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Il diavolo nascosto è ancora Putin. Canta Napoli, Geolier all’università

Il murale dedicato a Geolier 
Posta e risposta del 16 febbraio 2024
2 minuti di lettura

Però anche lei, caro Merlo, sulla questione della presenza, anzi sul dominio del principe delle tenebre su questo mondo, fa lo gnorri. Eh, ce lo sveli, dai…

Salvatore Siddi - Pino D’Asti

Lo gnorri? È dall’inizio della guerra d’aggressione russa dell’Ucraina che scriviamo che il “diavolo nascosto” di tutte le nostre campagne elettorali è Putin, che ora si intravede anche nel buffo riavvicinamento tra Conte e Salvini, raccontato nei retroscena dei cronisti. Avevo già proposto come manifesto della politica italiana il magnifico affresco di Vassillacchi, esposto nella chiesa di San Pietro a Perugia, il quadro più grande del mondo. È un coloratissimo groviglio di 300 personaggi che, solo guardato da una giusta distanza, svela, al centro della tela, la figura che la domina, il diavolo: San Benedetto è il naso, sole e luna sono gli occhi, Pietro e Paolo le corna.

Caro Merlo, ho letto la lettera di Augias e la sua risposta, ma ho visto anche che Geolier è stato invitato all’Università di Nap…

Però anche lei, caro Merlo, sulla questione della presenza, anzi sul dominio del principe delle tenebre su questo mondo, fa lo gnorri. Eh, ce lo sveli, dai…

Salvatore Siddi - Pino D’Asti

Lo gnorri? È dall’inizio della guerra d’aggressione russa dell’Ucraina che scriviamo che il “diavolo nascosto” di tutte le nostre campagne elettorali è Putin, che ora si intravede anche nel buffo riavvicinamento tra Conte e Salvini, raccontato nei retroscena dei cronisti. Avevo già proposto come manifesto della politica italiana il magnifico affresco di Vassillacchi, esposto nella chiesa di San Pietro a Perugia, il quadro più grande del mondo. È un coloratissimo groviglio di 300 personaggi che, solo guardato da una giusta distanza, svela, al centro della tela, la figura che la domina, il diavolo: San Benedetto è il naso, sole e luna sono gli occhi, Pietro e Paolo le corna.

Caro Merlo, ho letto la lettera di Augias e la sua risposta, ma ho visto anche che Geolier è stato invitato all’Università di Napoli dal rettore non per una lezione, ma per un incontro con gli studenti. Ci mancherebbe altro! Va bene il genius loci, ma in una Università che si rispetti si dovrebbe invitare un linguista che magari ricordi Henri Gobard che in L’alienazione linguistica (Giometti&Antonello) spiega come ogni lingua sia fatta a strati, come cioè ogni giorno noi ne usiamo una in ufficio, un’altra al supermercato e un’altra in famiglia. Fior di scrittori e filosofi hanno spiegato la ricchezza dei gerghi malavitosi come l’argot e come l’evoluzione avvenga sempre “in una situazione reale in cui le lingue si affrontano concretamente” (Deleuze). Sennò a cosa serve l’Università, ad aggiungere un piccolo palcoscenico ai media tradizionali?

Manuel Orazi

Solo il rap acchiappa “il linguaggio di necessità” degli immigrati che sta arricchendo l’Italiano mentre lo sporca. Troverei lodevole che l’università di Napoli studiasse questo nuovo linguaggio nelle forme adeguate al suo prestigio. Aggiungo che l’università avrebbe dovuto scoprirlo prima di Amadeus. Ma senza una riflessione sulla lingua, Geolier in cattedra diventa lo strillo di un povero intrattenimento minore, come se l’università fosse una tv locale, un post-Sanremo di serie b.

Caro Merlo, secondo un recente studio del servizio sanitario britannico, a Londra e nelle città si vive più a lungo che nelle zone rurali. L’urbanizzazione, la più grande trasformazione antropica del pianeta, dà i suoi frutti. Altro che borghi.

Marco Vanucci - Londra

“Il contrario della città – dice Renzo Piano, che è architetto come lei – non è la campagna, ma il deserto. La campagna è ancora città. L’intera Europa è una grande città. E la città è ancora il destino dell’uomo. Il deserto invece genera mostri”.

Caro Merlo, non se ne può più di sentir dire, anche da cinquantenni, “da quando sono bambino”, oppure ”da quando ho diciott’anni “, che indicherebbe forse il sogno di un’eterna giovinezza, ma è insopportabile. E poi, lasciamo agli Americani la loro pronuncia e ricordiamoci che in latino si pronuncia plus e non plas, superior e non supirior , iunior e non giunior.

Luciana Montali

C’è pure il capolavoro dell’arte greca che è conservato al Louvre e ha dato il nome alla fabbrica di abbigliamento sportivo che oggi, in quasi tutte le lingue, è molto piú famosa della scultura. Ma la “Naik” di Samotracia non si può sentire. Ghigliottine approvate.

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