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Elly Schlein generosa e vincente. L’importanza di chiamarsi Assante

Ernesto Assante con Gino Castaldo 
Posta e risposta del 28 febbraio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, noi sardi ce l’abbiamo fatta. Come auspicava lei il 21 febbraio rispondendo al signor Locatelli, “meglio aver torto con Schlein che ragione con Meloni”. Abbiamo mandato a casa il peggior governo della Regione. Speriamo avvenga anche altrove.

Antonio Cauli — Sud Sardegna

È la prima vittoria di Elly Schlein, che era stata sottovalutata non solo da Giorgia Meloni, ma anche dai professori di morale del suo partito, che ancora non vorrebbero che si candidasse alle europee. Schlein ha vinto con la generosità e l’intelligenza perché, in sintonia con la storia d’Italia che è una storia di alleanze, pur guidando il partito più forte ha ceduto la presidenza della Regione a Alessandra Todde, che è una cinque stelle nonostante le due lauree e le 4 lingue. Schlein ha persino accettato di non salire sul palco per non rubarle la scena. Con loro due ha vinto Conte che, campione di furbizia italiana, ha baciato la mano che non può tagliare.

Caro Merlo, meglio sardi che mai.

Gabriele Poggi…

Caro Merlo, noi sardi ce l’abbiamo fatta. Come auspicava lei il 21 febbraio rispondendo al signor Locatelli, “meglio aver torto con Schlein che ragione con Meloni”. Abbiamo mandato a casa il peggior governo della Regione. Speriamo avvenga anche altrove.

Antonio Cauli — Sud Sardegna

È la prima vittoria di Elly Schlein, che era stata sottovalutata non solo da Giorgia Meloni, ma anche dai professori di morale del suo partito, che ancora non vorrebbero che si candidasse alle europee. Schlein ha vinto con la generosità e l’intelligenza perché, in sintonia con la storia d’Italia che è una storia di alleanze, pur guidando il partito più forte ha ceduto la presidenza della Regione a Alessandra Todde, che è una cinque stelle nonostante le due lauree e le 4 lingue. Schlein ha persino accettato di non salire sul palco per non rubarle la scena. Con loro due ha vinto Conte che, campione di furbizia italiana, ha baciato la mano che non può tagliare.

Caro Merlo, meglio sardi che mai.

Gabriele Poggiali — Napoli.

Io ghigliottinerei tutti i giochi di parole che stanno imperversando: non c’è peggior sardo di chi non vuol sentire, la sarda salata, i sardomasochisti e, appunto, meglio sardi che mai.

Caro Merlo, Truzzu si è preso tutta la responsabilità della sconfitta. Certamente ha perso lui, ma secondo me ha perso soprattutto Giorgia Meloni.

Michele Pozzo — Roma

Ha certamente perduto Giorgia Meloni e la sua estetica, l’arroganza con la quale ha imposto Truzzu tatuato Trux. Hanno perduto gli svalvolati con la pistola alla festa di capodanno, quelli che fanno il saluto romano, il ministro di polizia che fa picchiare i ragazzini…

Caro Merlo, viva Salvini, che non solo non vince più, ma fa perdere la sua coalizione!

Luisa Pellizzi — Crotone

Salvini ha detto che si trasferirà in Abruzzo dove si voterà il 10 marzo. Incoraggiamolo. Diamogli, come a Totò, la sua patente.

Caro Merlo, Giorgio Armani si qualifica, in ogni contesto, rappresentante e paladino della donna libera e emancipata. Sentirgli dire che Giorgia Meloni ha “due attributi belli e robusti”, evoca il maschilismo più incrollabile, al di là della condivisione o meno delle idee politiche della premier.

Milena Pieri — Milano

Sicuramente Armani voleva lodare Meloni, ma c’è una malizia (oggettiva) non solo nell’elogio degli attributi che richiamano la virilità postfascista. Il seguito, che è peggio, suona come una sentenza estetica per una donna che comunque veste Armani: “mi secca a volte vederla così piccolina e minuta, negli incontri formali in Europa, in mezzo a tanti signori statuari ed eleganti, e lei con la sua giacchetta…”.

Caro Merlo, leggevo Ernesto Assante da sempre e mi dispiace come se fosse morto un amico, un parente… Mi consola che non abbia sofferto.

Lilly Santacroce — Rieti

Purtroppo scrivere di musica leggera è diventato un grottesco esercizio da dottor Balanzone. Perciò era prezioso Ernesto, perché ci faceva capire, con la sua prosa ironica e “scanzonata” che la canzonetta è come l’acqua fresca, sembra niente ma è tutto, placa l’arsura della malinconia e dell’abitudine, e se c’è nebbia fa vedere il sole, dà coraggio a chi ha paura, commuove anche il più burbero dei solitari, è il fischiettare dell’individuo ma è anche la civiltà del coro, è popolo senza populismo, è la colonna sonora della democrazia. Ecco perché ci mancheranno la profondità e la leggerezza di Ernesto.

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