✕

Ma ‘ndo vai se il manganello non ce l’hai Schlein, pericolo di delusione in Abruzzo

Il presidente Mattarella (ansa)
Posta e risposta del 28 febbraio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, sono stato rapito dal titolo sul giornale locale: “Gira con un manganello: denunciato”. L’articolo racconta che la polizia (la polizia, quindi) ha fermato “un 48enne straniero” (straniero, nemmeno pisano) e a bordo dell’auto è stato ritrovato un manganello telescopico di cui l’uomo non ha dato una giustificazione plausibile. È scattata la denuncia “per possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere”. Non dico altro.

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

Il manganello è stato un simbolo fascista, l’arma degli squadristi, che lo misero in mano persino alla Madonna. Come tutti sappiamo, liberarsi di questa eredità non è stato facile alla polizia della democrazia italiana. Dunque la domanda non è retorica: oggi il manganello del poliziotto dà fiducia o fa paura a una persona per bene? La protegge o la minaccia? Secondo me, nonostante il bruto Piantedosi, ancora la protegge. E sottolineando che “con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento” Mattarella ci ha implicit…

Caro Merlo, sono stato rapito dal titolo sul giornale locale: “Gira con un manganello: denunciato”. L’articolo racconta che la polizia (la polizia, quindi) ha fermato “un 48enne straniero” (straniero, nemmeno pisano) e a bordo dell’auto è stato ritrovato un manganello telescopico di cui l’uomo non ha dato una giustificazione plausibile. È scattata la denuncia “per possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere”. Non dico altro.

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

Il manganello è stato un simbolo fascista, l’arma degli squadristi, che lo misero in mano persino alla Madonna. Come tutti sappiamo, liberarsi di questa eredità non è stato facile alla polizia della democrazia italiana. Dunque la domanda non è retorica: oggi il manganello del poliziotto dà fiducia o fa paura a una persona per bene? La protegge o la minaccia? Secondo me, nonostante il bruto Piantedosi, ancora la protegge. E sottolineando che “con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento” Mattarella ci ha implicitamente detto che in altre situazioni la polizia deve saperli usare. Una cosa però è sicura: un normale cittadino, italiano o straniero che sia, non deve usarli mai, e neppure possederli.

Caro Merlo, avevi scritto che “sarebbe stato comunque meglio aver torto con Schlein che ragione con Meloni”. Vero. Ma quanto è bello avere ragione con Schlein!

Teresa Bartoli — Scansano (Gr)

Attenzione, però. Basta poco per ubriacarsi di vittoria e ancora meno per risvegliarsi con il mal di testa, magari il 10 marzo nel “fiero” Abruzzo dove “l’ipoteca dannunziana — scriveva l’abruzzese Ennio Flaiano (1910-1972) — è troppo forte, bisogna aspettare un altro poeta e forse è già nato”. C’era già Marco Pannella (1930-2016) che certamente era poeta, a modo suo. Come canta il poeta Francesco De Gregori, che in Abruzzo passò l’infanzia, “sulla strada di Pescara / venne assalito dai parenti ingordi / e scaricò le sue pistole in aria / e regalò le sue parole ai sordi”.

Caro Merlo, leggo sull’Unione sarda che Paolo Truzzu ha detto”abbiamo perso di uno sputo”.

Giorgio Solinas — Cagliari

Di quelli in aria però, che tornano al mittente.

Caro Merlo, questa volta sì che non li hanno visti arrivare. Ma ho l’impressione che sia arrivato prima Conte; il probabile federatore, il futuro Conte 3? La destra ha Salvini, la sinistra Conte, chi sta meglio?

Attilia Giuliani

Entrambi sono inaffidabili recidivi. Ma il terribile Hulk della destra italiana è più sfasciacarrozze. Il trasformista signor Quasi, che per ora abita a sinistra, è più avvelenatore di pozzi.

Caro Merlo, ho rivisto su Raiplay “Gruppo di famiglia in un interno” che Visconti girò nel 1974. Da ragazzo lo avevo apprezzato molto, ma ora l’ho trovato mediocre, nonostante Burt Lancaster, Silvana Mangano, Helmut Berger. Che delusione. A volte è meglio mantenere i ricordi.

Vito Mangano — Roma

Il Visconti triste e terminale, ormai troppo carico di “visconterie” melodrammatiche, era pesante anche allora, ma al regista che ha firmato Il gattopardo, “certi applausi son dovuti per amore”, come nella canzone di Paolo Conte.

Caro Francesco, si può chiamare un dicastero del ministero della cultura con un nome più fascista di “Direzione Generale Creatività Contemporanea”? Propongo ghigliottina.

Giovanna Albretti Arch.

Condivido il fastidio, ma la ghigliottina lavora sui tic linguistici e non sulle barocche denominazioni di quel che non si domina.

Leggi i commenti