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L’Abruzzo non è solo in Abruzzo. Una U e una O per capire Meloni

Roberto Cenati (ansa)
Posta e risposta del 6 marzo 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, per il senatore Michele Fina il problema più sentito dagli abruzzesi è quello sanitario, e non ho dubbi. Però, l’esempio che porta del crollo delle prestazioni sanitarie a Rieti non mi sembra, stando alla geografia, molto conferente con la Regione Abruzzo.

Maria Antonietta Faraoni — Roma

Non conosco Michele Fina e non ho interesse a difenderlo. Ma oggi il territorio di Rieti è un cuneo del Lazio dentro l’Abruzzo.”Nelle aree interne — ha detto Fina — le ambulanze del 118 non hanno medici e in alcune province come Rieti sono crollate le prestazioni segnando in media un meno trenta per cento”. Sono territori molto intrecciati e questa gaffe di Fina non è “alla” Di Battista o “alla” Toninelli. Sino al 1927 Rieti era, addirittura, provincia di Perugia, cioè in Umbria. Poi Mussolini, per allargare il Lazio (a sud con Gaeta) inglobò a Nord-Est Rieti e pure Amatrice, vale a dire un pezzo di Umbria e uno di Abruzzo. Perciò oggi i confini politico — ammnistrativi non raccontano la v…

Caro Merlo, per il senatore Michele Fina il problema più sentito dagli abruzzesi è quello sanitario, e non ho dubbi. Però, l’esempio che porta del crollo delle prestazioni sanitarie a Rieti non mi sembra, stando alla geografia, molto conferente con la Regione Abruzzo.

Maria Antonietta Faraoni — Roma

Non conosco Michele Fina e non ho interesse a difenderlo. Ma oggi il territorio di Rieti è un cuneo del Lazio dentro l’Abruzzo.”Nelle aree interne — ha detto Fina — le ambulanze del 118 non hanno medici e in alcune province come Rieti sono crollate le prestazioni segnando in media un meno trenta per cento”. Sono territori molto intrecciati e questa gaffe di Fina non è “alla” Di Battista o “alla” Toninelli. Sino al 1927 Rieti era, addirittura, provincia di Perugia, cioè in Umbria. Poi Mussolini, per allargare il Lazio (a sud con Gaeta) inglobò a Nord-Est Rieti e pure Amatrice, vale a dire un pezzo di Umbria e uno di Abruzzo. Perciò oggi i confini politico — ammnistrativi non raccontano la verità del territorio. È vero che Rieti è Lazio, ma chi abita, appunto, ad Amatrice, che pure è in provincia di Rieti, non va all’ospedale di Rieti, ma a quello di Ascoli, che è nelle Marche, o a quello di Teramo che è in Abruzzo, o ancora all’Aquila. Il fascino speciale delle elezioni di domenica è dovuto anche alla speciale geografia del Centro di cui purtroppo gli italiani sanno poco o nulla.

Caro Merlo, a me sembra che il problema della Meloni e del suo governo siano le vocali U e O che dividono l’Italia che la sUpporta da quella che la sOpporta.

Pasquale Mignacca — Roma

Dolore e stupore non si esprimono con le parole, ma con i suoni della lingua vocalica. Secondo Junger (“Elogio delle vocali” in “Foglie e pietre” — Adelphi) il mondo della U è basso e tenebroso e con la U non si ride né si ridacchia, che è compito della maligna I. Invece il mondo della O è leale e paziente e ridere con la O è giusto e gradevole, quasi come ridere con la A.

Caro Merlo, la Resistenza è il momento più alto della storia d’Italia e perciò da tempo mi interrogo sul senso dell’Anpi, visto che i partigiani sono ormai pochi. Dovrebbe essere l’istituzione che ne custodisce e tramanda la storia e i valori che sono alla base della Repubblica. Se invece, com’è evidente, è un’associazione che parla di tutto, ennesimo esempio della polverizzazione della sinistra, in una patetica gara a chi è più puro, credo abbia poco senso. Le dimissioni di Cenati sono l’ultimo episodio di una deriva senza rimedio. Il 25 aprile diventerà l’ennesima espressione di coloro che strumentalizzano la Resistenza per altri fini, facendo il gioco della Destra al governo.

Gigi Codurri — Turate (Como)

L’Associazione ha il diritto di prendere le posizioni che vuole, ma non quello morale di utilizzare il prestigio della guerra partigiana e dell’antifascismo, la cui memoria va tutelata anche smascherando chi se ne fa scudo. È un nodo che già la guerra d’aggressione russa all’Ucraina aveva portato al pettine.

Caro Merlo, ieri sera, durante un triste cena di famiglia, mi sono munita di taccuino: mia zia Giulia si sentiva “nata con la camicia”, mia cugina proponeva di “chiudere un occhio”, Marcello taceva perché si era “svegliato con la luna storta”, finché io, “con l’acqua alla gola”, “ho piantato baracca e burattini”. Ghigliottiniamo “a man bassa”?

Marcella Fusco — Fiumicino

Ghigliottina.

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