Travolta, anche lo scandalo è pubblicità. Papà Salis nel Paese del patriarcato
di Francesco MerloCaro Merlo, la Rai è accusata di pubblicità occulta: può darsi. Ma sono giorni che in tutte le televisioni si parla a tutte le ore di questo, e sui giornali dedicate pagine e pagine. Questa che tipo di pubblicità è?
Adriano Borgogno
Questa è forse più occulta di quella ed è anche esagerata e martellante. E infatti di quelle scarpe sappiamo tutto, anche noi che non sapevamo nulla. Sorge il sospetto che, finita l’esibizione di Travolta, la vera promozione del marchio sia cominciata subito dopo. E che questo straccetto di scandalo, le smentite, le difese, la dialettica di colpa e innocenza, le malizie degli accusatori e il candore degli accusati siano le migliori astuzie della pubblicità.
Caro Merlo, lei è nato nel 1951 e si può permettere di fare ironia sull’età dei pensionati che non possono scendere in piazza “agitando dentiere e pannoloni”. Non guidiamo i trattori e non usiamo i forconi. Trovo drammatico che nessuno difenda le pensioni.
Maria Monelli — Parma
Cara signora Maria, siam…
Caro Merlo, la Rai è accusata di pubblicità occulta: può darsi. Ma sono giorni che in tutte le televisioni si parla a tutte le ore di questo, e sui giornali dedicate pagine e pagine. Questa che tipo di pubblicità è?
Adriano Borgogno
Questa è forse più occulta di quella ed è anche esagerata e martellante. E infatti di quelle scarpe sappiamo tutto, anche noi che non sapevamo nulla. Sorge il sospetto che, finita l’esibizione di Travolta, la vera promozione del marchio sia cominciata subito dopo. E che questo straccetto di scandalo, le smentite, le difese, la dialettica di colpa e innocenza, le malizie degli accusatori e il candore degli accusati siano le migliori astuzie della pubblicità.
Caro Merlo, lei è nato nel 1951 e si può permettere di fare ironia sull’età dei pensionati che non possono scendere in piazza “agitando dentiere e pannoloni”. Non guidiamo i trattori e non usiamo i forconi. Trovo drammatico che nessuno difenda le pensioni.
Maria Monelli — Parma
Cara signora Maria, siamo un Paese di vecchi dove i vecchi, però, non contano nulla. E può scommetterci che gli attacchi alle pensioni continueranno. Proviamo almeno a sorriderne.
Caro Merlo, non vedo Sanremo da 50 anni. Non vi è nulla nel festival che susciti il mio interesse. Sono un anti-italiano, non apprezzo i programmi nazional-popolari. Sono in buona compagnia?
Andrea La Francesca — Novara
Vedere Sanremo non vuol dire apprezzarlo. L’audience non misura il gradimento e mai certifica la qualità. E il successo del festival si nutre anche del suo più sprezzante controcanto. Deve infatti essere blasonata e prestigiosa l’offerta per farle decidere, con orgoglio smisurato che, soltanto rifiutandola, lei diventa anti-italiano, che è l’identità degli italiani migliori, da Dante sino a Montale. Davvero Sanremo non è adatto a lei perché sono così bravi da farne lo spettacolo nazionalpopolare? Più modestamente a me pare che il festival non riesca a raccontare l’Italia, che sia una falsa e fastosa patacca della nostra televisione, e quest’anno è peggio che mai, perché non sono bravi. Ma per dirlo, bisogna guardarlo: tutto, a sprazzi, un po’, come capita.
Caro Merlo, sono d’accordo con lei, e forse più di lei, trovo sbagliate le critiche ad Hannah Arendt che riducono la famosa “banalità del male” a una sottovalutazione della ferocia di Eichmann. Che sciocchezza! Forse per questo mi incuriosisce la foto di Eichmann che il suo amico Giampiero Mughini espone in soggiorno. Lei descrive la foto di un poveraccio che nella sua cella appende ad asciugare i calzini. Siamo alla banalità del mostro?
Maricola Maurizi — Verona
Quella foto è l’illustrazione migliore e al tempo stesso un omaggio al capolavoro della Arendt. Fossi l’editore la userei come copertina.
Caro Merlo, mi commuove Roberto Salis, il padre di Ilaria, che appena potrà riabbracciarla, pensa — ha detto — “di baciarla una mezz’oretta, poi le darò un calcio nel sedere”.
Matteo Accorona — Pescara
In un Paese che straparla di patriarcato vorrei abbracciarlo, questo papà, per la misura della sua giusta protesta e la fermezza nella difesa della figlia, per l’amorevolezza e la presenza costante ma non esibita, e anche per il suo smarrimento politico che somiglia alla grande confusione che c’è sotto il cielo d’Italia.
Caro Merlo, “che grande emozione essere qui!”.
Licia Danesi — Vercelli
Ghigliottina.