lettore definiva “evasori”. Ma la Cassazione ha stabilito che Maradona non è stato evasore. Mi aspetterei una rettifica e delle scuse.
Claudio La Rocca
È vero. A tre anni dalla morte di Maradona, i giudici di Cassazione hanno accolto il ricorso degli eredi: Maradona non doveva nulla al fisco italiano, non era un evasore. Me ne compiaccio e mi chiedo se così diventa più facile o più difficile beatificarne la Napoletanitá. In fondo già l’arte magica del gol redimeva le tasse non pagate insieme alla droga e ai camorrismi del Re Lazzarone.
Caro Merlo, l’incerta durata del “ giallo pedonale” è risolta all’estero con il contasecondi: ogni pedone sa quanto tempo manca al “ rosso” e può ben regolarsi anche considerando la sua andatura. Perché Salvini non lo rende obbligatorio in tutta la Nazione?
Vito Pindozzi — Roma
C’è anche chi sostiene che il countdown sia percepito come lo start delle gare di velocità: “ce la posso fare?”. Posso testimoniare che il contasecondi di Piazza del Popolo spesso eccita le corse.
Caro Merlo, trucco e parrucco: ghigliottina ?
Margherita Smeraldi — Venezia
Ghigliottina.