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Lollobrigida, forconi per capelli. Sanremo, rincretiniamoci insieme

Posta e risposta di giovedì 8 febbraio 2024
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Caro Merlo, il ministro Lollobrigida critica le sinistre cresciute a Champagne lontano dal letame, ma neppure i contadini che in maggioranza votavano Dc si fiderebbero di un “capo” a capelli coltivati. Le assicuro che la calvizie è, nella cultura contadina, un segno di saggezza. Provi a immaginare Li Causi con i capelli trapiantati.

Mario Pignataro — Riesi (Caltanissetta)

Caro Pignataro, ho seguito i forconi da cronista e li ricordo bene quando, sotto lo striscione “facciamo il funerale alla politica”, mettevano a sfilare fianco a fianco, la plebe meridionale, che una volta solo il Partito comunista era in grado di trasformare in popolo, i sindaci con la fascia tricolore, gli studenti dei centri sociali e i neofascisti. Adesso al forcone hanno sostituito il trattore, ma la sostanza politica è la stessa gelatina molle. Lei cita i contadini di Li Causi che, con ben altri forconi a tre punte, riordinavano il fieno, infilzavano le anime democristiane e pungevano le chiappe al “padrone” e …

Caro Merlo, il ministro Lollobrigida critica le sinistre cresciute a Champagne lontano dal letame, ma neppure i contadini che in maggioranza votavano Dc si fiderebbero di un “capo” a capelli coltivati. Le assicuro che la calvizie è, nella cultura contadina, un segno di saggezza. Provi a immaginare Li Causi con i capelli trapiantati.

Mario Pignataro — Riesi (Caltanissetta)

Caro Pignataro, ho seguito i forconi da cronista e li ricordo bene quando, sotto lo striscione “facciamo il funerale alla politica”, mettevano a sfilare fianco a fianco, la plebe meridionale, che una volta solo il Partito comunista era in grado di trasformare in popolo, i sindaci con la fascia tricolore, gli studenti dei centri sociali e i neofascisti. Adesso al forcone hanno sostituito il trattore, ma la sostanza politica è la stessa gelatina molle. Lei cita i contadini di Li Causi che, con ben altri forconi a tre punte, riordinavano il fieno, infilzavano le anime democristiane e pungevano le chiappe al “padrone” e ai bravi manzoniani che, come fa ora Lollo, si mettevano la retina in testa. Questi per sentirsi vivi hanno bisogno di Amadeus e Fiorello.

Caro Merlo, c’è stata così tanta pubblicità su Sanremo che la prima sera, esausto, non sono riuscito a pigiare il tasto giusto del telecomando. Ora provo un senso di colpa che mi illudo possa attenuarsi con questa mia pubblica denuncia. Onde evitare un altro smarrimento, oggi mi posizionerò sin dal pomeriggio sul divano per essere certo di rincretinirmi, anch’io come tutti, con Sanremo.

Vito Mangano — Roma

Penso, ogni anno, che quello che sto guardando sia il festival peggiore di sempre. Questo poi mi pare la negazione stessa dello spettacolo. Citando Gigi Proietti, Sanremo non è, bene o male che vada, «er teatro, dove tutto è finto, ma niente c’è de farzo». A Sanremo, al contrario, “tutto è farzo”, specie quando vengono degradati i sentimenti sulla morte e sull’amore. Già la prima ho visto le lacrime, non quelle finte del teatro, ma quelle “farze” del cinismo. Scrivono che Sanremo è l’Italia, ma è sola la sua patacca.

Caro Merlo, direi a Travaglio: tu smettila di dire il falso su di noi, e noi smetteremo di dire il vero su di te.

Salvatore Siddi — Ponte d’Asti

Il vero, il falso e il finto è la poesia di Gigi Proietti che abbiamo appena citato.

Caro Merlo, la leggenda di Eichmann mero burocrate che ubbidiva agli ordini è dura a morire. Si sapeva che aveva concesso interviste a un certo Sassen, nelle quali, fra l’altro, esprimeva la sua soddisfazione per avere contribuito all’uccisione di circa 6 milioni di ebrei e si rammaricava che lo sterminio totale non fosse riuscito. Allora si dubitava dell’autenticità del documento, sicché al processo non se ne tenne conto. (Cfr. Bettina Stangneth, “Eichmann Before Jerusalem”, London 2014.) Arendt per un verso peccò di credulità, ritenendo che Eichmann fosse sincero al processo, per un altro verso cercò la conferma della tesi che il regime nazista veniva fatto marciare da tanti piccoli burocrati (il che è anche vero, ma non riguarda Eichmann). Per difetto di immaginazione non si è capito il suo sadismo. Eichmann lo metteva in atto nel negoziare (si fa per dire: il gatto che negozia col topo) con i capi delle comunità ebraiche. Alcuni si suicidarono.

Walter Leszl

Non mi convince la critica a Hannah Arendt, che qui lei ribadisce, ma trovo affascinante la densità del dibattito.


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