Abruzzo, un voto in più e Schlein vola. Ferragni, sono meglio i salamelecchi
Caro Merlo, vinciamo anche qui! A farmi capire che il centrosinistra ce la può fare davvero, sono state le scomposte e costose promesse di fare la ferrovia Roma Pescara, una linea lentissima che frequentano solo i disperati e che, nell’Abruzzo delle tante autostrade, solo noi anziani conosciamo perché Dino Risi vi girò, nella stazione di Pescocostanzo, alcune scene di “Straziami ma di baci saziami” con Nino Manfredi, barbiere. Era il 1968.
Rosalba Mancini — L’Aquila
Le autostrade, per Pescara e per Teramo, sono i lasciti di Remo Gaspari, che però arrivava da Roma in elicottero. L’Abruzzo non è un paese per treni, a parte l’indimenticabile locomotiva che, sul binario triste e solitario, arranca sulla neve e “scarica” Nino Manfredi che, poi, a piedi raggiunge il paese a 3 km: — Da dove arriva quel matto con la valigia? “L’avranno buttato con il paracadute”. Molti abruzzesi come lei, cara signora Mancini, pensano che la scombiccherata marchetta elettorale della Meloni sulla ferrovia, c…
Caro Merlo, vinciamo anche qui! A farmi capire che il centrosinistra ce la può fare davvero, sono state le scomposte e costose promesse di fare la ferrovia Roma Pescara, una linea lentissima che frequentano solo i disperati e che, nell’Abruzzo delle tante autostrade, solo noi anziani conosciamo perché Dino Risi vi girò, nella stazione di Pescocostanzo, alcune scene di “Straziami ma di baci saziami” con Nino Manfredi, barbiere. Era il 1968.
Rosalba Mancini — L’Aquila
Le autostrade, per Pescara e per Teramo, sono i lasciti di Remo Gaspari, che però arrivava da Roma in elicottero. L’Abruzzo non è un paese per treni, a parte l’indimenticabile locomotiva che, sul binario triste e solitario, arranca sulla neve e “scarica” Nino Manfredi che, poi, a piedi raggiunge il paese a 3 km: — Da dove arriva quel matto con la valigia? “L’avranno buttato con il paracadute”. Molti abruzzesi come lei, cara signora Mancini, pensano che la scombiccherata marchetta elettorale della Meloni sulla ferrovia, che è la più alta d’Italia, non sia vincente ma perdente. Insomma, è un altro infortunio di arroganza che farà precipitare Meloni e volare Schlein, la quale, comunque vada a finire, ce l’ha fatta nonostante l’insistita, petulante campagna di frizzi e lazzi dei giornali, non solo di destra. La straniera camusiana che parlava “come un’assemblea studentesca degli anni ‘70”, “la miracolata” dalle primarie per non iscritti, sbeffeggiata per l’armocromista e per il look da ragazza alla pari, la segretaria che si offriva con lealtà al pugnale avvelenato di Conte e che, secondo De Luca, collezionava “solo figuracce” è la sottovalutata vincente, che ha saputo sfruttare il vantaggio degli svantaggiati. Un voto in più in Abruzzo e da domenica la miracolata si metterà a fare miracoli.
Caro Merlo, spero che un consiglio comunale proponga di dedicare a Aleksej Navalny una via, una piazza, un parco, una scuola, una biblioteca, insomma un luogo pubblico. Mi auguro che sia una giunta di sinistra.
Gian Luigi Civerra — Bologna
Non mi piace la toponomastica risarcitoria. Già immagino una strada di Roma, sporca e triste, con i sacchetti di plastica trascinati dal vento, un cane, una motocicletta… e quel nome, “via Aleksej Navalny”, che accentua la malinconia dello spaesamento, un nome per perdersi e non per ritrovarsi. Onoriamo Navalny denunziando senza tregua il suo assassino Putin, le guerre di aggressione, le repressioni, le torture inflitte agli altri oppositori del regime. Su Navalny scriviamo e inondiamo le università di libri, giriamo film e documentari, componiamo musiche e canzoni.
Caro Francesco, ma secondo lei la mia sensazione che, da Fazio, lui e la Ferragni hanno girato intorno alla realtà delle cose e ci hanno voluto “intortare” è sbagliata? Cioè... alla fine tutti l’hanno solo fraintesa?
Anna Beltrame
L’intervista di Fazio era, come sempre, sussiegosa, un po’ finta e verniciata di politicamente corretto, ma l’Italia, che ha esageratamente applaudito Chiara Ferragni, ora la sta esageratamente fischiando, processando e condannando. Ecco: se proprio devo scegliere, è meglio eccedere in salamelecchi che in pernacchie.
Caro Merlo, a “Otto e mezzo” Paolo Mieli ha proposto di utilizzare la tua (e un po’ nostra) ghigliottina per il “ci metto la faccia” di Meloni. Una volta in più non nuoce.
Marco Nicola — Trieste
Dice che ci mette la faccia, ma ci mette solo le faccine.