✕

Putin è peggio dell’Urss di Breznev. Catania, così sparisce “a piscaria”

Amsterdam, 17 febbraio: un omaggio per Aleksej Navalny 
Posta e risposta di domenica 18 febbraio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, la vedova Navalny si è appellata “a tutta la comunità internazionale…”. Esiste la comunità internazionale?

Lidia Mancuso — Como

Esiste, anche se i sicari di Putin se ne preoccupano meno di quanto se ne preoccupava l’Unione Sovietica di Breznev che espulse Solženicyn e Sacharov. Mai come oggi è sotto attacco l’Occidente, con le sue democrazie, le università, i libri, i premi Nobel, gli eserciti, la Nato, i liberi mercati, l’informazione, le corti di giustizia… Di questa comunità fa parte sgangheratamente pure l’Italia dove, però, i filoputiniani dominano partiti politici, come la Lega e i 5stelle, dispongono di giornali e sono protagonisti fissi dei talk show.

Caro Merlo, ho un’età e non sempre vivo a Catania. Oggi sono andato alla “piscaria”, mercato incastrato tra una storica fontana e tanti palazzi settecenteschi, reperti antichi e piazze di gran fascino. Il mio fruttivendolo mi dice che sabato chiude. Uno degli ultimi, in un mercato diventato luogo formicaio di ristora…

Caro Merlo, la vedova Navalny si è appellata “a tutta la comunità internazionale…”. Esiste la comunità internazionale?

Lidia Mancuso — Como

Esiste, anche se i sicari di Putin se ne preoccupano meno di quanto se ne preoccupava l’Unione Sovietica di Breznev che espulse Solženicyn e Sacharov. Mai come oggi è sotto attacco l’Occidente, con le sue democrazie, le università, i libri, i premi Nobel, gli eserciti, la Nato, i liberi mercati, l’informazione, le corti di giustizia… Di questa comunità fa parte sgangheratamente pure l’Italia dove, però, i filoputiniani dominano partiti politici, come la Lega e i 5stelle, dispongono di giornali e sono protagonisti fissi dei talk show.

Caro Merlo, ho un’età e non sempre vivo a Catania. Oggi sono andato alla “piscaria”, mercato incastrato tra una storica fontana e tanti palazzi settecenteschi, reperti antichi e piazze di gran fascino. Il mio fruttivendolo mi dice che sabato chiude. Uno degli ultimi, in un mercato diventato luogo formicaio di ristoranti, pub, friggitorie e musica a tutto volume sino a notte… Sarà il progresso, sarà la mia età di piccolo “gattopardo” che non gradisce il presente, sta male nel passato prossimo e ama solamente i vecchi tempi. Ma sento che la zona è snaturata, offesa, umiliata. Esagero? Forse. Ma quel mercato che aveva i colori del Mediterraneo è nel mio cuore e la sua distruzione è per me una ferita, e forse anche per la città.

Filippo Arriva — Catania

In Europa ci sono politiche vincenti di salvaguardia dei mercati storici, messi in crisi dai supermercati. Come a Parigi, a Oslo, a Tolosa, ma anche a Bologna il mercato rinasce quando si può consumare sul posto il prodotto in vendita. Il suo fruttivendolo, incrementando l’attività invece di chiuderla, potrebbe proporre spremute, insalate, centrifughe… e attirare più gente in quel mercato così bello e identitario. Regali al sindaco Enrico Trantino Il mercato e la città di Donatella Calabi (Marsilio).

Caro Merlo, oramai come vedo un agricoltore — in tv — cambio canale. È una reazione normale, penso. In poche settimane so tutto dell’agricoltura (la Pac, quanto prende chi coltiva, quanto il grossista, quanto la grande distribuzione, quanto costa un trattore, quanto l’Irpef e il gasolio), tutto tranne una cosa: quanto prendono al giorno quei ragazzi di colore — che sto guardando in diretta non televisiva — dagli agricoltori che protestano. Manca solo la loro voce. Non penso la sentiremo.

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Guadagnano tutti poco e gli immigrati ancora meno di poco. È così in tutte le filiere, compresa l’editoria, dove i precari, traduttori, editor, correttori… sono trattati come in agricoltura gli immigrati.

Caro Merlo, Nike o naiche, trattandosi di scarpari, credo al “Nike!” di Filippide — la battaglia di Maratona — e non alla Nike di Samotracia.

Franco Palmieri — Roma

Immagini invece che il povero Filippide, sia morto, pur gridando “Nike!”, proprio perché aveva percorso i 50 chilometri della maratona di Maratona calzando pessime scarpe. Avesse usato le ali della Nike di Samotracia, sarebbe sopravvissuto.

Caro Merlo, non mi è mai piaciuta, per la sua crudezza, l’espressione “Rotolano le teste di...”, riguardo ad amministratori delegati d’azienda, direttori di giornali, sottosegretari, allenatori. Lo strumento della ghigliottina è più che appropriato.

Daniele Sbrighi — Cesena

Ghigliottina.


Leggi i commenti