Addio mercati da Venezia a Catania. Il principe di Renzi e le ghigliottine
di Francesco MerloCaro Merlo, la citazione di un mio libro nella risposta a Filippo Arriva, che lamentava la scomparsa della Piscaria di Catania, mi spinge a dirle che continuo a lavorare sul tema, cercando di mobilitare la città di Venezia (nella cui università ho insegnato) contro il degrado del mercato ultra millenario realtino lungo il Canal Grande. Presidente di “Progetto Rialto” nel 2021 organizzai un convegno con i responsabili dei mercati di Monaco, Bruxelles, Londra Smithfield, Zagabria, Lubecca, Salonicco e Firenze (Mercato Centrale) nel totale disinteresse dell’amministrazione. In Europa molti mercati sopravvivono per la creatività dell’offerta (succhi, insalate, pesce cotto, artigiani, eventi, mostre sul cibo…). Se “Repubblica” richiamasse l’attenzione su questi luoghi vitali di scambio e di storia delle città, avremmo più fortuna che regalando libri ai sindaci. Non sono sicura che li leggerebbero.
Donatella Calabi — Venezia
Ho visto mercati che resistono e altri che rinascono, da Milano a …
Caro Merlo, la citazione di un mio libro nella risposta a Filippo Arriva, che lamentava la scomparsa della Piscaria di Catania, mi spinge a dirle che continuo a lavorare sul tema, cercando di mobilitare la città di Venezia (nella cui università ho insegnato) contro il degrado del mercato ultra millenario realtino lungo il Canal Grande. Presidente di “Progetto Rialto” nel 2021 organizzai un convegno con i responsabili dei mercati di Monaco, Bruxelles, Londra Smithfield, Zagabria, Lubecca, Salonicco e Firenze (Mercato Centrale) nel totale disinteresse dell’amministrazione. In Europa molti mercati sopravvivono per la creatività dell’offerta (succhi, insalate, pesce cotto, artigiani, eventi, mostre sul cibo…). Se “Repubblica” richiamasse l’attenzione su questi luoghi vitali di scambio e di storia delle città, avremmo più fortuna che regalando libri ai sindaci. Non sono sicura che li leggerebbero.
Donatella Calabi — Venezia
Ho visto mercati che resistono e altri che rinascono, da Milano a Palermo. Temo invece che la Piscaria di Catania sia senza speranza. E mi sorprende la sorte di “Rialto”, a Venezia.
Caro Merlo, è eroico il lavoro che sta facendo il vostro collaboratore da Gaza Sami al-Ajrami. Anche perché è l’unica voce che ci arriva in diretta da quell’inferno. Raccogliere i suoi articoli in un libro, sarebbe un bel modo di ringraziarlo.
Paolo Pradella — Pinerolo (Torino)
Palestinese, nato in un campo profughi, Sami al-Ajrami è un coraggioso e grande giornalista, al tempo stesso rigoroso e di forte impatto emotivo. È un onore averlo sulle pagine di Repubblica.
Caro Merlo, propongo che tutti quelli che propongono giustamente la ghigliottina per i luoghi comuni più abusati offrano contestualmente in cambio delle espressioni alternative. Costruire è più difficile che distruggere... Tuttavia non saprei con cosa rimpiazzare “ghigliottina”: mannaia, patibolo, capestro? No, teniamoci il macabro vocabolo, purché sia limitato alle parole.
Luisa Comencini — Milano
L’Arabia Saudita del principe ereditario Mohammed bin Salman, che si spaccia per moderato e riformatore e ha Renzi come testimonial, ogni anno supera il record di decapitazioni raggiunto nell’anno precedente. Nel 2023, ci informa la benedetta associazione radicale “Nessuno tocchi Caino”, sono stati decapitati in pubblico 172 condannati a morte contro i 137 del 2022, quando, però, in un solo giorno ne furono decapitati 81. Nel 1998 vidi al Louvre una mostra intitolata “La testa senza il corpo” organizzata da Julia Kristeva, che ne fece pure un libro. L’editore Donzelli lo tradusse in italiano nel 2010, quando la decapitazione era stata ormai rilanciata dai feroci islamisti sia pure nella forma “abbreviata” dello sgozzamento. Ma nel 2015 in Arabia Saudita arrivarono al potere il principe e suo padre, re Salman, che hanno decapitato 1.257 persone, con una media di 140 all’anno. Lo sgozzamento è un lavoro da macellaio in confronto alla raffinatezza del recidere adottata dall’illuminismo, che fu il tempo della testa ma anche il tempo dei senza testa. Tutto questo, cara signora Comencini, per darle ragione e andare avanti con la ghigliottina delle parole che, anche decapitate, rimangono pericolose. E qualcuna si mostra viva solo quando viene decapitata.
Caro Merlo, “ mi impegno... perché fatti del genere non accadano mai più”. Si potesse usare la sua ghigliottina!
Michele Murgiano — Roma
Ghigliottina.