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Assolto con la formula gatta ci cova. Meloni, l’ossessione del riconteggio

La premier Giorgia Meloni (ansa)
Posta e risposta di martedì 5 marzo 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, da alcune settimane a Roma, vicino al tribunale di piazzale Clodio, è stato aperto un bar dal nome “Assolto” che, suonando subito augurale, cerca di attirare in modo festoso i tantissimi frequentatori delle aule giudiziarie, che non sono solo gli imputati, ma anche i giudici, i cancellieri, gli avvocati e i loro assistenti. Mi pare un’iniziativa di marketing intelligente che si completa con la promessa che chiunque venga, appunto, assolto, lì ha diritto a un caffè gratis.

Vito Mangano — Roma

Il 65 per cento degli imputati italiani viene assolto, ma il caffè gratis è un atto di coraggio, un marketing civile sicuramente in controtendenza. Non è facile infatti festeggiare in pubblico l’assoluzione che in Italia è accolta con allarme o al massimo con scetticismo diffidente: assolto sì, ma con la formula “gatta ci cova”.

Caro Merlo, leggo che si è finalmente concluso il conteggio dei voti in Sardegna: Alessandra Todde ha vinto per 1.600 voti. Eppure, Giorgia Meloni a Toro…

Caro Merlo, da alcune settimane a Roma, vicino al tribunale di piazzale Clodio, è stato aperto un bar dal nome “Assolto” che, suonando subito augurale, cerca di attirare in modo festoso i tantissimi frequentatori delle aule giudiziarie, che non sono solo gli imputati, ma anche i giudici, i cancellieri, gli avvocati e i loro assistenti. Mi pare un’iniziativa di marketing intelligente che si completa con la promessa che chiunque venga, appunto, assolto, lì ha diritto a un caffè gratis.

Vito Mangano — Roma

Il 65 per cento degli imputati italiani viene assolto, ma il caffè gratis è un atto di coraggio, un marketing civile sicuramente in controtendenza. Non è facile infatti festeggiare in pubblico l’assoluzione che in Italia è accolta con allarme o al massimo con scetticismo diffidente: assolto sì, ma con la formula “gatta ci cova”.

Caro Merlo, leggo che si è finalmente concluso il conteggio dei voti in Sardegna: Alessandra Todde ha vinto per 1.600 voti. Eppure, Giorgia Meloni a Toronto aveva detto: «Aspettiamo il riconteggio e poi vediamo cosa fare». Aveva confuso riconteggio e conteggio, oppure si era già portata avanti?

Elide Carta — Nuoro

Giorgia Meloni ha detto «riconteggio», e forse è stato un lapsus, ma di quelli rivelatori. Il deputato Salvatore Deidda, segretario regionale che, in campagna elettorale aveva promesso «se perdiamo me ne vado nelle Filippine», ha scritto e subito cancellato il post “ride bene chi ride ultimo”. Il riconteggio, che poi diventa broglio, e quindi imbroglio, patacca e complotto è l’anestetico morale, il tic di chi non vuole darla vinta a chi ha vinto, l’alibi del fallimento. Chissà cosa non farà Giorgia Meloni, per restare a Palazzo Chigi, giorno in cui la democrazia la sfratterà.

Caro Merlo, nel suo articolo “Sei uova, una scamorza...” il caso del furtarello per fame del commesso di un supermercato di Torino mi ha ricordato un’ode pariniana, “Il bisogno”, dove il poeta celebra Wirtz, pretore della Repubblica Elvetica, per la sua giustizia e saggezza: “Tu, Wirtz, uom saggio e giusto…/e dando oro e aiuto, / generoso insegnasti /come senza le pene / il fallo si previene”. Erano gli anni Sessanta del ’700 milanese illuminista e riformatore.

Elisabetta Bonato — Legnago (Verona)

Anche i riformatori del ’700 milanese, come Beccaria e Pietro Verri per esempio, nella loro vita dimenticavano l’illuminismo che teorizzavano nei libri. Mangiare “i rapiti pani” solo in poesia commuove, nella realtà indigna. Piace a tutti la canzone di De André Il pescatore: “E chiese al vecchio dammi il pane/ho poco tempo e troppa fame/e chiese al vecchio dammi il vino/ho sete e sono un assassino”. Pensi se l’incontro con l’assassino avvenisse davvero. E mentre ci siamo, retrocediamo sino a Seneca: “Fate quello che dico, non fate quello che faccio”.

Caro Merlo, è sicuro che la sinistra non è mai riuscita ad agganciare un giornalista di destra? Un palese salto della quaglia in questa direzione non c’è mai stato. Ma l’ultimo Montanelli giunse a encomiare il governo D’Alema…

Sandro Marcucci

Permettersi l’elogio di un avversario non è trasformismo, ma libertà. E nel caso che lei ricorda, fu Montanelli a spostarsi a sinistra o D’Alema a destra?

Caro Merlo, “la classe non è acqua” era da ghigliottinare, ancor più oggi in tempi di siccità.

Laura Salvadori — Lecce

Ghigliottina.


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