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Botte vere e lacrime false. Il riciclo della coppia aperta

Posta e risposta del 27 febbraio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, sono un medico anziano e ricordo le botte della polizia che, nel 1975, presi sulla schiena perché, istintivamente, mi girai. Il poliziotto non si accanì e gliene sono ancora grato. Avevo 15 anni. Ogni volta che vedo manganellare gli studenti ripenso al clima orribile di allora che onestamente oggi non c’è (ancora). Credo che Mattarella sia intervenuto più per prevenire (c’è, in vista, il G7!) e mi auguro che raddrizzi la brutta linea repressiva del governo. Aggiungo però che le solite esagerazioni di qualcuno dei nostri, — la chiamo “la sinistra di maniera” — non ci fanno bene. E prendo a simbolo le lacrime del cantautore Vecchioni in tv che erano così false da risultare controproducenti.

Marcello Innocenti — Pistoia

C’è stata una grande abbondanza di lacrime illustri in Italia. E non sempre per incontinenza di emozioni vere, da Ingrao e Occhetto sino a Berlusconi e Fassino; da De Mita, Cossiga e Craxi sino alla Fornero e persino a Mourinho, e poi a Napolitano. Ha pianto i…

Caro Merlo, sono un medico anziano e ricordo le botte della polizia che, nel 1975, presi sulla schiena perché, istintivamente, mi girai. Il poliziotto non si accanì e gliene sono ancora grato. Avevo 15 anni. Ogni volta che vedo manganellare gli studenti ripenso al clima orribile di allora che onestamente oggi non c’è (ancora). Credo che Mattarella sia intervenuto più per prevenire (c’è, in vista, il G7!) e mi auguro che raddrizzi la brutta linea repressiva del governo. Aggiungo però che le solite esagerazioni di qualcuno dei nostri, — la chiamo “la sinistra di maniera” — non ci fanno bene. E prendo a simbolo le lacrime del cantautore Vecchioni in tv che erano così false da risultare controproducenti.

Marcello Innocenti — Pistoia

C’è stata una grande abbondanza di lacrime illustri in Italia. E non sempre per incontinenza di emozioni vere, da Ingrao e Occhetto sino a Berlusconi e Fassino; da De Mita, Cossiga e Craxi sino alla Fornero e persino a Mourinho, e poi a Napolitano. Ha pianto il ministro Gilberto Pichetto Fratin per la ragazza che soffriva di “eco-ansia”. E qualche lacrimuccia la inumidito la Meloni. Nel paese del batticuore e del turbamento è difficile non pensare alla sceneggiata. Non sarei troppo severo anche se, sicuramente, Vecchioni gioca troppo spesso con l’ingovernabile vertigine del suo cuore d’artista.

Caro Merlo, si aprirebbe l’epoca del “poliamore” ci ha raccontato Anna Lombardi, ma non è certo nuovo. Dalla fine degli anni ’20 e negli anni ’30, intellettuali, artisti e anche sportivi intrecciavano tradimenti e relazioni multiple, dove ebrezza, lussuria e amore erano il contro canto all’avvento del nazionalsocialismo, come ha raccontato Florian Illies nel suo L’amore al tempo dell’odio. La differenza con l’epoca attuale è che ora si tende a legittimare tutto moralmente e anche legalmente. Mi sembra eccessivo normare anche questo.

Attilia Giuliani

Questa nuova presunta diffusione della “coppia aperta” mi ha ricordato che anche noi nel ’68 abbiamo sperimentato la Comune. Ne penso oggi quel che ne pensava Giorgio Gaber. Cominciavamo con “non ha senso la famiglia coniugale / ho bisogno di trovare un’apertura /a una vita troppo chiusa, troppo uguale”. Risultato? “Senza più senza nessun ritegno /si arriva ad odiarsi. / E alla fine, quando esplode la tensione, /come bestie, come cani ci si sbrana a morsi”. Viva la Comune.

Caro Merlo, penso che l’autonomia differenziata sia la giusta punizione per i politici meridionali. Non ho sentito nessuna autocritica. Solo lamenti.

Pasquale Regano — Andria

Punizione sì, ma non certo giusta. Il Sud permette ogni audacia e ogni azzardo, come quei luoghi marginali dove si sperimentano bombe atomiche e armi chimiche, come quei corpi di marginali, topi o accattoni, sui quali si provano nuovi farmaci.

Caro Merlo, di mio padre, otorinolaringoiatra, morto a 40 anni di diabete, completamente cieco, ricordo le bellissime mani che cercavano il mio viso di bambina. Chissà se mi pensa da lassù.

Margherita Smeraldi — Venezia

Vedere con le mani e leggere “con occhi prestati”. Dal 1955 al 1973 il cieco Borges diresse la Biblioteca Nacional: “Mi ero immaginato il Paradiso sotto forma di una biblioteca”, ma “Dio con magnifica ironia / mi dette insieme i volumi e la notte”. La famosa prova ornitologica dell’esistenza di Dio comincia così: “Chiudo gli occhi e vedo uno stormo di uccelli…”.

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