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Manfredi e il maledettismo napoletano. L’esorcista e i morti di Palermo

Le lettere del 14 febbraio 2024
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Caro Merlo, tu sai come me, per analoga residenza parigina, che geôle in un francese un po’ passatista sta per cella, prigione per cui “geolier’” vale carceriere. Non riuscivo a capire perché il noto rapper napoletano avesse scelto quel nom de plume (per così dire); un amico esperto mi ha chiarito che i malavitosi di Secondigliano si chiamerebbero tra di loro “secondino”. Il nostro bravo rapper ha scelto la versione francese in segno di distinzione. Mi sembra curioso.

Corrado Augias

Caro Augias, ti ringrazio per il prezioso spunto che, insieme alla “distinzione”, mi fa pensare a una spolverata di maledettismo nell’uso della parola geôle, che rimanda all’estetica di Genet. Mi piace la creatività lessicale del rap, l’arabo che si mischia con l’italiano e il napoletano che diventa francese. A Palermo ho visto stare insieme senegalesi, nigeriani e polacchi, e ho sentito gli africani, mentre giocano a carte con gli italiani, inventarsi una lingua di base, per i giorni della settimana, per …

Caro Merlo, tu sai come me, per analoga residenza parigina, che geôle in un francese un po’ passatista sta per cella, prigione per cui “geolier’” vale carceriere. Non riuscivo a capire perché il noto rapper napoletano avesse scelto quel nom de plume (per così dire); un amico esperto mi ha chiarito che i malavitosi di Secondigliano si chiamerebbero tra di loro “secondino”. Il nostro bravo rapper ha scelto la versione francese in segno di distinzione. Mi sembra curioso.

Corrado Augias

Caro Augias, ti ringrazio per il prezioso spunto che, insieme alla “distinzione”, mi fa pensare a una spolverata di maledettismo nell’uso della parola geôle, che rimanda all’estetica di Genet. Mi piace la creatività lessicale del rap, l’arabo che si mischia con l’italiano e il napoletano che diventa francese. A Palermo ho visto stare insieme senegalesi, nigeriani e polacchi, e ho sentito gli africani, mentre giocano a carte con gli italiani, inventarsi una lingua di base, per i giorni della settimana, per i bisogni fondamentali: Ana wanak wi ? dove è il gabinetto? Purtroppo né la letteratura né il cinema si sono occupati di questa lingua di necessità che mi ricorda quella dei camionisti che partono da Est e, secondo lo storico Karl Schlögel, più di Bruxelles “fanno” l’Europa che percorrono (Arcipelago Europa. Bruno Mondadori 2011). E anzi sono loro l’unico, vero “esercito europeo”, visto che quello militare è solo retorica da tromboni, come ripete spesso Paolo Mieli. Pur con il suo pensiero povero e confuso, almeno il rap tenta di appropriarsene. Mi auguro che il sindaco Manfredi, colto e raffinato, premiando Geolier in piazza, non abbia soltanto ceduto alla Napoletanità che, nella geografia del pensiero meridionale, è l’eccesso di orgoglio identitario: retorica e “banalità del ma-re”. Insomma, spero che anche Manfredi cerchi “il miracolo della rosa” nel linguaggio dei marginali, degli irregolari, dei “ragazzi di vita” di Secondigliano, che tra loro si chiamano “secondini” come in altri luoghi si chiamano “sbirri”. Roberto De Simone, genio novantenne di Napoli, dice: “eravamo popolo e siamo diventati gente”. Non penso che “I p’ me, tu p’ te” sia la nuova Gatta Cenerentola, ma che nelle periferie c’è forse la voglia di tornare popolo. Perciò mi sono pentito, caro Corrado, di non avere partecipato al televoto.

Caro Francesco, la strage di Palermo non c’entra nulla con le pratiche dell’esorcismo, preghiere che i sacerdoti autorizzati compiono su fedeli ritenuti posseduti dal diavolo, casi rarissimi che, secondo le statistiche ecclesiastiche, sono vicini allo zero.

Orazio La Rocca, giornalista vaticanista

È vero, il fanatismo religioso che ha ispirato il massacro di Palermo non ha nulla a che fare con l’ingenuo e pittoresco padre Amorth e le sue sedute di… pranoterapaia. Difendo però i cronisti che hanno usato la parola perché l’esorcismo al quale siamo abituati (si fa per dire) è quello cinematografico, una cerimonia esoterica, con lo zolfo, la schiuma e la violenza.

Caro Merlo, 2 ostaggi liberati e 100 morti per liberarli. E via ai festeggiamenti! Morti che sono solo numeri. Che mondo è?

Franca Guidoni

Non solo nell’orribile mondo delle guerre i morti sono numeri, ma i morti di guerra sono morti più pesanti.


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